Contro il pedofilo testimoniano i bimbi
Correggio: no al processo abbreviato, sì a quello senza sconti per il 60enne accusato di abusi vicino all’oratorio di Novellara
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CORREGGIO. Niente rito abbreviato, si va a dibattimento per sentire le vittime e circoscrivere il perimetro delle accuse. È la decisione assunta ieri davanti al gip Giovanni Ghini nel complesso caso che vede un consulente d’azienda 60enne di Correggio accusato di abusi su minori, arrestato dai carabinieri in flagranza di reato mentre era nei pressi di un oratorio novellarese. Lì avrebbe abusato di un bimbo di 9 anni sotto gli occhi dei militari.
Il caso giudiziario maturato ieri è presto detto: l’avvocato Nicola Tria, difensore dell’indagato, aveva chiesto il rito abbreviato, condizionato però a sentire in via principale i due minori coinvolti direttamente nelle vicenda. L’uomo, infatti, sul quale grava una pesante accusa di pedofilia, aveva messo nel mirino i due bambini che si trovavano vicino all’oratorio. Dopo aver carpito la loro fiducia scherzando e giocando con loro – i bimbi hanno meno di dieci anni – il 60enne ha allungato le mani su di uno dei due minorenni per compiere atti sessuali. Toccamenti nelle parti intime del bambino. Sono attimi tremendi ma, in pratica, tutto ciò avviene sotto gli occhi dei carabinieri di Novellara, che intervengono e mettono fine a queste “attenzioni”, bloccando l’uomo.
Ieri, in via subordinata, sui minori la Procura – rappresentata dal pm Maria Rita Pantani – si è opposta ritenendo la richiesta non compatibile con la celerità del rito. Da lì la revoca del rito abbreviato e la decisione da parte della difesa di chiedere il giudizio ordinario. Serve quindi più tempo per poter sentire i bimbi, così come i carabinieri intervenuti, per poi giungere a un giudizio in merito alla vicenda.
L’indagato si è sempre difeso negando di aver palpeggiato il minorenne nelle parti intime. Il professionista aveva detto di avere solo giocato a calcio con quei ragazzini (era presente anche un amichetto di 10 anni), per poi estrarre delle monete da una tasca dei calzoni del bimbo più piccolo. Quello sarebbe stato il contatto fra lui e il bambino di 9 anni, a suo parere mal interpretato dai due carabinieri che stavano seguendo la scena. I militari erano sulle tracce del 60enne da tempo, avendo avuto più di una segnalazione sugli strani comportamenti di quest’uomo che si aggirava in bici nei luoghi frequentati dai bambini. Secondo l’accusa, invece, era in preda a impulsi pedofili. Già il gip Angela Baraldi aveva fatto riferimento, in precedenza, anche agli altri episodi che vedono il professionista correggese nel mirino della Procura, nonché alla vicenda giudiziaria – sempre in tema di pedofilia – da cui è stato assolto nel 2012 e su cui pende ora il processo di secondo grado. Quest’ultima sottolineatura per dire che il processo già affrontato non ha avuto effetto deterrente. Oltre che giudicare l’attuale accusa come grave, il gip ritenne già in precedenza che il 60enne avesse pulsioni verso i minori. (e.l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il caso giudiziario maturato ieri è presto detto: l’avvocato Nicola Tria, difensore dell’indagato, aveva chiesto il rito abbreviato, condizionato però a sentire in via principale i due minori coinvolti direttamente nelle vicenda. L’uomo, infatti, sul quale grava una pesante accusa di pedofilia, aveva messo nel mirino i due bambini che si trovavano vicino all’oratorio. Dopo aver carpito la loro fiducia scherzando e giocando con loro – i bimbi hanno meno di dieci anni – il 60enne ha allungato le mani su di uno dei due minorenni per compiere atti sessuali. Toccamenti nelle parti intime del bambino. Sono attimi tremendi ma, in pratica, tutto ciò avviene sotto gli occhi dei carabinieri di Novellara, che intervengono e mettono fine a queste “attenzioni”, bloccando l’uomo.
Ieri, in via subordinata, sui minori la Procura – rappresentata dal pm Maria Rita Pantani – si è opposta ritenendo la richiesta non compatibile con la celerità del rito. Da lì la revoca del rito abbreviato e la decisione da parte della difesa di chiedere il giudizio ordinario. Serve quindi più tempo per poter sentire i bimbi, così come i carabinieri intervenuti, per poi giungere a un giudizio in merito alla vicenda.
L’indagato si è sempre difeso negando di aver palpeggiato il minorenne nelle parti intime. Il professionista aveva detto di avere solo giocato a calcio con quei ragazzini (era presente anche un amichetto di 10 anni), per poi estrarre delle monete da una tasca dei calzoni del bimbo più piccolo. Quello sarebbe stato il contatto fra lui e il bambino di 9 anni, a suo parere mal interpretato dai due carabinieri che stavano seguendo la scena. I militari erano sulle tracce del 60enne da tempo, avendo avuto più di una segnalazione sugli strani comportamenti di quest’uomo che si aggirava in bici nei luoghi frequentati dai bambini. Secondo l’accusa, invece, era in preda a impulsi pedofili. Già il gip Angela Baraldi aveva fatto riferimento, in precedenza, anche agli altri episodi che vedono il professionista correggese nel mirino della Procura, nonché alla vicenda giudiziaria – sempre in tema di pedofilia – da cui è stato assolto nel 2012 e su cui pende ora il processo di secondo grado. Quest’ultima sottolineatura per dire che il processo già affrontato non ha avuto effetto deterrente. Oltre che giudicare l’attuale accusa come grave, il gip ritenne già in precedenza che il 60enne avesse pulsioni verso i minori. (e.l.t.)
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