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«Non chiediamo miracoli ma solo di fare presto»

«Non chiediamo miracoli ma solo di fare presto»

Parlano gli abitanti del paese che sopravvivono aiutandosi a vicenda In ginocchio la ditta di trasporto legnami e il ristorante “Montanara”

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RAMISETO. «Che il paese era rimasto isolato l’ho saputo il mattino dopo la frana. Poi ho capito a mie spese cosa significava». Lorena Scroglieri è una dei quaranta abitanti rimasti a Miscoso. «Sono tornata ad abitare qui perché mio padre è malato, la sera dopo la frana ha avuto un piccolo incidente e siamo dovuti andare all’ospedale». Quello di Caltelnovo Monti (perché il servizio con le strutture sanitarie parmensi non era ancora stato attivato) e si è trattato di una odissea. «L’ambulanza è arrivata dopo un’ora e mezza dalla chiamata – prosegue Scroglieri – e dopo un’altra ora e mezza siamo riusciti a entrare al pronto soccorso. Per fortuna che mio padre non era grave altrimenti non so cosa sarebbe potuto accadere».

È c’è il caso della postina che vive in paese. «Poveretta – racconta Stefano Dolci, proprietario dell’unica ditta del paese che raccoglie e trasporta legname in tutto il Reggiano – a parte il fatto che deve alzarsi all’alba per raggiungere il lavoro, è stata lei, in autonomia, a decidere di consegnarci la posta durante i primi giorni di interruzione della strada. Altrimenti saremmo rimasti senza». Ora arriva ogni venerdì, con buona pace per scadenze o urgenze.

Miscoso sopravvive grazie al buon senso e al potente senso di partecipazione e disponibilità degli abitanti. Che si sono organizzati creando una micro-macchina di aiuti vicendevoli che rassicura e soprattutto risolve i problemi. «Non possiamo dire di aver sentito il sostegno delle istituzioni» dicono e quindi è partito il “fai da te”. Che funziona ma non per tutto. «La mia ditta, per esempio – prosegue Dolci – è in forte difficoltà. Viviamo grazie alle consegne, per tempo, del legname che tagliamo. Nella prima fase abbiamo ritardato i trasporti. Ma i clienti non possono aspettare all’infinito». E quindi le consegne sono ripartite, con viaggi con tempi di percorrenza più che raddoppiati e dispendio in carburante. «Non so quanto potremo continuare in questo modo» conclude Dolci. Ovviamente lo stesso vale per il titolare dell’azienda agricola, fratello di Dolci e vicesindaco di Ventasso. Ma a chi davvero i conti non tornano più è la proprietaria del ristorante “Montanara” che vive a Succiso, poco oltre la frana, che per aprire il locale è costretta a fare il giro dell’oca, impiegando due ore, e che ogni giorni cancella prenotazioni. «Da un mese non abbiamo più clienti dal Reggiano – afferma Battistina Biggi –. Qualcuno arriva dall’alto Parmense e della Toscana. Lavoriamo un po’ di più nei week end. Una situazione difficilissima anche per quanto concerne i rifornimenti. Non chiediamo miracoli ma solo di far presto a rimettere a posto la strada». In attesa che qualcosa si muova e che un po’ di normalità torni nei ritmi di vita della frazione, gli abitanti di Miscoso si confrontano tra loro. «Le difficoltà sono tante – spiega Maria Biggi, anche lei tornata in paese per aiutare la madre – ma i disagi più gravi li subiscono gli anziani, la maggioranza qui in paese. Che sono nel panico perché temono che se gli accade qualcosa i soccorsi non arrivino in tempo».

Storie di vita minima, quelle di Miscoso, rese ancora più piccole dall’isolamento. Giuseppina Biggi e suo marito Renzo, per esempio, lui agricoltore, lei ex proprietaria dell’unico negozio (nel cortiletto di casa) di frutta e verdura che c’era nella frazione, raramente ormai escono di casa. Stufa accesa e pentola sul fuoco, raccontano di come il paese stia scomparendo: «Una volta c’erano i villeggianti, ora sono molto meno. E adesso con la frana, tutto è paralizzato. Abbiamo bisogno di aiuto». (c.o.)

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