Pd, Pavarini esce e la maggioranza trema
Roberto Fontanili
La consigliera entra nel gruppo Mdp: «Scelta maturata da tempo». Cambiano ancora gli equilibri in Sala del Tricolore
3 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA . «È una scelta fatta, chiusa e decisa». Così Roberta Pavarini ieri ha ufficializzato il suo approdo a Mdp. Il gruppo consiliare Pd in sala Tricolore da ieri perde un altro pezzo, dopo la decisione di una dei dirigenti storici della città di lasciare il Pd per aderire al gruppo consiliare Mdp. Roberta Pavarini già nel 2017 non aveva rinnovato la tessera.
È stata in passato in direzione provinciale Pd, presidente della Circoscrizione nord–est fino al suo scioglimento e candidata alle ultime Politiche. Ieri ha ufficializzato la sua uscita. La sua decisione non intacca l’autosufficienza del gruppo dem in sala Tricolore, ma lo porta ai minimi termini.
Da oggi il gruppo consigliare Pd potrà contare in sala Tricolore su 16 voti (più il sindaco, che diventa ago della bilancia) sui 33 seggi disponibili. Resta invariata la maggioranza (Pd– Mdp), che può contare su venti consiglieri, mentre l’opposizione ne dispone di 13. In sala Tricolore mutano tuttavia in qualche modo i rapporti di forza, con il gruppo Mdp che da oggi conta tre consiglieri: De Franco (capogruppo), Pavarini e Scarpino che, compresa l’ultima arrivata, giurano fedeltà al sindaco Vecchi. Una scelta che non ha colto in contropiede il capogruppo Pd in Sala Tricolore, Andrea Capelli che dice «di non essere per nulla sorpreso della decisione di Roberta Pavarini» e di essere «a conoscenza delle sue riflessioni e della sua decisione di non rinnovare già dallo scorso anno la tessera».
Quanto alle motivazioni della scelta di Pavarini, «non è stata fatta con leggerezza – dice – Più che una scelta è stata una presa d’atto del cambiamento dei metodi e delle politiche all’interno del Pd, soprattutto a livello nazionale. Prima di decidere mi sono chiesta più volte se mi riconoscevo ancora nel Pd e la risposta, dopo tante riflessioni, è stata naturale. Poi con l’affacciarsi di altre formazioni politiche e la novità rappresentata da Liberi e Uguali, per la quale voterò alle prossime elezioni, ho trovato logico iniziare un altro cammino».
Ma rispetto a chi l’ha eletta? «La mia riflessione dura da oltre un anno e l’ho condotta assieme ai circoli Pd che mi hanno sostenuta, in particolare i circoli 6 e 7 che fanno parte della vecchia circoscrizione nord-est. Ho fatto il mio ragionamento in modo molto aperto in incontri pubblici con gli iscritti che, seppur con rammarico, compreso quello dei due segretari, hanno compreso la mia scelta».
C’è chi sostiene che la sua scelta sia dovuta alla mancata nomina ad assessore. Ma Pavarini nega: «Non mi aspettavo nulla, sapevo che non sarebbe arrivato nulla e ho continuato a lavorate sulla partecipazione perché quello è il lavoro che ho sempre seguito. Chi cerca in questo la motivazione della mia scelta è fuori strada. Altrimenti non avrei nemmeno fatto il consigliere e indetto 30 commissioni in tre anni. Non ho rinnovato la tessera al Pd già nel 2017 e sia Vecchi sia il segretario Costa erano a conoscenza delle mie ragioni». Il gruppo Pd, dunque, si indebolisce. Ma cambierà qualcosa anche in maggioranza? «No. Al momento sotto sigla Liberi e Uguali ci sono due gruppi, uno all’opposizione con Sinistra Italiana e uno in maggioranza con Mdp, a cui ho aderito. Ma non credo ci siano rischi per la maggioranza. Se le scelte sono condivise non ci saranno problemi». Quanto ad eventuali altre fuoriuscite dal Pd, «quello che avverto in una parte degli elettori Pd è che non ci saranno gesti eclatanti, ma in tanti affermano che quando andranno a votare sanno già cosa fare. Solo allora si capiranno meglio le situazioni di disagio e il malessere che esistono nel Pd. Per 25 anni ho abitato nella casa comune poi ho preso questa decisione, ma mi auguro che si possa ancora parlare di progetti comuni». Pavarini resterà comunque presidente della Commissione consiliare. «Dopo lo statuto comunale approvato, che contiene nuove norme, ora c’è da fare il regolamento di attuazione degli strumenti di partecipazione. Sarà la prima cosa di cui ci occuperemo dalla prossima settimana, poi metteremo mano al regolamento del consiglio comunale».
È stata in passato in direzione provinciale Pd, presidente della Circoscrizione nord–est fino al suo scioglimento e candidata alle ultime Politiche. Ieri ha ufficializzato la sua uscita. La sua decisione non intacca l’autosufficienza del gruppo dem in sala Tricolore, ma lo porta ai minimi termini.
Da oggi il gruppo consigliare Pd potrà contare in sala Tricolore su 16 voti (più il sindaco, che diventa ago della bilancia) sui 33 seggi disponibili. Resta invariata la maggioranza (Pd– Mdp), che può contare su venti consiglieri, mentre l’opposizione ne dispone di 13. In sala Tricolore mutano tuttavia in qualche modo i rapporti di forza, con il gruppo Mdp che da oggi conta tre consiglieri: De Franco (capogruppo), Pavarini e Scarpino che, compresa l’ultima arrivata, giurano fedeltà al sindaco Vecchi. Una scelta che non ha colto in contropiede il capogruppo Pd in Sala Tricolore, Andrea Capelli che dice «di non essere per nulla sorpreso della decisione di Roberta Pavarini» e di essere «a conoscenza delle sue riflessioni e della sua decisione di non rinnovare già dallo scorso anno la tessera».
Quanto alle motivazioni della scelta di Pavarini, «non è stata fatta con leggerezza – dice – Più che una scelta è stata una presa d’atto del cambiamento dei metodi e delle politiche all’interno del Pd, soprattutto a livello nazionale. Prima di decidere mi sono chiesta più volte se mi riconoscevo ancora nel Pd e la risposta, dopo tante riflessioni, è stata naturale. Poi con l’affacciarsi di altre formazioni politiche e la novità rappresentata da Liberi e Uguali, per la quale voterò alle prossime elezioni, ho trovato logico iniziare un altro cammino».
Ma rispetto a chi l’ha eletta? «La mia riflessione dura da oltre un anno e l’ho condotta assieme ai circoli Pd che mi hanno sostenuta, in particolare i circoli 6 e 7 che fanno parte della vecchia circoscrizione nord-est. Ho fatto il mio ragionamento in modo molto aperto in incontri pubblici con gli iscritti che, seppur con rammarico, compreso quello dei due segretari, hanno compreso la mia scelta».
C’è chi sostiene che la sua scelta sia dovuta alla mancata nomina ad assessore. Ma Pavarini nega: «Non mi aspettavo nulla, sapevo che non sarebbe arrivato nulla e ho continuato a lavorate sulla partecipazione perché quello è il lavoro che ho sempre seguito. Chi cerca in questo la motivazione della mia scelta è fuori strada. Altrimenti non avrei nemmeno fatto il consigliere e indetto 30 commissioni in tre anni. Non ho rinnovato la tessera al Pd già nel 2017 e sia Vecchi sia il segretario Costa erano a conoscenza delle mie ragioni». Il gruppo Pd, dunque, si indebolisce. Ma cambierà qualcosa anche in maggioranza? «No. Al momento sotto sigla Liberi e Uguali ci sono due gruppi, uno all’opposizione con Sinistra Italiana e uno in maggioranza con Mdp, a cui ho aderito. Ma non credo ci siano rischi per la maggioranza. Se le scelte sono condivise non ci saranno problemi». Quanto ad eventuali altre fuoriuscite dal Pd, «quello che avverto in una parte degli elettori Pd è che non ci saranno gesti eclatanti, ma in tanti affermano che quando andranno a votare sanno già cosa fare. Solo allora si capiranno meglio le situazioni di disagio e il malessere che esistono nel Pd. Per 25 anni ho abitato nella casa comune poi ho preso questa decisione, ma mi auguro che si possa ancora parlare di progetti comuni». Pavarini resterà comunque presidente della Commissione consiliare. «Dopo lo statuto comunale approvato, che contiene nuove norme, ora c’è da fare il regolamento di attuazione degli strumenti di partecipazione. Sarà la prima cosa di cui ci occuperemo dalla prossima settimana, poi metteremo mano al regolamento del consiglio comunale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
