COMMENTO
Docenti precari, cosa ne pensano i laureati?
di NICOLA BARBIERI*
Un docente: «Vicenda dagli aspetti paradossali, resa complicata dai tanti ricorsi accolti»
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Il Consiglio di Stato ha dichiarato non valido per l’immissione in ruolo il diploma conseguito entro il 2001-2002, quando il titolo dell’Istituto magistrale era abilitante e non era ancora richiesta la laurea per insegnare nelle scuole elementari e materne.
Buongiorno, sono un professore associato di storia della pedagogia all’Università di Modena e Reggio Emilia e insegno anche nel Corso di laurea Magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria.
Da quando è iniziata la vicenda innescata dai ricorsi al Tar e dalla sentenza del Consiglio di Stato, ho notato con un certo disappunto che Tv e giornali hanno dato grande spazio alle ragioni (e in molti casi, a mio avviso, anche alle pretese) dei diplomati magistrali, ma nessuno o quasi ha dato spazio alle ragioni degli studenti e delle studentesse iscritti/e a Scienze della Formazione Primaria, unico corso di Laurea che può oggi formare i futuri maestri e le future maestre. Sarebbe interessante sapere che cosa si prova nel vedersi scavalcati in graduatorie e concorsi da persone che non hanno mai messo piede in una scuola (è noto e risaputo che molti dei 40.000 da immettere nelle graduatorie a esaurimento appartengono a questa categoria) o persone che, pur lavorando nella scuola, negli anni 2002-2016 hanno avuto ben tre corsi abilitanti speciali e due concorsi per entrare in ruolo e realizzare così a pieno titolo il loro “sogno” di lavorare con i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia e primaria, e non l’hanno fatto.
Che la vicenda abbia degli aspetti paradossali e sgradevoli (togliere un posto a chi lo ha vinto in un concorso, anche se sotto condizione, è una situazione aberrante a prescindere) e sia stata resa complicata dall’accoglimento indiscriminato di ogni ricorso, questo è vero, ma per avere una visione completa varrebbe la pena di sentire anche altri diretti interessati. Saluti e grazie dell’attenzione.
*professore associato
di storia della pedagogia
all’Università di Modena
e Reggio Emilia
Buongiorno, sono un professore associato di storia della pedagogia all’Università di Modena e Reggio Emilia e insegno anche nel Corso di laurea Magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria.
Da quando è iniziata la vicenda innescata dai ricorsi al Tar e dalla sentenza del Consiglio di Stato, ho notato con un certo disappunto che Tv e giornali hanno dato grande spazio alle ragioni (e in molti casi, a mio avviso, anche alle pretese) dei diplomati magistrali, ma nessuno o quasi ha dato spazio alle ragioni degli studenti e delle studentesse iscritti/e a Scienze della Formazione Primaria, unico corso di Laurea che può oggi formare i futuri maestri e le future maestre. Sarebbe interessante sapere che cosa si prova nel vedersi scavalcati in graduatorie e concorsi da persone che non hanno mai messo piede in una scuola (è noto e risaputo che molti dei 40.000 da immettere nelle graduatorie a esaurimento appartengono a questa categoria) o persone che, pur lavorando nella scuola, negli anni 2002-2016 hanno avuto ben tre corsi abilitanti speciali e due concorsi per entrare in ruolo e realizzare così a pieno titolo il loro “sogno” di lavorare con i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia e primaria, e non l’hanno fatto.
Che la vicenda abbia degli aspetti paradossali e sgradevoli (togliere un posto a chi lo ha vinto in un concorso, anche se sotto condizione, è una situazione aberrante a prescindere) e sia stata resa complicata dall’accoglimento indiscriminato di ogni ricorso, questo è vero, ma per avere una visione completa varrebbe la pena di sentire anche altri diretti interessati. Saluti e grazie dell’attenzione.
*professore associato
di storia della pedagogia
all’Università di Modena
e Reggio Emilia
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