Per il giudice Ghini e la moglie avvocato è tutto in regola
Il Consiglio giudiziario non ritiene vi siano conflitti d’interesse legati al matrimonio fra il giudice e il legale reggiano
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REGGIO EMILIA. Per la seconda volta negli ultimi sette anni, è stata passata ai raggi x dal Consiglio giudiziario (costituito in Corte d’appello a Bologna) l’unione del giudice Giovanni Ghini con un’avvocatessa reggiana.
Sia nel 2011 che negli ultimi mesi vi è stata infatti la valutazione di eventuali situazioni di incompatibilità. Sette anni fa era stato correttamente lo stesso magistrato a far presente l’avvio della convivenza con l’avvocatessa, innescando gli accertamenti di prassi, coincisi con la raccolta di una corposa documentazione da parte del Consiglio giudiziario e la pratica si chiuse con l’esclusione di problemi di incompatibilità, ratificando l’assenza di conflitti d’interesse legati alla professione esercitata dai due conviventi.
Il due settembre scorso magistrato e legale sono diventati marito e moglie, da qui la questione che si rinnova e il Consiglio giudiziario che ne viene investito. Stavolta oltre alla consueta relazione richiesta al tribunale di Reggio (redatta dal presidente vicario Cristina Beretti) è stato chiesto un supplemento istruttorio che ha coinvolto anche l’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia. Alla luce di quanto raccolto, i sedici componenti del Consiglio giudiziario si sono di recente espressi: quattordici membri ritengono non vi siano situazioni di incompatibilità, mentre in due con il loro voto si sono dichiarati di parere opposto (su questa posizione il procuratore generale Ignazio De Francisci).Una votazione, quindi, in linea con quanto verificato sette anni prima: non vi sono criticità.
Ancora tutto da definire, invece, il versante disciplinare che vede coinvolto sempre il giudice Giovanni Ghini. Tutto ruota – come ormai stranoto – sul provvedimento di scarcerazione emesso nell’agosto scorso dopo l’interrogatorio di garanzia, in cui il magistrato (nelle vesti di gip) aveva corroborato la sua presa di posizione mettendo in risalto lo «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dal 21enne pakistano, autore del reato, che però – si legge nell’ordinanza – «si è messo da solo agli arresti domiciliari». Motivazioni che avevano alzato un polverone trattandosi di un indagato reo confesso di violenza sessuale nei confronti di un 13enne affetto da disabilità cognitive e vicino di casa dell’orco. Il ministro Andrea Orlando ha innescato l’azione disciplinare (se ne occupa il procuratore generale della Cassazione), mentre la Prima Commissione del Csm sta valutando se esistano o meno gli estremi d’incompatibilità ambientale o funzionale.(t.s.)
Sia nel 2011 che negli ultimi mesi vi è stata infatti la valutazione di eventuali situazioni di incompatibilità. Sette anni fa era stato correttamente lo stesso magistrato a far presente l’avvio della convivenza con l’avvocatessa, innescando gli accertamenti di prassi, coincisi con la raccolta di una corposa documentazione da parte del Consiglio giudiziario e la pratica si chiuse con l’esclusione di problemi di incompatibilità, ratificando l’assenza di conflitti d’interesse legati alla professione esercitata dai due conviventi.
Il due settembre scorso magistrato e legale sono diventati marito e moglie, da qui la questione che si rinnova e il Consiglio giudiziario che ne viene investito. Stavolta oltre alla consueta relazione richiesta al tribunale di Reggio (redatta dal presidente vicario Cristina Beretti) è stato chiesto un supplemento istruttorio che ha coinvolto anche l’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia. Alla luce di quanto raccolto, i sedici componenti del Consiglio giudiziario si sono di recente espressi: quattordici membri ritengono non vi siano situazioni di incompatibilità, mentre in due con il loro voto si sono dichiarati di parere opposto (su questa posizione il procuratore generale Ignazio De Francisci).Una votazione, quindi, in linea con quanto verificato sette anni prima: non vi sono criticità.
Ancora tutto da definire, invece, il versante disciplinare che vede coinvolto sempre il giudice Giovanni Ghini. Tutto ruota – come ormai stranoto – sul provvedimento di scarcerazione emesso nell’agosto scorso dopo l’interrogatorio di garanzia, in cui il magistrato (nelle vesti di gip) aveva corroborato la sua presa di posizione mettendo in risalto lo «straordinario senso di autodisciplina dimostrato» dal 21enne pakistano, autore del reato, che però – si legge nell’ordinanza – «si è messo da solo agli arresti domiciliari». Motivazioni che avevano alzato un polverone trattandosi di un indagato reo confesso di violenza sessuale nei confronti di un 13enne affetto da disabilità cognitive e vicino di casa dell’orco. Il ministro Andrea Orlando ha innescato l’azione disciplinare (se ne occupa il procuratore generale della Cassazione), mentre la Prima Commissione del Csm sta valutando se esistano o meno gli estremi d’incompatibilità ambientale o funzionale.(t.s.)
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