Cocaina, patteggia e torna in libertà
L’albanese 29enne resta indagato, insieme a due italiani, dal pm Pigozzi per la morte della barista 29enne Sara Teneggi
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CARPINETI. Con il patteggiamento – ieri in tribunale a Reggio Emilia – si è chiuso un procedimento per spaccio di cocaina che nell’ottobre scorso era stato a sua volta innescato dall’inchiesta (ancora aperta) che vuole far luce sulla morte della barista 29enne Sara Teneggi.
In quei giorni i carabinieri della Compagnia di Castelnovo Monti, coordinati dal pm Stefania Pigozzi, avevano messo nel mirino tre persone per il decesso della giovane che viveva con la madre a Pantano di Carpineti. Fra i tre indagati anche l’albanese 36enne Erik Lile e su di lui i militari sono piombati, per un controllo, in via Papa Giovanni XXIII, trovandolo in possesso di 25 palline contenenti cocaina, per complessivi 15 grammi di “polvere bianca”.
La droga era nascosta nell’auto perquisita dai carabinieri. Si tratta di un insospettabile, incensurato e con un lavoro regolare (è un artigiano del legno). Da qui l’arresto e una nuova indagine nei confronti dell’albanese, stavolta coordinata dal pm Valentina Salvi.
Ieri l’epilogo con l’avvocato difensore Matteo Iotti che prima “concorda” con la Procura – per il suo assistito – un patteggiamento ad un anno e quattro mesi di reclusione (ma con pena sospesa), incassando poi in aula l’avallo del gup Angela Baraldi. Un patteggiamento che significa anche il ritorno in libertà per Lile, giunto all’atto giudiziario conclusivo agli arresti domiciliari. «È il primo errore che commette – dice a fine-udienza l’avvocato Iotti – e ha capito d’aver sbagliato. Spero proprio che gli serva da lezione».
Al momento, comunque, l’albanese, con altri due italiani, rimane coinvolto nella spinosa inchiesta sulla morte di Sara Teneggi (trovata cadavere nella sua stanza l’8 ottobre scorso).
Al centro di questa vicenda c’è l’abuso di sostanze – tra queste anche droga – che per la Procura ha causato il decesso dalla ragazza, volto noto in montagna per aver lavorato in diversi bar. I reati ipotizzati sono tre: morte come conseguenza di altro reato, spaccio e per i due italiani anche omissione di soccorso. La 29enne e i due italiani nella notte precedente la morte erano stati in un locale di Carpineti. Il giorno dopo Sara si era sentita male e, alle 17, era stata trovata morta dalla madre. L’esito dell’autopsia e gli accertamenti in corso dei carabinieri, forniranno prossimamente un quadro investigativo preciso al pm Pigozzi.(t.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
In quei giorni i carabinieri della Compagnia di Castelnovo Monti, coordinati dal pm Stefania Pigozzi, avevano messo nel mirino tre persone per il decesso della giovane che viveva con la madre a Pantano di Carpineti. Fra i tre indagati anche l’albanese 36enne Erik Lile e su di lui i militari sono piombati, per un controllo, in via Papa Giovanni XXIII, trovandolo in possesso di 25 palline contenenti cocaina, per complessivi 15 grammi di “polvere bianca”.
La droga era nascosta nell’auto perquisita dai carabinieri. Si tratta di un insospettabile, incensurato e con un lavoro regolare (è un artigiano del legno). Da qui l’arresto e una nuova indagine nei confronti dell’albanese, stavolta coordinata dal pm Valentina Salvi.
Ieri l’epilogo con l’avvocato difensore Matteo Iotti che prima “concorda” con la Procura – per il suo assistito – un patteggiamento ad un anno e quattro mesi di reclusione (ma con pena sospesa), incassando poi in aula l’avallo del gup Angela Baraldi. Un patteggiamento che significa anche il ritorno in libertà per Lile, giunto all’atto giudiziario conclusivo agli arresti domiciliari. «È il primo errore che commette – dice a fine-udienza l’avvocato Iotti – e ha capito d’aver sbagliato. Spero proprio che gli serva da lezione».
Al momento, comunque, l’albanese, con altri due italiani, rimane coinvolto nella spinosa inchiesta sulla morte di Sara Teneggi (trovata cadavere nella sua stanza l’8 ottobre scorso).
Al centro di questa vicenda c’è l’abuso di sostanze – tra queste anche droga – che per la Procura ha causato il decesso dalla ragazza, volto noto in montagna per aver lavorato in diversi bar. I reati ipotizzati sono tre: morte come conseguenza di altro reato, spaccio e per i due italiani anche omissione di soccorso. La 29enne e i due italiani nella notte precedente la morte erano stati in un locale di Carpineti. Il giorno dopo Sara si era sentita male e, alle 17, era stata trovata morta dalla madre. L’esito dell’autopsia e gli accertamenti in corso dei carabinieri, forniranno prossimamente un quadro investigativo preciso al pm Pigozzi.(t.s.)
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