Gazzetta di Reggio

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«Quel pilomat è come il muro di Berlino»

di Leonardo Grilli
«Quel pilomat è come il muro di Berlino»

Don Ranza contro il dissuasore che ritardò i soccorsi dell’ambulanza quando ebbe un malore: «Ostacola anche i funerali»

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REGGIO EMILIA. Il 2 gennaio l’ambulanza che doveva soccorrerlo è stata bloccata e ritardata dal pilomat antistante la chiesa. Oggi, dieci giorni dopo, Don Franco Ranza sta bene e si è rimesso del tutto ma la rabbia per quell’episodio è ancora forte. Anche perché, nonostante quanto successo, quel cilindro metallico è ancora lì. È un fiume in piena, il parroco di San Francesco e San Nicolò, nel ripercorrere i numerosi episodi di disagio creati da quel dissuasore nel corso degli anni a lui e ai suoi fedeli.

Nonostante questo, però, il primo pensiero del prete è rivolto ai volontari che l’hanno salvato nonostante l’ostacolo inamovibile. «Sono intervenuti in sei – racconta – uno di loro era anche un mio ex allievo del Nobili e lo conoscevo bene. Mi sono sentito male in conseguenza di una doppia influenza che non ho curato perché pensavo di superarla senza problemi. Sono uscito dall’ospedale dopo quattro giorni e ora mi sono ripreso completamente tanto che sono riuscito a officiare anche la messa del 6 gennaio».

Ma, si chiede don Ranza, cosa sarebbe successo se il malore fosse stato più serio? «Per fortuna l’erba cattiva non muore mai – prosegue ironizzando il parroco – e il cielo mi ha aiutato. Ma tre anni fa ho avuto un infarto e se invece di un’influenza ne avessi avuto un altro ci sarei rimasto, l’ambulanza è arrivata velocissima ma se ci fosse stata una patologia più grave avremmo dovuto fare un solenne funerale».

Il cilindro che chiude l’accesso da via Nobili a via Battaglione Toscano, però, ha tutte le sembianze di un pilomat ma in realtà non è collegato ad alcun sistema che possa farlo scendere in modo automatico. Il dissuasore quindi può essere abbassato manualmente soltanto in casi eccezionali e in presenza di chi ne ha la chiave, ed è dotato di un lucchetto che ne blocca il movimento.

Su quali siano questi casi eccezionali, e sull’opportunità di avere in quel punto un ostacolo del genere, il parroco ha però parecchio da dire. «La priorità – attacca – è la persona o le cose materiali? Su quel pilomat avevo già scritto in passato dicendo che è un impedimento anche per la vita cittadina e le funzioni e più di una volta per i funerali si è dovuta portare la bara a mano lungo la strada. Per gli operai e i camion di Montipò, però, viene sempre abbassato».

Il parroco si riferisce, infatti, ai lavori in via di conclusione in via Andreoli: gli operai, per arrivare al cantiere, passano periodicamente da quel varco. «Scende occasionalmente – conclude il prete – non si capisce mai quando, non c’è una logica. E quando ci sono le vere emergenze resta sollevato. Le ambulanze non possono passare contromano o fare percorsi alternativi, devono arrivare sul posto nel minor tempo possibile. Basterebbero delle telecamere e fare le multe, invece di questo muro tecnologico di Berlino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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