il commento del prorettore
Ferretti: «Siamo cresciuti, servono spazi»
REGGIO EMILIA . Considerando i primi posti conquistati dai tre dipartimenti premiati e il quasi premio di Ingegneria, il polo universitario reggiano-modenese può giustamente andare fiero della...
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REGGIO EMILIA . Considerando i primi posti conquistati dai tre dipartimenti premiati e il quasi premio di Ingegneria, il polo universitario reggiano-modenese può giustamente andare fiero della posizione che occupa nel panorama nazionale.
E anche se fra i premiati non figurano percorsi di studio attivati nella provincia reggiana, è un traguardo che è maturato grazie a un costante impegno anche dei docenti e dei ricercatori di Reggio Emilia.
«I dati della sede reggiana dell’ateneo – dichiara in proposito il prorettore di Reggio, Riccardo Ferretti – sono in costante crescita tanto da aver raggiunto, quest’anno, gli 8.500 iscritti che sono pari ad oltre un terzo degli studenti conteggiati da Unimore».
Con questi risultati, più che lusinghieri, «si è certamente realizzato l’obiettivo dei promotori dell’insediamento universitario a Reggio Emilia di venti anni or sono – prosegue Ferretti, aggiungendo però un tocco di polemica – La crescita della sede reggiana, in qualità e quantità, ci riempie d’orgoglio ma pone criticità relative alle esigenze di spazi, aule e laboratori per la didattica e la ricerca».
Basti pensare a ingegneria, suddivisa in tre spezzoni collocati in altrettanti edifici del Campus: i padiglioni Buccola, Tamburini e Morselli. Ma tutto l’ateneo è cresciuto, e ora ha la stringente necessità di allargarsi. (l.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
E anche se fra i premiati non figurano percorsi di studio attivati nella provincia reggiana, è un traguardo che è maturato grazie a un costante impegno anche dei docenti e dei ricercatori di Reggio Emilia.
«I dati della sede reggiana dell’ateneo – dichiara in proposito il prorettore di Reggio, Riccardo Ferretti – sono in costante crescita tanto da aver raggiunto, quest’anno, gli 8.500 iscritti che sono pari ad oltre un terzo degli studenti conteggiati da Unimore».
Con questi risultati, più che lusinghieri, «si è certamente realizzato l’obiettivo dei promotori dell’insediamento universitario a Reggio Emilia di venti anni or sono – prosegue Ferretti, aggiungendo però un tocco di polemica – La crescita della sede reggiana, in qualità e quantità, ci riempie d’orgoglio ma pone criticità relative alle esigenze di spazi, aule e laboratori per la didattica e la ricerca».
Basti pensare a ingegneria, suddivisa in tre spezzoni collocati in altrettanti edifici del Campus: i padiglioni Buccola, Tamburini e Morselli. Ma tutto l’ateneo è cresciuto, e ora ha la stringente necessità di allargarsi. (l.v.)
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