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Nel 2018 la prima volta della Fondazione

Nel 2018 la prima volta della Fondazione

Il comitato scientifico al debutto. Il tema della rassegna: “Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie”

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REGGIO EMILIA. Per loro sarà la prima volta. Si tratta del comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani, che nell’edizione 2018 di Fotografia Europea, la tredicesima della rassegna, per la prima volta organizzerà la manifestazione, fino all’anno scorso interamente nelle mani del Comune. Il Comitato Scientifico è composto da Marzia Faietti, Marco Belpoliti, Vanni Codeluppi, Walter Guadagnini e Gerhard Wolf, sotto la Direzione artistica di Walter Guadagnini: Marzia Faietti, reggiana doc, è la presidente del comitato scientifico della Fondazione. Attualmente è coordinatrice della Divisione Educazione e Ricerca e del gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.

Marco Belpoliti è uno scrittore e critico letterario, anche lui reggiano, docente di Sociologia della letteratura e di Letteratura italiana all’università di Bergamo. Saggista e scrittore, collabora a La Repubblica e l’Espresso. Vanni Codeluppi è sociologo e docente di Sociologia dei media all’università Iulm di Milano, ha insegnato anche nelle università di Feltre, Urbino, Palermo, Modena e Reggio Emilia. Ha collaborato con numerosi giornali e ha pubblicato più di trenta monografie.

Walter Guadagnini è direttore di Camera -Centro italiano per la fotografia di Torino e docente di Storia della Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove insegna dal 1990, dal 2015 è nella direzione artistica di Fotografia Europea. Gerhard Wolf dal 2003 è direttore e membro del comitato scientifico del Kunsthistorischen Institut in Florenz Max-Planck-Institut, una delle istituzioni più antiche per la ricerca sulla storia dell’arte e dell’architettura italiana.

È a loro che si deve la scelta del tema “Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie”, ideato sotto l’egida della “rivoluzione dello sguardo e della visione”, una delle conseguenze che proprio la nascita della fotografia ha determinato.

L’attenzione quindi si focalizza sulle rivoluzioni come momenti e pratiche della ribellione, del cambiamento, del rinnovamento, che possono avere un immediato riscontro, portare a conseguenze dirette, ma che possono anche mantenere quel carattere utopico che ne caratterizza spesso l’origine ideale, o quel carattere di ritorno su se stesse delle cose. Fra queste, proprio la rivoluzione sessuale di fine anni Sessanta.

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