Condannato il rapinatore della sala slot
Novellara: 3 anni e 4 mesi all’imprenditore divorato dai debiti. Dovrà risarcire la donna che minacciò con una pistola
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NOVELLARA. È stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione – ieri in tribunale a Reggio – l’imprenditore edile 47enne Roberto Perini (d’origine crotonese, ma residente a Gualtieri) che la mattina del 22 ottobre 2016 aveva rapinato a Novellara la sala scommesse “Dea bendata”.
Giudicato con rito abbreviato, quindi con sconto di pena di un terzo, il 47enne dovrà anche pagare una provvisionale di duemila euro alla dipendente del locale – costituitasi parte civile – che venne minacciata dal rapinatore, ritrovandosi con un’arma puntata contro di lei. Ieri il gup Luca Ramponi si è allineato, con la sua sentenza, sulla proposta di pena avanzata dalla procura.
Non concesse le attenuanti generiche richieste dall’avvocato difensore Carmine Migale che confidava in una condanna più contenuta per il suo assistito, non presente in aula: «Stiamo parlando di un uomo disperato – dice il legale a fine udienza – che aveva assaltato la sala scommesse perché, senza un lavoro, non sapeva più come sfamare i suoi due figli».
Il 47enne, accusato di rapina aggravata, era stato identificato sia personalmente dai dipendenti della sala giochi che frequentava abitualmente, sia tramite le telecamere presenti alla “Dea Bendata”. Subito dopo la rapina, poi, era stato visto salire su una Fiat Punto, tramite la quale era stato successivamente rintracciato. Gli accertamenti successivi avevano permesso di stabilire che la pistola utilizzata per la rapina era in realtà una scacciacani. Era stata rinvenuta dai carabinieri su indicazione del rapinatore, lungo la Cispadana, dove era stata gettata durante la fuga dell'uomo.
La refurtiva, invece, non è stata trovata in disponibilità di Perini. L'imprenditore, dopo avere rapinato la sala giochi, aveva consegnato la somma arraffata (4.650 euro in contanti) a persone verso le quali aveva un debito. Resta il sospetto che i debiti accumulati e l'azione proprio contro la sala giochi che frequentava solitamente possano riportare alla ribalta per l’ennesima volta il drammatico tema delle ludopadia, che spinge molte persone nel baratro e nella disperazione. Persone che talvolta compiono gesti inconsulti.(t.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Giudicato con rito abbreviato, quindi con sconto di pena di un terzo, il 47enne dovrà anche pagare una provvisionale di duemila euro alla dipendente del locale – costituitasi parte civile – che venne minacciata dal rapinatore, ritrovandosi con un’arma puntata contro di lei. Ieri il gup Luca Ramponi si è allineato, con la sua sentenza, sulla proposta di pena avanzata dalla procura.
Non concesse le attenuanti generiche richieste dall’avvocato difensore Carmine Migale che confidava in una condanna più contenuta per il suo assistito, non presente in aula: «Stiamo parlando di un uomo disperato – dice il legale a fine udienza – che aveva assaltato la sala scommesse perché, senza un lavoro, non sapeva più come sfamare i suoi due figli».
Il 47enne, accusato di rapina aggravata, era stato identificato sia personalmente dai dipendenti della sala giochi che frequentava abitualmente, sia tramite le telecamere presenti alla “Dea Bendata”. Subito dopo la rapina, poi, era stato visto salire su una Fiat Punto, tramite la quale era stato successivamente rintracciato. Gli accertamenti successivi avevano permesso di stabilire che la pistola utilizzata per la rapina era in realtà una scacciacani. Era stata rinvenuta dai carabinieri su indicazione del rapinatore, lungo la Cispadana, dove era stata gettata durante la fuga dell'uomo.
La refurtiva, invece, non è stata trovata in disponibilità di Perini. L'imprenditore, dopo avere rapinato la sala giochi, aveva consegnato la somma arraffata (4.650 euro in contanti) a persone verso le quali aveva un debito. Resta il sospetto che i debiti accumulati e l'azione proprio contro la sala giochi che frequentava solitamente possano riportare alla ribalta per l’ennesima volta il drammatico tema delle ludopadia, che spinge molte persone nel baratro e nella disperazione. Persone che talvolta compiono gesti inconsulti.(t.s.)
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