Gazzetta di Reggio

Reggio

«Rimborsopoli? Perso solo tempo»

«Abbiamo perso solo un sacco di tempo. Avevamo affrontato tutti i passaggi e avevamo dimostrato che non c’era assolutamente nulla. Poi hanno cambiato il giudice». Dopo la sua lunghissima militanza, l’...

2 MINUTI DI LETTURA





«Abbiamo perso solo un sacco di tempo. Avevamo affrontato tutti i passaggi e avevamo dimostrato che non c’era assolutamente nulla. Poi hanno cambiato il giudice». Dopo la sua lunghissima militanza, l’unico suo legame con la Lega in fondo resta quello: quel processo “Rimborsopoli” del Carroccio, che ha fatto finire gli ex vertici del partito nel mirino della Procura di Reggio Emilia, dove c’è la sede regionale del partito.

Fra i sedici imputati rimasti, c’è lo stesso Alessandri, finito al pari degli altri sotto accusa per i soldi pagati dal partito dal 2009 al 2012 come rimborso per missioni politiche di vario genere, ma le cui pezze giustificative sono considerate mancanti o incomplete. Un processo dove stanno fioccando prescrizioni. E che, tecnicamente, è stato azzerato dal novembre scorso, quando è dovuto ripartire per la sostituzione di un giudice: Sarah Iusto, subentrata ad Alessandra Cardarelli, trasferita a Bologna. Un processo che porterà a sfilare nel Palazzo di giustizia di Reggio molti fra i big del Carroccio nazionale, citati dalle difese, come Roberto Calderoli e l’ex segretaria di Bossi, Nadia Degrada. Il processo intanto ha perso i pezzi. Il totale della contestazione originaria ammontava a 250mila euro, ora è sceso a circa 70mila. Lo stesso vale per il numero di imputati: in origine erano complessivamente 48 le persone indagate, al termine delle indagini preliminari ne erano rimaste 25, poi il numero è sceso a quota 19 e infine a 16. Nel processo, partito oltre un anno fa, tutelato dal legale Matteo Iotti, Alessandri ha già risposto alle domande del pm Stefania Pigozzi e di diversi difensori. Una testimonianza che ha toccato un periodo incredibile per il Carroccio: dall’ascesa irresistibile, sino al ridimensionamento. Durante la sua deposizione, anche una rivelazione: «Feci tante battaglie ed ebbi qualche minaccia di morte: d’accordo con l’ex prefetto Antonella De Miro, chiesi al ministero dell’Interno la scorta personale, che fu autorizzata».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google