La rosa dei nomi mette in subbuglio il Pd
Partita la consultazione fra i circoli, ma tra renziani e orlandiani non mancano malumori. Per Costa ipotesi Regionali
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REGGIO EMILIA. Sta creando non poche fibrillazioni in casa Pd la rosa di dieci nomi indicata in direzione provinciale per la corsa alle candidature delle prossime elezioni Politiche, in programma il 4 marzo. Sei renziani e quattro orlandiani, su cui è stata trovata un’intesa non senza provocare qualche malumore interno alle due aree. Non solo per l’esclusione del segretario provinciale, Andrea Costa, che uscito dalla rosa di nomi indicati dalle due aree potrebbe in qualche modo rientrare solo su indicazione dei circoli, chiamati a esprimersi sulla lista in una tre giorni di assemblee partita ieri. Ma anche per la mancanza di una copertura territoriale che interessi tutta la provincia, dal momento che nella lista di nomi mancano candidati della zona di Correggio e dell’Appennino.
Malumori che, a discapito dei numeri, sembrano convergere anche all’interno dell’area renziana, che pure può contare su due nomi in più rispetto agli orlandiani. In particolare, in entrambe le aree non sarebbe mancato chi considera una forzatura il nome del vicesegretario e sindaco di Quattro Castella, Andrea Tagliavini, dal momento che proprio la sua fresca nomina nell’esecutivo di via Gandhi sembrava aver chiuso ogni gioco in chiave elettorale. C’è anche chi sostiene che lo stesso Tagliavini non fosse convinto di entrare in una partita in cui da sempre si era fatto il nome di Alessio Mammi, sindaco di Scandiano. Così alla fine non è stato. E, nella disfida dei sindaci, a spuntarla è stato proprio il primo cittadino di Quattro Castello, anche se ad avanzare dubbi sulla sua candidatura di Tagliavini sembra figurassero anche big del partito, come il sindaco Luca Vecchi e il presidente della Provincia, Giammaria Manghi. Quanto al criterio della territorialità, desta perplessità il fatto che fra i dieci nomi proposti ci sono tre rappresentanti della zona collinare, lasciando scoperta la zona di Correggio e gran parte della montagna: lo stesso Tagliavini, il sindaco di Vezzano, Mauro Bigi, e la parlamentare uscente, Antonella Incerti. Proprio quest’ultima, inoltre, sarebbe finita in un derby interno fra donne di area orlandiana con la consigliera regionale, Roberta Mori, che lascerebbe preannunciare una sfida al femminile all’ultimo voto. Quanto al resto dei nomi, sono ovviamente blindate le posizioni del ministro Graziano Delrio, che dovrebbe correre alla Camera sia per l’uninominale, sia per il plurinominale, e di Andrea Rossi, sottosegretario alla Regione e responsabile nazionale organizzazione Pd. Completano la rosa la parlamentare uscente Vanna Iori e l’assessore di Sant’Ilario, Licia Ferrari in quota renziana, il parlamentare uscente, Paolo Gandolfi e il segretario Pd di Carpineti, Dario Bottazzi. Quanto a Costa, viene data (quasi) per blindata la sua candidatura alle prossime elezioni regionali, nel 2019.
Dopo le assemblee con i circoli, le liste passeranno comunque al vaglio prima della direzione regionale e poi di quella nazionale.
Dalla direzione provinciale di martedì, intanto, il Pd ha dato il via libera a un documento programmatico all’insegna della “reggianizzazione”: «In questi anni con il Pd alla guida del Paese c’è stato un rapporto virtuoso tra territorio e governo centrale: qui i nostri amministratori sono stati pronti a cogliere le opportunità offerte dallo Stato centrale grazie ad una diversa politica sugli enti locali (fondamentale, ad esempio, lo sblocco del Patto di Stabilità) o di finanziamento all’edilizia scolastica tanto per citare alcuni esempi – si legge nel documento che raccoglie le proposte programmatiche reggiane – Ma il territorio è stato anche ispiratore di alcune politiche nazionali: si pensi agli interventi sull’infanzia o sui diritti. È su questa strada che si deve continuare». (e.spa.)
Malumori che, a discapito dei numeri, sembrano convergere anche all’interno dell’area renziana, che pure può contare su due nomi in più rispetto agli orlandiani. In particolare, in entrambe le aree non sarebbe mancato chi considera una forzatura il nome del vicesegretario e sindaco di Quattro Castella, Andrea Tagliavini, dal momento che proprio la sua fresca nomina nell’esecutivo di via Gandhi sembrava aver chiuso ogni gioco in chiave elettorale. C’è anche chi sostiene che lo stesso Tagliavini non fosse convinto di entrare in una partita in cui da sempre si era fatto il nome di Alessio Mammi, sindaco di Scandiano. Così alla fine non è stato. E, nella disfida dei sindaci, a spuntarla è stato proprio il primo cittadino di Quattro Castello, anche se ad avanzare dubbi sulla sua candidatura di Tagliavini sembra figurassero anche big del partito, come il sindaco Luca Vecchi e il presidente della Provincia, Giammaria Manghi. Quanto al criterio della territorialità, desta perplessità il fatto che fra i dieci nomi proposti ci sono tre rappresentanti della zona collinare, lasciando scoperta la zona di Correggio e gran parte della montagna: lo stesso Tagliavini, il sindaco di Vezzano, Mauro Bigi, e la parlamentare uscente, Antonella Incerti. Proprio quest’ultima, inoltre, sarebbe finita in un derby interno fra donne di area orlandiana con la consigliera regionale, Roberta Mori, che lascerebbe preannunciare una sfida al femminile all’ultimo voto. Quanto al resto dei nomi, sono ovviamente blindate le posizioni del ministro Graziano Delrio, che dovrebbe correre alla Camera sia per l’uninominale, sia per il plurinominale, e di Andrea Rossi, sottosegretario alla Regione e responsabile nazionale organizzazione Pd. Completano la rosa la parlamentare uscente Vanna Iori e l’assessore di Sant’Ilario, Licia Ferrari in quota renziana, il parlamentare uscente, Paolo Gandolfi e il segretario Pd di Carpineti, Dario Bottazzi. Quanto a Costa, viene data (quasi) per blindata la sua candidatura alle prossime elezioni regionali, nel 2019.
Dopo le assemblee con i circoli, le liste passeranno comunque al vaglio prima della direzione regionale e poi di quella nazionale.
Dalla direzione provinciale di martedì, intanto, il Pd ha dato il via libera a un documento programmatico all’insegna della “reggianizzazione”: «In questi anni con il Pd alla guida del Paese c’è stato un rapporto virtuoso tra territorio e governo centrale: qui i nostri amministratori sono stati pronti a cogliere le opportunità offerte dallo Stato centrale grazie ad una diversa politica sugli enti locali (fondamentale, ad esempio, lo sblocco del Patto di Stabilità) o di finanziamento all’edilizia scolastica tanto per citare alcuni esempi – si legge nel documento che raccoglie le proposte programmatiche reggiane – Ma il territorio è stato anche ispiratore di alcune politiche nazionali: si pensi agli interventi sull’infanzia o sui diritti. È su questa strada che si deve continuare». (e.spa.)
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