Assassinio sul ponte, si scava nel passato
Per la morte del luzzarese Sandro Tallarico si indaga a tutto campo: dai vecchi rancori politici ai criminali del Garda
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LUZZARA. Chi poteva volere morto Sandro Tallarico? Chi lo odiava a tal punto da colpirlo nel cuore di Mantova, sul ponte di San Giorgio, con il rischio di decine di occhi che potevano inciampare nella scena? Oppure, capovolgendo del tutto il punto il vista, girando lo skyline dall’altra parte, forse è stato l’assassino ad inciampare nel suo obiettivo. Una lite, poche parole, e poi i quattro colpi che lo hanno ucciso.
Sull’omicidio del commerciante 57enne nativo di Luzzara e residente a Roverbella le indagini devono fare i conti con l’ossimoro costruito dal luogo in cui è stato messo a segno e dalle modalità. Se il luogo perfettamente visibile per chi percorre il ponte rende difficile far pensare a un gesto premeditato, la circostanza che l’assassino avesse una pistola con sé, carica, porta esattamente nella direzione opposta. Tra mercoledì e ieri il luogotenente Claudio Zanon con i suoi uomini del nucleo investigativo hanno interrogato una trentina di persone: i familiari, gli amici, i commercianti con cui Tallarico aveva avuto rapporti di lavoro, anche quelli del centro dove ha la sede il negozio di cappelli del fratello Paolo, e le frequentazioni degli anni tosti della vittima, quando la passione politica lo aveva portato ad avere rapporti molto stretti con esponenti della destra extraparlamentare. Tallarico, che era stato coinvolto, uscendone totalmente estraneo, anche nelle indagini sulla strage di piazza della Loggia, negli ultimi anni si era allontanato da quell’ambiente, dedicandosi del tutto alla famiglia, agli amici stretti e al lavoro. Per questo una delle piste che gli investigatori coordinati dal procuratore Manuela Fasolato stanno seguendo porta indietro nel tempo. L’assassino lo conosceva, o come obiettivo o come persona. Forse, incontrandolo, antichi rancori politici sono riemersi. Ma è solo un’ipotesi. Un’altra idea ha a che fare con la criminalità organizzata, con cui il commerciante potrebbe aver avuto rapporti nel corso della sua attività nella zona del Garda. Nell’oggi, invece, Tallarico si era concentrato sul tema della sicurezza nella sua zona, Roverbella. Sembra che avesse individuato un gruppo di personaggi poco puliti, di qui i sospetti a cui cercava di dare concretezza. Uno scambio di parole al vetriolo, poi i colpi mortali. Il coltellino a serramanico che Tallarico portava sempre con sè e che è stato ritrovato aperto a terra accanto al corpo senza vita, non è servito. Solo l’autopsia, eseguita ieri al Poma, consentirà di togliere i condizionali dalla prima ricostruzione dei fatti. (r.c.)
Sull’omicidio del commerciante 57enne nativo di Luzzara e residente a Roverbella le indagini devono fare i conti con l’ossimoro costruito dal luogo in cui è stato messo a segno e dalle modalità. Se il luogo perfettamente visibile per chi percorre il ponte rende difficile far pensare a un gesto premeditato, la circostanza che l’assassino avesse una pistola con sé, carica, porta esattamente nella direzione opposta. Tra mercoledì e ieri il luogotenente Claudio Zanon con i suoi uomini del nucleo investigativo hanno interrogato una trentina di persone: i familiari, gli amici, i commercianti con cui Tallarico aveva avuto rapporti di lavoro, anche quelli del centro dove ha la sede il negozio di cappelli del fratello Paolo, e le frequentazioni degli anni tosti della vittima, quando la passione politica lo aveva portato ad avere rapporti molto stretti con esponenti della destra extraparlamentare. Tallarico, che era stato coinvolto, uscendone totalmente estraneo, anche nelle indagini sulla strage di piazza della Loggia, negli ultimi anni si era allontanato da quell’ambiente, dedicandosi del tutto alla famiglia, agli amici stretti e al lavoro. Per questo una delle piste che gli investigatori coordinati dal procuratore Manuela Fasolato stanno seguendo porta indietro nel tempo. L’assassino lo conosceva, o come obiettivo o come persona. Forse, incontrandolo, antichi rancori politici sono riemersi. Ma è solo un’ipotesi. Un’altra idea ha a che fare con la criminalità organizzata, con cui il commerciante potrebbe aver avuto rapporti nel corso della sua attività nella zona del Garda. Nell’oggi, invece, Tallarico si era concentrato sul tema della sicurezza nella sua zona, Roverbella. Sembra che avesse individuato un gruppo di personaggi poco puliti, di qui i sospetti a cui cercava di dare concretezza. Uno scambio di parole al vetriolo, poi i colpi mortali. Il coltellino a serramanico che Tallarico portava sempre con sè e che è stato ritrovato aperto a terra accanto al corpo senza vita, non è servito. Solo l’autopsia, eseguita ieri al Poma, consentirà di togliere i condizionali dalla prima ricostruzione dei fatti. (r.c.)
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