Gli animali da compagnia fanno bene... anche all'economia
Un giro di affari importante dietro alla cura di cani, gatti, pesciolini e gli altri pet
Dati ufficiali pubblicati nel giugno 2017 riportano come nelle case italiane vivano almeno 60 milioni di pet, ormai membri a tutti gli effetti delle nostre famiglie, non solo quelle con uno o più figli ma anche con un solo componente (dall’8,4% del 2011 all’11,1% nel 2017). Quasi 30 milioni di pesci, 13 milioni di uccellini, 1,8 tra criceti, coniglietti, cavie, 1,3 di rettili, 7 milioni di cani e circa 7,5 milioni i gatti, numeri imponenti e in continua crescita, come cresce la spesa media per il loro accudimento, tra visite veterinarie e servizi dedicati, a cui si aggiungono giocattoli, alimentazione, guinzaglieria.
Questo trend, praticamente sovrapponibile in tutto il mondo occidentale, è stato analizzato dalla Swedish University of Agricultural Sciences, giungendo a una conclusione importante: gli animali fanno bene all’economia. I nostri animali non mangiano più gli avanzi della tavola, ma crocchette e scatolette, sono curati dai veterinari, ospitati nelle pensioni nei periodi estivi, lavati e tosati in negozi di toelettatura, dormono su cuscini spesso personalizzati, sono seguiti da un educatore, portati in passeggiata, se il proprietario è impegnato, da un dog sitter. I cani sono al nostro fianco- ma vanno addestrati a tal scopo da operatori specializzati- negli interventi di polizia, di ricerca e soccorso, di pet theraphy. In Svezia si parla di 800.000 persone impegnate nel settore dei piccoli animali.
Non so quante persone in Italia lavorino in attività inerenti agli animali d’affezione, settore in continua crescita malgrado sia penalizzato da un'aliquota IVA del 22% analogo ai beni di lusso, ma gli economisti stimano che, nei Paesi europei, l’universo complessivo degli animali domestici potrebbe contribuire sul PIL con cifre dallo 0.2 all’1% annuo. Che i pelosi possano migliorare, oltre al nostro umore, anche la nostra economia?
Veterinario Ausl*
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