Morte in sala parto, due medici indagati
Sono le due ginecologhe che si occuparono della mamma di Castellarano che era ricoverata all’ospedale di Sassuolo
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CASTELLARANO. Ci sono due ginecologhe indagate per la morte in sala parto del piccolo Alan, avvenuta nel giugno del 2016. È la svolta nelle indagini sulla tragedia avvenuta all’ospedale di Sassuolo e che ha strappato a mamma Tania Di Perna, che abita a Tressano di Castellarano, il bambino che portava in grembo.
Le due ginecologhe in servizio all’ospedale modenese quando la donna venne ricoverata sono accusate di omicidio colposo aggravato per la morte del piccolo e lesioni gravi provocate alla mamma.
Il pm di Modena Lucia De Santis potrebbe chiedere a breve il rinvio a giudizio, al termine di una lunga e complessa indagine che ha portato a 19 richieste di archiviazione per altri medici, ostetriche e personale infermieristico coinvolto nel parto.
Era il 18 giugno 2016. Mamma Tania che aveva problemi di obesità e soffriva di diabete era seguita per questo anche fuori dall’ospedale. Quando alla 38esima settimana si era presentata al pronto soccorso ostetrico di Sassuolo, la dottoressa di turno aveva ordinato che le fosse fatto un tracciato cardio. L’esito era allarmante: segnalava una frequenza patologica di battiti cardiaci. Dieci minuti dopo ne fu fatto un altro con esito identico. Secondo chi indaga, la dottoressa li ignorò. Alle 6, quando era già stata riscontrata una bradicardia fetale, venne somministrata ossitocina alla madre per spingerla al parto. Una scelta terapeutica errata, secondo il perito della Procura. Solo alle 6.10 la donna venne portata in sala parto per un cesareo. A 67 minuti dall’emergenza Adam venne estratto, ma ormai morto. Secondo il perito del pm, per «un’acuta condizione ipossico-ischemica» determinata dal distacco della placenta. La seconda ipotesi di reato segnalata dalla Procura riguarda, sempre sulla scorta della perizia medica, una dimenticanza che risulterà grave: nel momento in cui la madre venne sottoposta al taglio cesareo la ginecologa e la sua collega presente in quel momento in sala parto “dimenticano” di somministrarle un antibiotico per evitare infezioni. Una prassi di routine. L’incisione cutanea sarebbe stata fatta senza questa precauzione. Undici giorni dopo il taglio cesareo la madre venne colpita da una forte febbre e da un ascesso alla parete addominale e pelvica per le quali venne ricoverata per ben due volte, prima all’ospedale di Sassuolo e poi a quello di Carpi, finendo poi per essere sottoposta a cicli di terapia antibiotica.
La famiglia, dopo quello che avvenne, denunciarono tutti color che furono coinvolti nel tragico parto. Alla fine il pm ha scagionato il medico di base, un dietologo, le infermiere, le ostetriche.
Restano indagate invece le due ginecologhe, difese dall’avvocato Alessandro Sivelli.
Le due ginecologhe in servizio all’ospedale modenese quando la donna venne ricoverata sono accusate di omicidio colposo aggravato per la morte del piccolo e lesioni gravi provocate alla mamma.
Il pm di Modena Lucia De Santis potrebbe chiedere a breve il rinvio a giudizio, al termine di una lunga e complessa indagine che ha portato a 19 richieste di archiviazione per altri medici, ostetriche e personale infermieristico coinvolto nel parto.
Era il 18 giugno 2016. Mamma Tania che aveva problemi di obesità e soffriva di diabete era seguita per questo anche fuori dall’ospedale. Quando alla 38esima settimana si era presentata al pronto soccorso ostetrico di Sassuolo, la dottoressa di turno aveva ordinato che le fosse fatto un tracciato cardio. L’esito era allarmante: segnalava una frequenza patologica di battiti cardiaci. Dieci minuti dopo ne fu fatto un altro con esito identico. Secondo chi indaga, la dottoressa li ignorò. Alle 6, quando era già stata riscontrata una bradicardia fetale, venne somministrata ossitocina alla madre per spingerla al parto. Una scelta terapeutica errata, secondo il perito della Procura. Solo alle 6.10 la donna venne portata in sala parto per un cesareo. A 67 minuti dall’emergenza Adam venne estratto, ma ormai morto. Secondo il perito del pm, per «un’acuta condizione ipossico-ischemica» determinata dal distacco della placenta. La seconda ipotesi di reato segnalata dalla Procura riguarda, sempre sulla scorta della perizia medica, una dimenticanza che risulterà grave: nel momento in cui la madre venne sottoposta al taglio cesareo la ginecologa e la sua collega presente in quel momento in sala parto “dimenticano” di somministrarle un antibiotico per evitare infezioni. Una prassi di routine. L’incisione cutanea sarebbe stata fatta senza questa precauzione. Undici giorni dopo il taglio cesareo la madre venne colpita da una forte febbre e da un ascesso alla parete addominale e pelvica per le quali venne ricoverata per ben due volte, prima all’ospedale di Sassuolo e poi a quello di Carpi, finendo poi per essere sottoposta a cicli di terapia antibiotica.
La famiglia, dopo quello che avvenne, denunciarono tutti color che furono coinvolti nel tragico parto. Alla fine il pm ha scagionato il medico di base, un dietologo, le infermiere, le ostetriche.
Restano indagate invece le due ginecologhe, difese dall’avvocato Alessandro Sivelli.
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