Portavano eroina al detenuto: patteggiano
Luzzara: pena più dura (4 anni) per il 33enne che aveva droga anche in casa. Il 22enne è ai domiciliari
2 MINUTI DI LETTURA
LUZZARA. Il doppio patteggiamento con cui si è chiuso – ieri in tribunale a Reggio Emilia – il processo per spaccio di eroina ha un’evidente diversità nell’entità della pena comminata al pakistano 22enne Hassan Muhammad (3 anni ed 8 mesi di reclusione e 14 mila euro di multa) e al connazionale 33enne Nadeem Munir (4 anni di reclusione, oltre a 16mila euro di multa).
Quest’ultimo come l’altro pakistano è stato considerato l’abituale rifornitore di eroina a Sultan Mehmood (oltretutto agli arresti domiciliari a Codisotto di Luzzara) ma in più nella abitazione di Munir (a Reggio, in via Turri) erano stati trovati 121 grammi di eroina (suddivisi in tre involucri).
L’avvocato difensore Noris Bucchi ha “concordato” le due pene con il pm Giacomo Forte (titolare dell’inchiesta) e ieri il giudice Cristina Beretti ha ritenuto adeguato il doppio patteggiamento.
Nell’udienza scorsa l’avvocato Bucchi aveva chiesto ed ottenuto gli arresti domiciliari per Muhammad, stesso copione ieri per Munir, ma sul punto il magistrato giudicante non si è ancora espresso.
Le indagini sulla vicenda sono tutt’altro che chiuse, dato che gli inquirenti ritengono di aver individuato un non indifferente canale di approvvigionamento dell’eroina, gestito da pakistani, che porta da Reggio Emilia alla Bassa reggiana e mantovana. Nel corso del blitz di fine novembre – innescato da un controllo nell’abitazione del pakistano agli arresti domiciliari – i carabinieri avevano sequestrato prima 70 grammi di eroina, che erano appena stati consegnati al 33enne Sultan Mehmood, ai domiciliari a Luzzara, e poi erano andati a casa dei fornitori di droga e così avevano trovato, in via Turri, due ovuli contenenti eroina del peso di mezzo etto l’uno – nascosti all’interno di un giubbotto – oltre ad altri 20 grammi nascosti in un cassetto. Non è un mistero che via Turri sia uno degli snodi di transito della droga nel Reggiano, e anche questa operazione dei militari lo aveva decisamente confermato.
Il pakistano ai domiciliari a Codisotto (da dicembre è però tornato in cella) era stato arrestato nel giugno scorso a seguito degli sviluppi dell’indagine “Pak-Connection”, condotta a seguito della morte di un corriere della droga, abbandonato moribondo, per la rottura di un ovulo, nelle campagne di Cadelbosco nel 2015 (per quel decesso due pakistani sono stati arrestati nel giugno 2016). A seguito di quel blitz, i militari arrestarono 9 stranieri, tra cui il grossista, il 33enne residente a Codisotto di Luzzara. Evidentemente l’asiatico anche ai domiciliari aveva continuato a spacciare eroina.(t.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Quest’ultimo come l’altro pakistano è stato considerato l’abituale rifornitore di eroina a Sultan Mehmood (oltretutto agli arresti domiciliari a Codisotto di Luzzara) ma in più nella abitazione di Munir (a Reggio, in via Turri) erano stati trovati 121 grammi di eroina (suddivisi in tre involucri).
L’avvocato difensore Noris Bucchi ha “concordato” le due pene con il pm Giacomo Forte (titolare dell’inchiesta) e ieri il giudice Cristina Beretti ha ritenuto adeguato il doppio patteggiamento.
Nell’udienza scorsa l’avvocato Bucchi aveva chiesto ed ottenuto gli arresti domiciliari per Muhammad, stesso copione ieri per Munir, ma sul punto il magistrato giudicante non si è ancora espresso.
Le indagini sulla vicenda sono tutt’altro che chiuse, dato che gli inquirenti ritengono di aver individuato un non indifferente canale di approvvigionamento dell’eroina, gestito da pakistani, che porta da Reggio Emilia alla Bassa reggiana e mantovana. Nel corso del blitz di fine novembre – innescato da un controllo nell’abitazione del pakistano agli arresti domiciliari – i carabinieri avevano sequestrato prima 70 grammi di eroina, che erano appena stati consegnati al 33enne Sultan Mehmood, ai domiciliari a Luzzara, e poi erano andati a casa dei fornitori di droga e così avevano trovato, in via Turri, due ovuli contenenti eroina del peso di mezzo etto l’uno – nascosti all’interno di un giubbotto – oltre ad altri 20 grammi nascosti in un cassetto. Non è un mistero che via Turri sia uno degli snodi di transito della droga nel Reggiano, e anche questa operazione dei militari lo aveva decisamente confermato.
Il pakistano ai domiciliari a Codisotto (da dicembre è però tornato in cella) era stato arrestato nel giugno scorso a seguito degli sviluppi dell’indagine “Pak-Connection”, condotta a seguito della morte di un corriere della droga, abbandonato moribondo, per la rottura di un ovulo, nelle campagne di Cadelbosco nel 2015 (per quel decesso due pakistani sono stati arrestati nel giugno 2016). A seguito di quel blitz, i militari arrestarono 9 stranieri, tra cui il grossista, il 33enne residente a Codisotto di Luzzara. Evidentemente l’asiatico anche ai domiciliari aveva continuato a spacciare eroina.(t.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
