RIO SALICETO
Minacciava la moglie torna libero dopo 6 mesi
RIO SALICETO. È accusato di essere l’autore di una lunga sequenza di maltrattamenti con porte sfondate, minacce di morte, sberle alla moglie e ai due figli. Fatti che hanno portato al suo arresto...
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RIO SALICETO. È accusato di essere l’autore di una lunga sequenza di maltrattamenti con porte sfondate, minacce di morte, sberle alla moglie e ai due figli. Fatti che hanno portato al suo arresto dopo la richiesta di aiuto della moglie di 39 anni, già sentita nella precedente udienza di un processo sul quale ieri è giunto il provvedimento di scarcerazione chiesto dall’avvocato Rosa Apadula per l’imputato, che ha sempre negato i fatti contestati ed era in cella da mesi. Era infatti in carcere dal luglio scorso.
Ieri sono stati sentiti quattro testimoni, tra i quali i due carabinieri intervenuti su richiesta della donna, che voleva chiedere il divorzio ma ha comunque perdonato il coniuge.
La donna aveva già risposto alle domande del pm, della difesa e del giudice Maria La Nave, raccontando di aver sposato l’imputato nel 2014, rimarcando che litigi ed atti violenti («Due-tre volte al mese arrivavano le minacce di morte») erano iniziati solo nell’ultimo anno di convivenza. Due i momenti-chiave su cui si erano concentrate le domande alla moglie che non si è costituita parte civile. Il primo viene collocato a fine dicembre 2016.
Quel giorno in casa l’imputato avrebbe preso a pugni la moglie, spingendola contro il muro e prendendola per i capelli. Sarebbe anche spuntato un coltello e la donna dice di essersi rifugiata in una stanza con un figlio ma in quei momenti concitati il marito avrebbe sfondato la porta per entrare. A quel punto lei ha chiamato i carabinieri. L’altro episodio pieno di tensioni viene collocato l’8 febbraio 2017. Anche in questo caso si sarebbe trattato di un litigio sfociato in botte sia alla moglie che ai due figli. «Ho chiamato i carabinieri e davanti a loro mi ha preso per i capelli. Prima erano volate delle sberle. Mi sono spaventata, poi lui è stato portato via dai carabinieri». (e.l.t.)
Ieri sono stati sentiti quattro testimoni, tra i quali i due carabinieri intervenuti su richiesta della donna, che voleva chiedere il divorzio ma ha comunque perdonato il coniuge.
La donna aveva già risposto alle domande del pm, della difesa e del giudice Maria La Nave, raccontando di aver sposato l’imputato nel 2014, rimarcando che litigi ed atti violenti («Due-tre volte al mese arrivavano le minacce di morte») erano iniziati solo nell’ultimo anno di convivenza. Due i momenti-chiave su cui si erano concentrate le domande alla moglie che non si è costituita parte civile. Il primo viene collocato a fine dicembre 2016.
Quel giorno in casa l’imputato avrebbe preso a pugni la moglie, spingendola contro il muro e prendendola per i capelli. Sarebbe anche spuntato un coltello e la donna dice di essersi rifugiata in una stanza con un figlio ma in quei momenti concitati il marito avrebbe sfondato la porta per entrare. A quel punto lei ha chiamato i carabinieri. L’altro episodio pieno di tensioni viene collocato l’8 febbraio 2017. Anche in questo caso si sarebbe trattato di un litigio sfociato in botte sia alla moglie che ai due figli. «Ho chiamato i carabinieri e davanti a loro mi ha preso per i capelli. Prima erano volate delle sberle. Mi sono spaventata, poi lui è stato portato via dai carabinieri». (e.l.t.)
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