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Reggio Emilia, via libera alla casa di salute mentale in zona stazione

di Luciano Salsi
Reggio Emilia, via libera alla casa di salute mentale in zona stazione

Il Comune ha autorizzato ufficialmente la struttura in via Gobetti. Sassi: «Non crea disagio, anzi costituisce un presidio»

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REGGIO EMILIA. L’apertura dell’alloggio per la salute mentale Casa Carlo Livi, gestito dalla cooperativa sociale L’Ovile su incarico dell’Ausl, è stata formalmente autorizzata dal Comune lunedì scorso con un provvedimento firmato dalla dirigente Lorenza Benedetti.

La richiesta di autorizzazione presentata da Valerio Maramotti, legale rappresentante de L’Ovile, è stata accolta a condizione che vengano rispettate alcune prescrizioni tecniche. La struttura era stata inaugurata lo scorso 25 novembre in via Gobetti, laterale di via Turri, ma opera di fatto da più di due mesi, accogliendo fino a un massimo di undici pazienti psichiatrici ex-internati dell’Opg.

L’anno scorso, quando era stata preannunciata la localizzazione dell’alloggio nel quartiere più problematico della città, i residenti si erano mobilitati temendo un ulteriore aggravamento del disagio sociale di cui soffrono. Il comitato Reggio Emilia Sicura si era fatto portavoce delle loro preoccupazioni convocando il 13 novembre un incontro pubblico con i referenti della cooperativa al centro Simonazzi, nella vicina sede della Cisl.

Il confronto con i responsabili de L’Ovile non aveva dissipato i timori dei cittadini di fronte a una residenza “ad alta protezione maschile” la quale, cioè, ospita uomini bisognosi di più cure e vigilanza rispetto alle altre gestite dalla cooperativa, quella “a media protezione” Giorgio Iori e quelle “a bassa protezione” Labriola e Via Paradisi. Finora, però, non è arrivata alcuna segnalazione di concrete minacce alla tranquillità e alla sicurezza di chi abita nelle vicinanze.

«L’esperienza di questi primi mesi – sottolinea il vicesindaco Matteo Sassi, assessore al welfare – conferma le assicurazioni che avevamo dato ai cittadini. La Casa Carlo Livi è un servizio pubblico a carattere sanitario che non arreca disagio al quartiere. Anzi, costituisce un presidio in quanto utilizza un edificio dismesso. La cooperativa lo gestisce su mandato del Dipartimento di salute mentale, che finanzia il progetto. È una struttura per la cura e il reinserimento, che sta funzionando senza criticità. Gli ospiti escono accompagnati dagli educatori senza creare problemi. Lo stesso comitato è silente».

Non è altrettanto fiducioso Giacomo Scillia, esponente del comitato di via Emilia San Pietro, che in passato collaborava con il comitato Reggio Est della zona di via Turri.

«È una questione – osserva – che non riguarda soltanto i residenti. Le persone ospitate hanno bisogno di un contesto più tranquillo, quale potrebbe essere una casa immersa nel verde. Altrimenti si inquietano. Inserirle in un quartiere disagiato può creare un intreccio di problematiche non favorevole alla cura».
 

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