Sangue infetto, l’indennizzo non arriva
di Luciano Salsi
L’avvocato Soragni: «La metà dei miei ottanta assistiti non ha ancora visto un soldo dal ministero»
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REGGIO EMILIA. La tragedia delle trasfusioni con sangue infetto è sparita dagli ambulatori sanitari, ma non dalle aule dei tribunali.
Non hanno ancora ottenuto piena giustizia molte delle persone che trenta o quarant’anni fa contrassero il virus Hiv, l’epatite C o altre terribili malattie per la mancanza dei dovuti controlli sulle donazioni ematiche. È ancora più atroce la sorte di chi, nel frattempo, è deceduto e lascia agli eredi l’incombenza di un’azione legale.
Nella nostra città sono un’ottantina le cause di questo genere finora curate dall’avvocato Paola Soragni, che ne sottolinea il cammino estenuante: «Circa la metà dei miei assistiti che ne hanno diritto non ha ancora ricevuto l’indennizzo ministeriale. Infatti, oltre alle responsabilità dirette dei comuni e delle unità sanitarie, erano state accertate quelle del ministero della Sanità, che non aveva regolamentato la materia e dato le opportune disposizioni. Perciò, sulla base della legge 210 del 1992, il ministero era obbligato a corrispondere, tramite la legge finanziaria del 2008, i risarcimenti poi contestati e trasformati in un indennizzo di circa centomila euro da pagare entro il 31 dicembre 2017. La Corte Europea ha ratificato il provvedimento, che però è stato in parte disatteso, cosicchè il Parlamento ha posticipato al 31 dicembre 2018 il pagamento del risarcimento a coloro che non l’hanno percepito. È una vera inadempienza, che mi propongo di segnalare alla Corte Europea».
Intanto su questa materia alcune cause erano state vinte tramite il Tribunale amministrativo regionale. Nel 2016 il Tar di Parma ha condannato il ministero della Salute a pagare l’indennizzo previsto dalla legge 210 a cinque ricorrenti, che dal 2012 avevano ottenuto il riconoscimento del loro diritto tramite sentenze passate in giudicato, ma aspettavano ancora gli importi da 70 a 100mila euro a loro dovuti. Il prefetto di Reggio è stato incaricato della riscossione.
Una partita altrettanto difficile, in questa intricata vicenda, si è giocata sulle pensioni. Alle persone ammalatesi a causa del sangue infetto era stato concesso un assegno di circa 1150 euro ogni bimestre. La cifra è stata giudicata insufficiente e quindi ne è stata chiesta la rivalutazione tramite singole azioni legali, che perlopiù hanno avuto successo, facendo aumentare l’assegno a circa 1500 euro. Lo Stato, però, non aveva provveduto a liquidare le spese legali. Anche in questi casi Paola Soragni è dovuta ricorrere al Tar di Parma, che la settimana scorsa ha pubblicato quattro sentenze favorevoli con le quali ancora una volta si nomina il prefetto di Reggio commissario ad acta incaricato di esigere dal ministero della Salute le somme dovute al legale, rispettivamente 1000, 500, 1.300 e 1.300 euro più Iva e contribuzione alla Cassa previdenziale avvocati.
Non hanno ancora ottenuto piena giustizia molte delle persone che trenta o quarant’anni fa contrassero il virus Hiv, l’epatite C o altre terribili malattie per la mancanza dei dovuti controlli sulle donazioni ematiche. È ancora più atroce la sorte di chi, nel frattempo, è deceduto e lascia agli eredi l’incombenza di un’azione legale.
Nella nostra città sono un’ottantina le cause di questo genere finora curate dall’avvocato Paola Soragni, che ne sottolinea il cammino estenuante: «Circa la metà dei miei assistiti che ne hanno diritto non ha ancora ricevuto l’indennizzo ministeriale. Infatti, oltre alle responsabilità dirette dei comuni e delle unità sanitarie, erano state accertate quelle del ministero della Sanità, che non aveva regolamentato la materia e dato le opportune disposizioni. Perciò, sulla base della legge 210 del 1992, il ministero era obbligato a corrispondere, tramite la legge finanziaria del 2008, i risarcimenti poi contestati e trasformati in un indennizzo di circa centomila euro da pagare entro il 31 dicembre 2017. La Corte Europea ha ratificato il provvedimento, che però è stato in parte disatteso, cosicchè il Parlamento ha posticipato al 31 dicembre 2018 il pagamento del risarcimento a coloro che non l’hanno percepito. È una vera inadempienza, che mi propongo di segnalare alla Corte Europea».
Intanto su questa materia alcune cause erano state vinte tramite il Tribunale amministrativo regionale. Nel 2016 il Tar di Parma ha condannato il ministero della Salute a pagare l’indennizzo previsto dalla legge 210 a cinque ricorrenti, che dal 2012 avevano ottenuto il riconoscimento del loro diritto tramite sentenze passate in giudicato, ma aspettavano ancora gli importi da 70 a 100mila euro a loro dovuti. Il prefetto di Reggio è stato incaricato della riscossione.
Una partita altrettanto difficile, in questa intricata vicenda, si è giocata sulle pensioni. Alle persone ammalatesi a causa del sangue infetto era stato concesso un assegno di circa 1150 euro ogni bimestre. La cifra è stata giudicata insufficiente e quindi ne è stata chiesta la rivalutazione tramite singole azioni legali, che perlopiù hanno avuto successo, facendo aumentare l’assegno a circa 1500 euro. Lo Stato, però, non aveva provveduto a liquidare le spese legali. Anche in questi casi Paola Soragni è dovuta ricorrere al Tar di Parma, che la settimana scorsa ha pubblicato quattro sentenze favorevoli con le quali ancora una volta si nomina il prefetto di Reggio commissario ad acta incaricato di esigere dal ministero della Salute le somme dovute al legale, rispettivamente 1000, 500, 1.300 e 1.300 euro più Iva e contribuzione alla Cassa previdenziale avvocati.
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