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«Firme falsificate dalla direttrice»

«Firme falsificate dalla direttrice»

Buco milionario, in aula la grafologa ingaggiata da Unicredit contro Maniscalco

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REGGIO EMILIA. Diverse firme sulle distinte bancarie non sono dei clienti ma sono state falsificate dall’ex direttrice. È una prima conferma portata in udienza ieri da Maria Barbara Conte, grafologa ingaggiata già nel 2010 da Unicredit per poter verificare se la mano che firmava il via libera alle operazioni bancarie fosse quella dei clienti o di terzi. Maria Carmela Maniscalco, imputata nel processo per il maxi buco rilevato nel settembre 2009 quando era direttrice della filiale Unicredit di via Gattalupa, non ha mai negato di aver calcato in qualche caso la mano. In pratica, la stessa imputata aveva confermato di aver siglato e scritto le firme in alcuni casi al posto dei clienti. Tutte operazioni, però, autorizzate direttamente o tramite telefono dai clienti stessi. Dopo le dimissioni dell’allora direttrice, fu riscontrato un buco di circa 90 milioni di euro. In otto anni sono caduti però tutti i capi d’imputazione e resta quello per furto. Erano cinque le imputazioni iniziali. È andata prescitta l’appropriazione indebita di somme, quella che riguarderebbe gli investimenti, mentre i falsi sono stati depenalizzati e non sono più considerati reato.

Resta quindi in piedi il furto relativo a movimentazioni non autorizzate, secondo l’accusa. E resta il giallo relativo ad alcune firme che non sono attribuite anche dalla consulente all’ex direttrice. «Aggiungo che io non ero autorizzata a compiere le operazioni a sportello», è stata la dichiarazione spontanea rilasciata ieri al giudice Luca Ramponi dalla Maniscalco, difesa dall’avvocato Giovanni Tarquini. (e.l.t.)

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