Morte di Sara, perizia sulla cocaina trovata
Carpineti: sarà comparata la droga rinvenuta nella casa della 29enne e quella sequestrata al pusher
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CARPINETI. In arrivo un “passaggio” importante nell’inchiesta – coordinata dal pm Stefania Pigozzi – che vuole far luce sulla morte della barista 29enne Sara Teneggi, trovata cadavere l’8 ottobre scorso.
Sono tre le persone indagate – un albanese di 36 anni e due italiani (un 36enne di Casina e un milanese 44enne) – per il decesso della giovane che viveva con la madre a Pantano di Carpineti. Al centro di questa vicenda c’è l’abuso di sostanze – tra queste anche droga – che per la Procura ha causato il decesso dalla ragazza, volto noto in montagna per aver lavorato in diversi bar. I reati ipotizzati sono tre: morte come conseguenza di altro reato, spaccio e per i due italiani anche omissione di soccorso. La 29enne e i due italiani nella notte precedente la morte erano stati in un locale di Carpineti. Vi sarebbe stato – secondo la ricostruzione degli inquirenti – un acquisto di cocaina dall’albanese ora indagato. Il giorno dopo Sara si era sentita male e, alle 17, era stata trovata morta dalla madre. L’esito dell’autopsia e gli accertamenti in corso dei carabinieri, forniranno prossimamente un quadro investigativo preciso al pm Pigozzi. Ma nel frattempo, tramite la forma tecnica dell’incidente probatorio – il cui risultato sarà utilizzabile come prova in ambito processuale – è prevista una comparazione fra le tracce di cocaina rinvenute dai carabinieri nell’abitazione in cui Sara è morta e la “polvere bianca” (15 grammi) trovata in possesso dell’albanese indagato che venne bloccato a Reggio Emilia dai militari quattro giorni dopo la morte della 29enne. L’esame chimico verrà effettuato dal perito Pasquale Linarello. Anche questo accertamento – voluto dall’avvocato Matteo Iotti che difende l’albanese – sarà importante per ricostruire con esattezza quanto accaduto alla barista in quelle ore divenute fatali.(t.s.)
Sono tre le persone indagate – un albanese di 36 anni e due italiani (un 36enne di Casina e un milanese 44enne) – per il decesso della giovane che viveva con la madre a Pantano di Carpineti. Al centro di questa vicenda c’è l’abuso di sostanze – tra queste anche droga – che per la Procura ha causato il decesso dalla ragazza, volto noto in montagna per aver lavorato in diversi bar. I reati ipotizzati sono tre: morte come conseguenza di altro reato, spaccio e per i due italiani anche omissione di soccorso. La 29enne e i due italiani nella notte precedente la morte erano stati in un locale di Carpineti. Vi sarebbe stato – secondo la ricostruzione degli inquirenti – un acquisto di cocaina dall’albanese ora indagato. Il giorno dopo Sara si era sentita male e, alle 17, era stata trovata morta dalla madre. L’esito dell’autopsia e gli accertamenti in corso dei carabinieri, forniranno prossimamente un quadro investigativo preciso al pm Pigozzi. Ma nel frattempo, tramite la forma tecnica dell’incidente probatorio – il cui risultato sarà utilizzabile come prova in ambito processuale – è prevista una comparazione fra le tracce di cocaina rinvenute dai carabinieri nell’abitazione in cui Sara è morta e la “polvere bianca” (15 grammi) trovata in possesso dell’albanese indagato che venne bloccato a Reggio Emilia dai militari quattro giorni dopo la morte della 29enne. L’esame chimico verrà effettuato dal perito Pasquale Linarello. Anche questo accertamento – voluto dall’avvocato Matteo Iotti che difende l’albanese – sarà importante per ricostruire con esattezza quanto accaduto alla barista in quelle ore divenute fatali.(t.s.)
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