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Traffico di cuccioli, 40enne in carcere

Traffico di cuccioli, 40enne in carcere

Accusato di maltrattamenti, frode in commercio e falso. Nel 2012 venne trovato al confine con i cani stipati dentro l’auto

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BIBBIANO. Concorso in uccisione e maltrattamento di animali, frode nell’esercizio del commercio e falso. Sono i reati che sono costati una serie di condanne a Daniele Giaroli, 40enne di Bibbiano, ora finito in carcere, dopo che le sentenze a suo carico sono diventate definitive. I carabinieri di Bibbiano hanno dato esecuzione a un provvedimento di pene concorrenti emesso dalla procura generale della Corte d’Appello di Milano. L’uomo deve scontare complessivamente 4 anni, 8 mesi e 6 giorni di reclusione.

Si parla di commercio di cuccioli provenienti dall’Est Europa. “Affari” intercettati dalle forze dell’ordine che più di una volta hanno fatto finire il commerciante nei guai.

Tra le condanne che hanno originato il provvedimento ce n’è una a 3 anni inflitta al 40enne nel luglio del 2016, dalla Corte di Appello di Milano. I fatti contestati si riferiscono al febbraio del 2009, avvenuti tra San Giuliano Milanese e l’Ungheria. All’epoca, un blitz in una cascina della cittadina lombarda, in disponibilità dell’arrestato, portò ad accertare la presenza di oltre 100 cuccioli di varie razze. Alcuni di questi isolati in precarie condizioni di salute. Tutti i cuccioli, risultati provenire dall’Ungheria e con un’età inferiore a 90 giorni (in violazione dunque ai limiti imposti dalla legge), vennero sequestrati.

Un’altra condanna, questa a un anno e 3 mesi di reclusione, risale invece al 26 gennaio 2016, e venne emessa dal Tribunale di Udine per i reati di maltrattamento di animali.

I fatti in questo caso risalgono alla notte del 17 novembre 2012 quando, durante un normale controllo lungo la statale 13 a Tarvisio i carabinieri bloccarono il 40enne in compagnia di suo padre a bordo di un’auto: nel bagagliaio del mezzo sul quale viaggiavano, ammassati in quattro gabbie di plastica, descritte come «piccole, sporche di feci e urine e senza cibo, né acqua» vennero trovati e salvati 62 cuccioli di varie razze. Gli animali erano stati introdotti in Italia senza alcun sistema di identificazione e senza la documentazione sanitaria attestante le prescritte vaccinazioni e l’età dei cuccioli.

Per quello stesso episodio, il padre dell’uomo venne condannato e scontò 5 mesi agli arresti domiciliari.

Quello del commercio di animali acquistati in allevamenti più o meno legali nell’Est Europa per essere rivenduti in Italia è una pratica purtroppo diffusa. A essere contro la legge sono sovente le condizioni in cui questi animali vengono fatti viaggiare, l’età in cui vengono tolti alle madri – ben al di sotto dei limiti di legge – e senza cure e controlli sanitari. Molti dei cuccioli patiscono e muoiono. Altre volte, riescono comunque a essere venduti. Non di rado più o meno ignari acquirenti si trovano a casa poi animali sofferenti e malati. (el.pe)

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