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Reggio Emilia, presi con 13 chili di droga: già scarcerati

di Tiziano Soresina e Leonardo Grilli
Reggio Emilia, presi con 13 chili di droga: già scarcerati

Obbligo di firma per due nigeriani trovati con marijuana che vale più di 130mila euro. Libera una loro connazionale, a processo assieme alle due figlie piccole

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REGGIO EMILIA. Sono stati beccati con un quantitativo complessivo di 13 chili e mezzo di droga, parte della quale appena arrivata da Roma, e dopo un giorno sono già tutti fuori dal carcere. È la storia di due uomini e una donna di origini nigeriane arrestati martedì, durante una complessa operazione congiunta di polizia di Stato e Municipale.

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Gli uomini della squadra mobile in borghese e l’unità cinofila dell’Unione montana si trovavano in piazzale Europa fin dall’alba per dei controlli mirati quando, attorno alle 6.40, da un autobus proveniente dalla capitale è sceso Monday Ashifo, classe ’85, con in spalla un grosso borsone nero. Il ragazzo, piuttosto agitato, si è diretto immediatamente verso un’auto in sosta poco distante, che lo attendeva con il motore acceso. A bordo, pronto a partire, il secondo nigeriano: il 40enne Oseaghe Ehimhuan.

Gli agenti della Mobile, notati questi movimenti sospetti, hanno quindi atteso che l’auto si mettesse in moto per bloccarla subito dopo. E non ci è voluto molto prima che Victor, il giovane e abile cane dell’unità cinofila, puntasse il borsone trasportato dal pendolare. Una volta aperto, i poliziotti hanno trovato al suo interno la prima metà della droga: 5 chili e 400 grammi di marijuana, racchiusa in grossi siluri avvolti in plastica e cellophane. Un tentativo, probabilmente, di nasconderne il forte odore.

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Gli agenti hanno quindi perquisito anche il 40enne, senza però trovare nulla, per poi dirigersi verso il domicilio dell’uomo: un piccolo appartamento in una delle traverse di via Gonzaga. Ad attendere Oseaghe c’era, stupita alla vista del cane e delle divise, la moglie Omonigho Ehimhuan, 30 anni, assieme alle due figlie della coppia: due bimbe una di qualche mese e l’altra di pochi anni. Anche in questo caso fondamentale il fiuto di Victor, guidato dall’ispettore capo della polizia municipale Matildica-Val Tassobbio, Corrado Bernardi.

Il cane, infatti, scova la seconda metà dello stupefacente, abilmente nascosto in uno sgabuzzino e sommerso da decine di oggetti. Si tratta in questo caso di 8 chili e 116 grammi di marijuana, divisi allo stesso modo dei primi. Nel complesso, una volta immessa nel mercato e venduta al dettaglio, la droga avrebbe potuto fruttare più di 130mila euro.

Oltre a questo gli agenti hanno sequestrato ben otto telefoni cellulare, usati probabilmente per tenersi in contatto con i clienti, e circa 700 euro in contanti. I due uomini sono quindi stati portati in cella mentre alla donna, vista la presenza di due figlie minorenni, sono stati concessi i domiciliari. Poche ore dopo – cioè ieri mattina – si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto. In aula sono presenti anche le due bimbe che giocano nella “gabbia” in cui i loro genitori arrestati hanno atteso il procedimento.

Le due sorelline si rincorrono, lanciano baci alla mamma e al papà: una situazione surreale. Solo Ashifo parla davanti al giudice Sarah Iusto: dice che l’amico era all’oscuro della droga che stava trasportando da Roma e che doveva consegnare a Parma.

«A Oseaghe ho solo chiesto un passaggio in auto». Per il pm Valentina Salvi (titolare dell’inchiesta) i due uomini devono restare in carcere, mentre per la donna non vengono ravvisati motivi di eccezionale gravità, da qui la richiesta degli arresti domiciliari.

L’avvocato difensore Alessandro Conti fa una valutazione diversa: non vi è prova che la moglie abbia agevolato o favorito il possesso della droga da parte del marito («La convivenza non è punibile, va liberata»), mentre ipotizza una pena inferiore ai 3 anni di reclusione per Ashifo ed Ehimhuan, da qui la richiesta di una misura meno afflittiva della reclusione. Il giudice Iusto ha poi liberato la nigeriana e applicato l’obbligo di firma per gli altri due imputati. A metà febbraio il processo.
 

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