Gazzetta di Reggio

Reggio

I viveri sono razionati nel paese fantasma

Cristina Orsini
La frana di Miscoso e il mezzo per mettere in sicurezza la monatgna (foto Gianni Santandrea)
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La frana di Miscoso e il mezzo per mettere in sicurezza la monatgna (foto Gianni Santandrea)

Ventasso, Miscoso isolato da quasi un mese per la frana della provinciale e gli abitanti si organizzano. Causa del cedimento: l’occlusione di due tombini

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VENTASSO. Sono bastati due tombini occlusi – chissà da quanto – da foglie marce, rami e fango per provocare un disastro. Perché a Miscoso, paesino della montagna che ha visto tempi migliori, arroccato sull’Appennino nell’ex comune di Ramisano, una manciata di case, una quarantina di abitanti, orgoglio e determinazione montanari, è andata proprio così. La frana che nella notte tra l’11 e il 12 dicembre si è portata via un intero pezzo di provinciale 15, a tre chilometri dal paese in direzione di Succiso, con l’interruzione di entrambe le corsie di marcia, isolando di fatto l’abitato, sarebbe stata causata dal mancato defluire della massa di acqua provocata da giorni di pioggia particolarmente intensa.

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Conseguenza: da quasi un mese Miscoso può essere raggiunto solo attraverso un percorso di oltre una novantina di chilometri (da Reggio Emilia), con almeno un paio di ore di auto su strada di montagna, passando per il Parmense, sbucando nella provincia toscana di Massa Carrara per ri-precipitare, dopo poche decine di metri, nella provincia di Reggio.

Cosa sarebbe accaduto quella notte lo spiegano i tecnici che da ormai quasi un mese lavorano per mettere in sicurezza la montagna, operazione preliminare all’iniziare dell’intervento di ripristino della strada. Ora, al posto di un tombino a poche decine di metri dal cedimento, c’è una voragine: un mese fa invece l’invaso era pieno di terra e residui di piante. Poco più avanti, lo stesso: altro tombino, altra occlusione. Quella notte maledetta la pioggia battente, i rivoli, sono scesi dalla montagna e l’acqua si è accumulata lungo la provinciale 15: «Sono sceso a controllare la situazione – racconta un abitante – poche ore prima della frana e l’acqua sulla strada mi arrivava già al ginocchio».

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Il fiume di fango ha seguito la pendenza, verso sinistra, della strada, poco prima del tratto di guard rail che protegge una curva, ecco che si è gettato a cascata lungo il pendio e con la forza di una piena ha cominciato a scavare la montagna proprio sotto la strada. Poche ore e l’asfalto è franato spaccando il manto, con crepe enormi quasi si fosse trattato di un terremoto, per alcune decine di metri prima e dopo il punto del cedimento. Da quella notte Miscoso è un paese fantasma: difficile uscire, quasi impossibile entrare. I rifornimenti arrivano da commercianti della provincia di Parma e della Toscana: una volta alla settima c’è il camioncino del pane che parcheggia nella piazzetta della fontana e vende la merce, un’altra volta tocca a frutta e a verdura, il mercoledì arriva da Aulla il venditore di alimentari vari e salumi. E così si tira avanti, con un occhio alla sopravvivenza e un altro al lavoro, non facile da raggiungere visto che gli sbarramenti (new jersey) sono stati messi almeno un paio di chilometri prima dell’interruzione.

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Il ripristino della strada non è ancora iniziato perché, come si diceva, gli operai stanno “imbrigliando” con reti, la parte di roccia che incombe sul tratto di strada franata, per poter poi lavorare in sicurezza. «Ma continuando così – dicono gli abitanti – si finisce in primavera. Qualche sasso è sempre caduto ma niente di pericoloso». I tecnici hanno comunicato ai residenti che la prossima settimana, al massimo tra una decina di giorni, parte della carreggiata non danneggiata, verrà riaperta ma per far transitare unicamente i pedoni. Per le auto si dovrà attendere febbraio, per far transitare i mezzi pensati, la data è di là da venire. «Ma noi – dicono in paese – abbiamo bisogno di ricominciare a muoverci».

Il Comune di Ventasso aveva proposta un servizio di bus navetta – alla riapertura parziale della strada – da Miscoso paese fino alla frana (circa tre chilometri), con un piccolo tratto da fare a piedi, quindi un altro bus-navetta per Succiso o le località lungo la provinciale 15. «Sì, però – replicano gli abitanti che alla fine hanno rifiutato il servizio – gli orari erano quelli delle corriere: poche corse, a orari assurdi. Cosa mai ce ne saremmo fatti? »

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