Gazzetta di Reggio

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Anni di attriti sulle sedi

di LEONARDO GRILLI
Anni di attriti sulle sedi

Veleni, malumori e silenzi attorno all’ampliamento di aule e laboratori a Reggio

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Quando si tratta di finanziamenti, progetti di ricerca o ampliamenti consistenti, Modena prende tutto e a Reggio Emilia restano solo le briciole. Che i dipartimenti reggiani di Unimore siano storicamente svantaggiati rispetto a quelli modenesi non è certo un segreto e il fatto che i 19 milioni e 333mila euro di “premio” ministeriale andranno solo oltre al Secchia è solo l’ultima di una serie di penalizzazioni. Il baricentro del potere, quello decisionale, è ben lontano dalla città del Tricolore ed è un dato di fatto conosciuto a molti. Ma di cui nessuno vuole parlare apertamente. Sintomo di un clima di tensione e veleni fra le due sedi mai sfumato e, anzi, accresciuto ancor di più nel tempo.

Ufficialmente, Unimore ragiona come una creatura unica. Ufficiosamente, invece, è un Giano Bifronte che guarda in una sola direzione: verso la Ghirlandina. Ma la partita vera, che rivela lo squilibrio con Modena, si gioca da ormai sette anni attorno agli ampliamenti di sedi e laboratori necessari a Reggio. È dal 2011, infatti, che gli iscritti nei dipartimenti con sede reggiana sono in costante crescita, raggiungendo ormai un terzo degli universitari complessivi. Un successo, a fronte invece di un rallentamento dei modenesi. A questo aumento, però, non ha mai corrisposto un sufficiente aumento degli spazi a disposizione tanto che lo stesso prorettore Ferretti è stato costretto ad ammettere l’esistenza di «criticità relative alle esigenze di aule e laboratori per la didattica e la ricerca».

Una tematica attorno alla quale si concentrano i malumori di amministratori e docenti del popol giost che, sempre sottotraccia, sono ormai convinti che Modena questi investimenti non sia davvero intenzionata a farli. Un primo tentativo fu avviato, verso la fine del 2016, guardando a palazzo Ruini in via Emilia San Pietro. In questo caso, per delle complicanze legate ad alcuni complessi lavori di riqualificazione e adattamento degli spazi, il progetto non andò mai in porto. Decisamente molto più concreta invece fu la prospettiva di ricavare alcune aule e laboratori nella nuova casa dello studente in piazza Scapinelli.

L’accordo sembrava quasi fatto e presentava notevoli vantaggi per i dipartimenti reggiani, fra cui la vicinanza con le sedi già esistenti e la relativa facilità di adattamento degli ambienti per le esigenze degli universitari. Dopo circa un anno di contatti, progetti e soprattutto promesse, all’ultimo la direzione amministrativa modenese ha improvvisamente bloccato tutto.

Una decisione che pochi hanno capito e che ancora meno hanno digerito. Tanto da far sorgere non pochi dubbi sul terzo – e fin’ora ultimo – tentativo di ampliamento. Ovvero l’offerta fatta alla Fondazione Manodori di insediare parte dell’ateneo a Palazzo da Mosto. L’annuncio fu fatto dallo stesso rettore a metà dicembre dello scorso anno e bocciato dalla Fondazione il giorno seguente.

Non era un segreto per nessuno, infatti, che fossero già stati presi da tempo accordi definitivi con la Fondazione Palazzo Magnani per crearvi all’interno una serie di spazi espositivi. Un’informazione così di pubblico dominio che viene da chiedersi come non potessero conoscerla anche i modenesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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