I commenti dei cittadini
I reggiani divisi C’è chi vuole silenzio e chi vuole fare festa
REGGIO EMILIA. Musica alta dopo mezzanotte, schiamazzi, gente ubriaca che non ha rispetto. Di questo continuano a lamentarsi i residenti del centro storico che ogni weekend, per avere un po’ di...
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REGGIO EMILIA. Musica alta dopo mezzanotte, schiamazzi, gente ubriaca che non ha rispetto. Di questo continuano a lamentarsi i residenti del centro storico che ogni weekend, per avere un po’ di quiete e riposare, chiamano la polizia municipale.
Dall’altra parte i giovani che aspettano trepidanti il venerdì o il sabato sera per bere qualcosa con gli amici e divertirsi tra le vie del centro. Discussioni che vanno avanti ormai da anni senza un compromesso o una soluzione. L’ultimo episodio risale allo scorso sabato, motivo scatenante una festa organizzata all’interno del locale Groucho in vicolo Casalecchi da un gruppo di 40enni. Gli agenti intervenuti dopo una segnalazione telefonica hanno interrotto i festeggiamenti chiedendo di azzerare il volume della musica. Senza discussioni e dopo aver chiarito l’accaduto, tra i cittadini sono riemersi i vecchi asti, provocando reazioni soprattutto sul web. È sorta quindi spontanea una domanda: “A Reggio Emilia si preferisce un centro storico deserto, il rumore di gente che si diverte nei locali oppure una sana via di mezzo?”.
«Chissà come fanno nelle città normali, quelle dove ci sono persone che animano il centro storico anche dopo le 22, a vivere e a dormire... bah» scrive Nicolò Chiesi, un giovane reggiano, sotto al post recante l’articolo della festa interrotta, pubblicato ieri mattina sulla nostra pagina Facebook. «Le città normali fanno rispettare le regole vigenti sul rumore – risponde Cleo Gozzi – Ci sono poi tante persone civili che dialogano senza urlare e la musica dei locali è soft».
Ed è proprio di regole e di educazione che parla Monia Tarasconi nel suo commento: «I giovani son portati al casino si sa. Molto più arduo è riportarli all’educazione». «Sembra che nessuno sia mai stato giovane», risponde Maurizio Casoli rafforzando l’opinione di Vasco Bedogni che dice: «Ma è ovvio che se c’è vita notturna c’è anche del casino, ed è ovvio che tra i giovani ci sono anche quelli maleducati. Io spero che a Reggio aprano più locali notturni, sempre più giovani e sempre meno “lamentini”!».
Inoltre si paragona, in tono provocatorio, il centro ad un cimitero, criticando la poca tollerabilità dei residenti, come si evince dalle parole di Paolo Prandi: «Un posto dove normalmente di notte c'è lo stesso via vai di persone del cimitero. Qualsiasi cosa fuori dalla norma diventa eccessivo per gli abitanti». Aggiunge pungente Anna Maria Mattioli: «Certo che il centro è morto!!! É abitato da persone che hanno la stessa età dei palazzi». Non mancano le critiche alle istituzioni. C’è chi fa ironia proponendo di incentivare la vita notturna e chi si preoccupa per la propria città temendo un fuggi fuggi generale, soprattutto dei giovani. I cittadini più diplomatici suggeriscono invece una sana via di mezzo, gente educata che rispetti gli orari e le esigenze di tutti di i reggiani. Tutte queste dichiarazioni pongono un ulteriore problema, come scrive Karin Silvi: «Reggio è quindi un paese per vecchi?».
Nicole Nasi
Dall’altra parte i giovani che aspettano trepidanti il venerdì o il sabato sera per bere qualcosa con gli amici e divertirsi tra le vie del centro. Discussioni che vanno avanti ormai da anni senza un compromesso o una soluzione. L’ultimo episodio risale allo scorso sabato, motivo scatenante una festa organizzata all’interno del locale Groucho in vicolo Casalecchi da un gruppo di 40enni. Gli agenti intervenuti dopo una segnalazione telefonica hanno interrotto i festeggiamenti chiedendo di azzerare il volume della musica. Senza discussioni e dopo aver chiarito l’accaduto, tra i cittadini sono riemersi i vecchi asti, provocando reazioni soprattutto sul web. È sorta quindi spontanea una domanda: “A Reggio Emilia si preferisce un centro storico deserto, il rumore di gente che si diverte nei locali oppure una sana via di mezzo?”.
«Chissà come fanno nelle città normali, quelle dove ci sono persone che animano il centro storico anche dopo le 22, a vivere e a dormire... bah» scrive Nicolò Chiesi, un giovane reggiano, sotto al post recante l’articolo della festa interrotta, pubblicato ieri mattina sulla nostra pagina Facebook. «Le città normali fanno rispettare le regole vigenti sul rumore – risponde Cleo Gozzi – Ci sono poi tante persone civili che dialogano senza urlare e la musica dei locali è soft».
Ed è proprio di regole e di educazione che parla Monia Tarasconi nel suo commento: «I giovani son portati al casino si sa. Molto più arduo è riportarli all’educazione». «Sembra che nessuno sia mai stato giovane», risponde Maurizio Casoli rafforzando l’opinione di Vasco Bedogni che dice: «Ma è ovvio che se c’è vita notturna c’è anche del casino, ed è ovvio che tra i giovani ci sono anche quelli maleducati. Io spero che a Reggio aprano più locali notturni, sempre più giovani e sempre meno “lamentini”!».
Inoltre si paragona, in tono provocatorio, il centro ad un cimitero, criticando la poca tollerabilità dei residenti, come si evince dalle parole di Paolo Prandi: «Un posto dove normalmente di notte c'è lo stesso via vai di persone del cimitero. Qualsiasi cosa fuori dalla norma diventa eccessivo per gli abitanti». Aggiunge pungente Anna Maria Mattioli: «Certo che il centro è morto!!! É abitato da persone che hanno la stessa età dei palazzi». Non mancano le critiche alle istituzioni. C’è chi fa ironia proponendo di incentivare la vita notturna e chi si preoccupa per la propria città temendo un fuggi fuggi generale, soprattutto dei giovani. I cittadini più diplomatici suggeriscono invece una sana via di mezzo, gente educata che rispetti gli orari e le esigenze di tutti di i reggiani. Tutte queste dichiarazioni pongono un ulteriore problema, come scrive Karin Silvi: «Reggio è quindi un paese per vecchi?».
Nicole Nasi
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