Nel ricordo di Aldo, Guido e Gildo
A Guastalla l’omaggio a tre giovani coraggiosi accomunati dallo stesso destino
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GUASTALLA. Storie di deportazione, di coraggio, di dolore e di sfortuna. Sono quelle raccontate dalle tre pietre d’inciampo posate ieri mattina a Guastalla, alla presenza del sindaco Camilla Verona, fra le borgate di campagna e il centro della cittadina, frutto del lavoro di questi mesi di Istoreco, delle classi dell’istituto Russell che poi prenderanno parte al “Viaggio della memoria”, dell’Anpi e del Comune.
Le vicende guastallesi riguardano Aldo Munari, Guido Riva e Gildo Cani, tre giovani soldati catturati dai tedeschi dopo l’armistizio e deportati in Germania, usati come schiavi in campi di lavoro dove sono morti. La posa è iniziata in tarda mattina nella campagna dei Carrobioli a San Rocco, in via Confine 5, per ricordare il 24enne Aldo Munari, nato a Viano nel 1915, residente a Guastalla al momento dell’arruolamento. Nel settembre 1943 è di stanza in Croazia, il 9 settembre viene fatto prigioniero e deportato a Colonia, dove lavorerà sino al 16 novembre del 1944, quando muore durante un bombardamento aereo alleato che aveva come obiettivo gli stabilimenti di produzione militari nazisti.
Una vicenda praticamente identica a quella del 23enne Guido Riva, guastallese doc, omaggiato nella sua casa, in via in via Selna Prima 11 nella frazione di San Martino. Il giorno dell’Armistizio si trova a Pinerolo, in Piemonte, dov’era trombettiere della scuola di cavalleria. A Pinerolo era tornato dopo una lunga malattia che nel 1941 lo aveva riportato a casa per tre mesi. Viene catturato proprio l’8 settembre e trasferito al campo di Elmschenhagen, frazione di Kiel.
Qui, contrariamente a quanto sancito dalla convenzione di Ginevra, che tutelava i diritti dei prigionieri di guerra, viene sottoposto al lavoro forzato fino al 22 maggio del 1944, quando muore durante un’incursione aerea sul campo.
I suoi resti si trovano al cimitero italiano d’onore ad Amburgo. Viveva in centro a Guastalla Gildo Cani, morto a 22 anni nel 1945. Abitava con i genitori in via Martiri Belfiore 28, dove ora si trova la sua pietra. Arruolato nell’esercito e dislocato sull’isola di Rodi, nel mar Egeo in Grecia, viene deportato al campo di lavoro di Breitenau, vicino a Kessel. Minuto e fragile, riesce a resistere per un anno in condizioni durissime ma paga un conto amarissimo. Ammalato, viene trasferito in Austria a Grillenberg. Qui, ormai debolissimo, spirerà il primo aprile del 1945. (adr.ar.)
Le vicende guastallesi riguardano Aldo Munari, Guido Riva e Gildo Cani, tre giovani soldati catturati dai tedeschi dopo l’armistizio e deportati in Germania, usati come schiavi in campi di lavoro dove sono morti. La posa è iniziata in tarda mattina nella campagna dei Carrobioli a San Rocco, in via Confine 5, per ricordare il 24enne Aldo Munari, nato a Viano nel 1915, residente a Guastalla al momento dell’arruolamento. Nel settembre 1943 è di stanza in Croazia, il 9 settembre viene fatto prigioniero e deportato a Colonia, dove lavorerà sino al 16 novembre del 1944, quando muore durante un bombardamento aereo alleato che aveva come obiettivo gli stabilimenti di produzione militari nazisti.
Una vicenda praticamente identica a quella del 23enne Guido Riva, guastallese doc, omaggiato nella sua casa, in via in via Selna Prima 11 nella frazione di San Martino. Il giorno dell’Armistizio si trova a Pinerolo, in Piemonte, dov’era trombettiere della scuola di cavalleria. A Pinerolo era tornato dopo una lunga malattia che nel 1941 lo aveva riportato a casa per tre mesi. Viene catturato proprio l’8 settembre e trasferito al campo di Elmschenhagen, frazione di Kiel.
Qui, contrariamente a quanto sancito dalla convenzione di Ginevra, che tutelava i diritti dei prigionieri di guerra, viene sottoposto al lavoro forzato fino al 22 maggio del 1944, quando muore durante un’incursione aerea sul campo.
I suoi resti si trovano al cimitero italiano d’onore ad Amburgo. Viveva in centro a Guastalla Gildo Cani, morto a 22 anni nel 1945. Abitava con i genitori in via Martiri Belfiore 28, dove ora si trova la sua pietra. Arruolato nell’esercito e dislocato sull’isola di Rodi, nel mar Egeo in Grecia, viene deportato al campo di lavoro di Breitenau, vicino a Kessel. Minuto e fragile, riesce a resistere per un anno in condizioni durissime ma paga un conto amarissimo. Ammalato, viene trasferito in Austria a Grillenberg. Qui, ormai debolissimo, spirerà il primo aprile del 1945. (adr.ar.)
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