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Reggio Emilia, la rivoluzione sessuale a Fotografia Europea 2018: invitata la Carrà

di Evaristo Sparvieri
Reggio Emilia, la rivoluzione sessuale a Fotografia Europea 2018: invitata la Carrà

La rivoluzione sessuale del Sessantotto sarà il filo conduttore della mostra clou in cartellone. Invitata Raffaella Carrà

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REGGIO EMILIA. Il comitato scientifico della Fondazione sarebbe già da tempo al lavoro. E, in linea con il tema portante dell’edizione 2018, Palazzo Magnani si prepara ad ospitare una grande mostra simbolo. La rivoluzione sessuale sarebbe pronta a sbarcare nella prossima edizione di Fotografica Europea con una grande mostra trasgressiva, dedicata al radicale cambiamento dei costumi che ha avuto avvio ormai cinquant’anni fa, nel lontano 1968.

“Rivoluzioni Ribellioni, cambiamenti, utopie”. È questo infatti il tema portante della rassegna 2018. E, proprio sull’onda di questo argomento, Palazzo Magnani è al lavoro per celebrare il cinquantesimo anniversario di uno degli aspetti principali di quel movimento sessantottino che ha profondamente animato – e diviso – l’opinione pubblica: la rivoluzione sessuale.

Un movimento di contestazione e di lotta. Ma anche un fenomeno socio-culturale, che ha messo in discussione tutti i valori precostituiti, rompendo tabù fino ad allora inviolabili e aprendo la strada all’emancipazione femminile. Una rivoluzione sessuale cominciata precedentemente in reazione al puritanesimo imperante negli Stati Uniti, che solo un anno dopo – nel 1969 – celebrò l’amore libero nei tre giorni di pace e musica del mitico festival di Woodstock, per poi approdare in Europa e in Italia sull’onda del movimento studentesco.

In Italia erano gli anni del boom economico. E, con esso, anche di grandi cambiamenti culturali. Ed è proprio su questi cambiamenti che si concentrerà quella rivoluzione sessuale al centro della mostra in via di allestimento a Palazzo Magnani: cinque le sezioni della mostra in fase di ideazione e di allestimento, nelle quali saranno ripercorse le diverse sfaccettature di una stagione che ha fatto epoca.

Una rivoluzione dal sapore politico, soprattutto con le numerose battaglie combattute dal movimento femminista per la presa di coscienza dei propri diritti. Ma anche una rivoluzione artistica, che ha interessato il cinema, l’editoria e la fotografia stessa, fino a dare nuova linfa anche a forme di comunicazione all’epoca ancora agli albori, come ad esempio la pubblicità.

È in tutti questi campi che la libertà sessuale sessantottina comincia ad insinuarsi fino a mutare valori e costumi nazionali, rompendo quel comune senso del pudore considerato fino ad allora opprimente, spazzato via da una forte dose di ribellione giovanile che non disdegnava di esplorare diverse forme di trasgressione.

E mentre la società cambiava passo, le diverse arti scoprivano le sottili forme dell’erotismo, che pian piano cominciava a farsi sempre più largo nella fiorente produzione di film girati in quegli anni, nei rotocalchi e nei fumetti, tra minigonne e ampie porzioni di nudo.

La mostra dovrebbe aprire i battenti il prossimo 20 aprile, giorno di inaugurazione dell’intera rassegna. E, in occasione del taglio del nastro, i cinque membri del comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani – composto da Marzia Faietti, presidente del comitato, a Marco Belpoliti, da Vanni Codeluppi a Walter Guadagnini passando da Gerhard Wolf – starebbero pensando ad un parterre di ospiti d’eccezione. Fra i nomi in lizza, ce ne sarebbe soprattutto uno.

Quale? Quello di Raffaella Carrà, che proprio tra il finire degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta diede scandalo e seminò scalpore, mostrando per la prima volta al Paese l’ombelico scoperto in “Ma che musica maestro!”, sigla d’apertura di Canzonissima, per poi sdoganare il ballo “Tuca Tuca”. L’invito sarebbe già partito.

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