Parmigiano Reggiano lotta milionaria sulle multe
di Enrico Lorenzo Tidona
Ricorso dei soci privati: «Il consorzio agevola le coop, pagano meno di noi se sforano» In ballo i piani di produzione: con la battaglia a rischio sanzioni incassate per milioni
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REGGIO EMILIA. C’è una battaglia legale combattuta su più fronti che vede un gruppo di caseifici privati contestare la politica dei piani di produzione e delle relative sanzioni disposta in questi anni – e approvata a grande maggioranza – dal consorzio del Parmigiano Reggiano.
La questione è tecnica e assai complessa ma si può risolvere con una presunta sproporzione che ci sarebbe nelle sanzioni comminate dal Consorzio del Parmigiano Reggiano ai caseifici privati qualora producano più della quota fissata rispetto alla sanzioni pagate dalle cooperative. «La questione è davvero complessa ma diciamo che, a parità di sforamento, un caseificio privato paga anche tre o quattro volte di più di uno cooperativo» sintetizza Giuseppe Bertani, titolare del caseificio Villa Aiola di Montecchio. Un pasionario che lotta da tempo per un cambio nei piani del Consorzio e che ha diverse questioni aperte con l’ente di tutela.
Per questo gruppo di privati i piani produttivi legittimati dal voto dell’assemblea – nella quale prevale il mondo cooperativo – vanno rivisti. Sui vari ricorsi – uno dei quali pendente al Tar – c’è ora una prima parziale pronuncia, giunta in queste ore in favore dei ricorrenti. Un collegio arbitrale ha emesso infatti il lodo sul ricorso di un primo arbitrato promosso contro il Consorzio da alcuni soci privati. I tre arbitri hanno dato ragione ai ricorrenti annullando le due delibere del 21 novembre e 15 dicembre scorsi, con le quali erano stati approvati il piano produttivo 2017-2019 con la prima, e i quattro punti di variante al piano con la seconda. Dei diversi contenziosi, promossi da 25 aziende, questo è il primo che giunge a sentenza. Per alcuni, però, si tratta di una vittoria di Pirro, perché le due delibere erano su aspetti formali, non sostanziali. «Credo che sarebbe opportuno fare una sollecita revisione del piano per renderlo equo, conforme alle norme, sostenibile e quindi inattaccabile in futuro, per evitare che venga invece annullato dalle sentenze» dice Giuseppe Bertani, che è tra i ricorrenti, tutti caseifici privati, produttori unici del proprio latte e soci del Consorzio in quanto produttori del formaggio.
Nel Consorzio le aziende che producono latte sono 3mila e chi produce formaggio 300. Di questi solo 64 sono individuali: una minoranza, decisa a farsi sentire perché si considerano penalizzati nei piani disposti sotto la regia tecnica del direttore del Consorzio Riccardo Deserti.
Ma al di là di questo primo lodo sulle delibere, a pesare è l’eventuale vittoria al Tar contro l’intero impianto del piano produttivo 2017-2019. Se vincessero i privati verrebbe annullato, facendo sorgere un problema legato – ad esempio – ai 7 milioni di sanzioni comminate solo nel 2017. Altri milioni resterebbero in ballo per gli altri anni. Soldi che a quel punto rischiano di dover essere restituiti a chi ha pagato e che sono utilizzati dal Consorzio – con un vincolo regolamentare – per la promozione del Parmigiano Reggiano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La questione è tecnica e assai complessa ma si può risolvere con una presunta sproporzione che ci sarebbe nelle sanzioni comminate dal Consorzio del Parmigiano Reggiano ai caseifici privati qualora producano più della quota fissata rispetto alla sanzioni pagate dalle cooperative. «La questione è davvero complessa ma diciamo che, a parità di sforamento, un caseificio privato paga anche tre o quattro volte di più di uno cooperativo» sintetizza Giuseppe Bertani, titolare del caseificio Villa Aiola di Montecchio. Un pasionario che lotta da tempo per un cambio nei piani del Consorzio e che ha diverse questioni aperte con l’ente di tutela.
Per questo gruppo di privati i piani produttivi legittimati dal voto dell’assemblea – nella quale prevale il mondo cooperativo – vanno rivisti. Sui vari ricorsi – uno dei quali pendente al Tar – c’è ora una prima parziale pronuncia, giunta in queste ore in favore dei ricorrenti. Un collegio arbitrale ha emesso infatti il lodo sul ricorso di un primo arbitrato promosso contro il Consorzio da alcuni soci privati. I tre arbitri hanno dato ragione ai ricorrenti annullando le due delibere del 21 novembre e 15 dicembre scorsi, con le quali erano stati approvati il piano produttivo 2017-2019 con la prima, e i quattro punti di variante al piano con la seconda. Dei diversi contenziosi, promossi da 25 aziende, questo è il primo che giunge a sentenza. Per alcuni, però, si tratta di una vittoria di Pirro, perché le due delibere erano su aspetti formali, non sostanziali. «Credo che sarebbe opportuno fare una sollecita revisione del piano per renderlo equo, conforme alle norme, sostenibile e quindi inattaccabile in futuro, per evitare che venga invece annullato dalle sentenze» dice Giuseppe Bertani, che è tra i ricorrenti, tutti caseifici privati, produttori unici del proprio latte e soci del Consorzio in quanto produttori del formaggio.
Nel Consorzio le aziende che producono latte sono 3mila e chi produce formaggio 300. Di questi solo 64 sono individuali: una minoranza, decisa a farsi sentire perché si considerano penalizzati nei piani disposti sotto la regia tecnica del direttore del Consorzio Riccardo Deserti.
Ma al di là di questo primo lodo sulle delibere, a pesare è l’eventuale vittoria al Tar contro l’intero impianto del piano produttivo 2017-2019. Se vincessero i privati verrebbe annullato, facendo sorgere un problema legato – ad esempio – ai 7 milioni di sanzioni comminate solo nel 2017. Altri milioni resterebbero in ballo per gli altri anni. Soldi che a quel punto rischiano di dover essere restituiti a chi ha pagato e che sono utilizzati dal Consorzio – con un vincolo regolamentare – per la promozione del Parmigiano Reggiano.
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