Gazzetta di Reggio

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«I lavori o ce ne andiamo»

di Cristina Orsini
«I lavori o ce ne andiamo»

Frana di Vaglie, abitanti in rivolta: «Siamo rimasti bloccati quattro volte in cinque anni»

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VENTASSO. «È la quarta volta in cinque anni che restiamo isolati a causa delle frane. E siamo proprio stanchi. Siamo una piccola comunità ed evidentemente non interessiamo a nessuno. A questo punto, o fanno in fretta a ripristinare la strada oppure ce ne andiamo».

Franco Ceccardi, proprietario dell’unica attività di Vaglie, paesino di montagna a pochi chilometri da Ligonchio, proprio non ne può più. Gestisce da anni il bar locanda dell’Alpino, un locale che si mantiene anche grazie ai visitatori di passaggio; ma di turisti, appassionati di trekking o di gite tra i boschi, da quando la frana dell’11 e 12 dicembre scorso ha interrotto la provinciale 91, non ne passano più. E la vita è diventata difficile per le 27 anime che hanno scelto di vivere nel borgo, tra le quali cinque bambini, quattro dei quali vanno a scuola a Ligonchio e sono costretti ad alzarsi un’ora prima per raggiungere il paese passando per Cinquecerri. Disagi grandi con la strada ridotta in briciole, tempi lunghi nei trasferimenti, stanchezza. Per questo sono in tanti a pensare di fare le valigie, seppellire nei campi attorno a casa ricordi e tranquillità, e spostarsi altrove. «Noi – prosegue Ceccardi – ce ne andremo di sicuro se il transito non verrà garantito a partire dalla primavera». Tempi stretti per una frana tanto vasta. Com’è accaduto a Miscoso, a Camporella e in altri 40 punti del Comune di Ventasso. La pioggia caduta in quei due giorni terribili e l’acqua dei torrenti ingrossati e arrabbiati hanno dato il colpo mortale a un ambiente naturale che soffre da tempo di scarsa, se non assente, manutenzione. Fiumi di fango, precipitati dai pendii, la notte tra l’11 e il 12 dicembre, si sono riversati lungo la strada tutta curve che da Vaglie si immette nella provinciale 18 che conduce a nord a Ligonchio e a sud a Ospitaletto, paese a una manciata di chilometri dal confine toscano della provincia di Lucca. E hanno fatto quel che dovevano: seguendo il pendio della strada hanno proseguito la galoppata lungo i campi, verso valle, portando con sè terra, massi, alberi fino a scavare una voragine profonda e larga sotto il manto stradale. Che ha ceduto, per tre-quarti del piano, a due chilometri da Vaglie, a tre da Ligonchio. Solo che il fronte della frana in un territorio già compromesso dall’erosione del torrente Rossendola, è troppo vasto per pensare a riparazioni provvisorie. «C’è bisogno di strategie, di politica e voglia di investire in questi territori – conclude Ceccardi –. Le condizioni della provinciale 91, anche prima della frana, erano pessime. Chi governa queste zone deve prendere una decisione se non vuole che il villaggio diventi fantasma».

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