Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia, ai Giardini spaccio e degrado fra bimbi e teatri

di Leonardo Grilli
Reggio Emilia, ai Giardini spaccio e degrado fra bimbi e teatri

Dopo anni è ancora irrisolto il problema dei Giardini pubblici E quando cala la notte restano solo il buio e i giri di droga

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Due omicidi e svariati tentati omicidi, accoltellamenti, decine di arresti e denunce al mese, risse fra bande di extracomunitari in lotta per gestire il mercato della droga, clandestini che bivaccano sui prati, vandalismi nei confronti del trenino per i bambini. Così si scriveva, quindici anni fa, per descrivere la zona dei Giardini pubblici.

Un ricettacolo di criminalità e traffico di stupefacenti, il terreno di battaglia dove i delinquenti decidevano con la forza chi avesse il diritto di controllare la piazza reggiana. Oggi la situazione è indubbiamente migliorata, frutto di anni di controlli serrati delle forze dell’ordine e di politiche comunali diverse, ma il problema del degrado e della sicurezza al Parco del Popolo è ancora ben lontano dal risolversi. E nella memoria dei residenti le immagini di quei lunghi anni di paura sono ancora vivide.

Una scia di sangue che parte nell’agosto del ’91 – ma si potrebbe andare ancora più indietro – quando un tunisino che stava partecipando alla festa della birra ai giardini infilzò un coltello di 28 centimetri nel torace del connazionale Alì Akari, uccidendolo. Sei anni dopo un tentato omicidio, sempre fra tunisini e compiuto sempre con un coltello, per questioni legate allo spaccio di droga.

Nel marzo del 2002 un altro assassinio, quello del marocchino 26enne Ettayae Azziz, ammazzato con colpi di lama al petto e al volto dopo una rissa nel parco contro una banda rivale di nordafricani. Oggi, per fortuna, tutto questo all’interno dell’area verde non si verifica più, ma anche il governo Vecchi ha avuto i suoi grattacapi nella gestione di quella porzione di città. Ultima in ordine di tempo l’aggressione alla coppietta di 16enni da parte di un gruppo di stranieri, nata probabilmente da un diverbio cominciato su una delle panchine dei Giardini e finito con calci e pugni in piazza Martiri del 7 Luglio.

Ma vale la pena ricordare anche l’omicidio di via Nacchi, distante appena pochi metri, in cui perse la vita per una coltellate il ragazzo tunisino Mahdi Sallami.

Insomma, la violenza non è più frequente come un ventennio fa ma persiste, abita sottotraccia fra gli alberi e le panchine, pronta a esplodere in episodi eclatanti. E lo stesso si può dire per la compravendita di droga all’interno dell’area verde. Certo, sono passati i tempi nei quali un solo blitz dei carabinieri portava a otto arresti e 54 denunce – marzo 2000 – ma le cessioni di stupefacente sono all’ordine del giorno. Un mercato prevalentemente in mano ai nordafricani, anche se l’innesto di nuovi migranti dona alla malavita la garanzia di un ricambio costante di bassa manovalanza.

Il parco si trova poi al centro di un vero e proprio paradiso per i trafficanti, circondato dalla sede dell’università e dal liceo artistico. E tanto le indagini quanto i dati recenti dimostrano come, purtroppo, fra i giovani e i giovanissimi il consumo di droghe leggere sia in costante aumento. Non è un caso, infatti, se le sostanze che vengono commerciate nei Giardini sono marijuana e hascisc: l’offerta si adegua sempre alla domanda, come in qualsiasi altro business.

Un’altra costante che, più che risolvere, non si è mai stati in grado di disincentivare definitivamente, è la presenza fra il teatro Valli e il cippo dedicato ai martiri del 7 luglio del solito gruppetto di sbandati, alcolizzati e tossicodipendenti. Passano gli anni, passano anche i sindaci, ma loro restano lì, una commemorazione dopo l’altra, i veri residenti storici della piazza. Non che importunino qualcuno in realtà, il più delle volte si limitano a parlare fra loro o discutere animatamente, ma sono un altro elemento che contribuisce al degrado proprio nel fulcro della cultura reggiana.

Insomma, in quindici anni per la sicurezza dei Giardini molto è stato fatto. Ma, come dice il detto, “fatti il nome e mettiti in piazza”. E tanto resta ancora da fare perché i reggiani tornino a vivere come loro il parco più grande della città.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google