«Una gravidanza regolare, poi la tragedia»
Guastalla: in aula il racconto dei genitori della neonata morta dopo il parto. Sotto accusa il ginecologo
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GUASTALLA. «Due giorni di travaglio», durante i quali ha sofferto («ero sfinita») e terminati con la nascita della sua piccola Bianca, morta 14 giorni dopo quello che doveva essere l’evento più lieto della sua vita e di quella del marito. Ricordi portati alla mente ieri un udienza in maniera lucida ma a tratti sofferente dalla mamma della neonata per la cui morte è imputato a processo l’allora ginecologo responsabile del parto della piccola all’ospedale di Guastalla. Una morte tragica avvenuta l’8 marzo 2013, ripercorsa ieri dai genitori sentiti come testi in udienza, costituitisi parte civile con l’avvocato Antonella Corrente. «La gravidanza era stata regolare» hanno raccontato i coniugi, mettendo però all’incide il periodo che va dalle 21.30 del 22 febbraio 2013 fino alla nascita. Poche ore durante le quali qualcosa è andato storto, secondo i genitori, ai quali seguono le testimonianze di medici e ostetriche che hanno avuto a che fare con la gravidanza e il parto.
Il sostituto procuratore Valentina Salvi aveva indagato su sette sanitari (fra medici ed ostetrici) del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Guastalla, chiedendo poi il rinvio a giudizio per il solo ginecologo della madre. Al giudice Sarah Iusto il personale dell’ospedale ha offerto a sua volta una dettagliata ricostruzione del ricovero della mamma di Bianca, che tra il 21 e il 22 febbraio ha affrontato 40 ore di travaglio. Il decesso della neonata aveva portato al rinvio a giudizio del ginecologo 63enne, difeso dall’avvocato Franco Mazza, accusato di omicidio colposo. Un’imputazione che fa riferimento ad un preciso momento del drammatico travaglio, cioè quando venne eseguita dal ginecologo la manovra di Kristeller (manovra ostetrica che ha lo scopo di facilitare l’espulsione della testa fetale e che consiste nell’applicazione di una spinta a livello del fondo dell’utero). Per la procura questa manovra non venne fatta in un contesto di sicurezza. Sul punto i genitori quarantenni di Bianca, attraverso la querela presentata nel maggio 2013 dall’avvocato Corrente, avevano indicato come un errore l’aver eseguito la manovra di Kristeller, che aveva fatto non solo urlare dal dolore la partoriente, ma avrebbe fatto improvvisamente degenerare la situazione, «tanto da rendere necessario un taglio cesareo d’urgenza non differibile per sopravvenuta sofferenza fetale». La piccola, in condizioni delicatissime, aveva ripreso l’attività cardiaca grazie a manovre rianimatorie, ma nemmeno il trasferimento al Santa Maria Nuova l’ha salvata. (e.l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il sostituto procuratore Valentina Salvi aveva indagato su sette sanitari (fra medici ed ostetrici) del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Guastalla, chiedendo poi il rinvio a giudizio per il solo ginecologo della madre. Al giudice Sarah Iusto il personale dell’ospedale ha offerto a sua volta una dettagliata ricostruzione del ricovero della mamma di Bianca, che tra il 21 e il 22 febbraio ha affrontato 40 ore di travaglio. Il decesso della neonata aveva portato al rinvio a giudizio del ginecologo 63enne, difeso dall’avvocato Franco Mazza, accusato di omicidio colposo. Un’imputazione che fa riferimento ad un preciso momento del drammatico travaglio, cioè quando venne eseguita dal ginecologo la manovra di Kristeller (manovra ostetrica che ha lo scopo di facilitare l’espulsione della testa fetale e che consiste nell’applicazione di una spinta a livello del fondo dell’utero). Per la procura questa manovra non venne fatta in un contesto di sicurezza. Sul punto i genitori quarantenni di Bianca, attraverso la querela presentata nel maggio 2013 dall’avvocato Corrente, avevano indicato come un errore l’aver eseguito la manovra di Kristeller, che aveva fatto non solo urlare dal dolore la partoriente, ma avrebbe fatto improvvisamente degenerare la situazione, «tanto da rendere necessario un taglio cesareo d’urgenza non differibile per sopravvenuta sofferenza fetale». La piccola, in condizioni delicatissime, aveva ripreso l’attività cardiaca grazie a manovre rianimatorie, ma nemmeno il trasferimento al Santa Maria Nuova l’ha salvata. (e.l.t.)
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