Delrio si lancia in fuga per la volata elettorale
Il ministro tra Renzi e Gentiloni: «Spero di candidarmi a Reggio Emilia». Sul prossimo premier: «Lo decide il capo dello Stato sulla base del voto»
REGGIO EMILIA. «Io spero di correre a Reggio Emilia». La speranza, si sa, è l’ultima a morire. Se poi a sperare è il ministro reggiano, Graziano Delrio, allora la sua candidatura a un collegio reggiano diventa davvero certezza. Delrio parla in un’intervista a la Repubblica. E lo fa indossando i panni del corridore in fuga, ma pronto a tirar la volata per le prossime elezioni Politiche alla squadra Pd. E a quel tandem Renzi e Gentiloni al momento in coabitazione in testa alla corsa interna del partito. Una squadra a due punte, fra le quali il ministro reggiano sembra smettere definitivamente i panni del gregario. Dall’Alto-Adige fino alla Sardegna. E magari un collegio anche nel sud-Italia. Mentre crescono le quotazioni di una sua pluri-candidatura, Delrio inforca la sella e si mette ufficialmente a pedalare per la campagna elettorale.
Da “renziano con diritto di critica” continua a scalare le vette Pd. E, con esse, quelle del Paese. Ché poi è un attimo staccarsi dal gruppo per una sgambata al Colle, tornando giù con l’incarico di formare un Governo. Non si sa mai. Soprattutto se il post 4 marzo restituirà il caos.
D’altronde, sembra addirittura che Renzi possa rinunciare alla corsa da premier: «Continua a parlare della squadra. Se ascolto le sue parole, devo dire onestamente che mi sembra generoso. Non pone la sua persona come un ostacolo». Allora perché non candidare direttamente Gentiloni? «Il presidente del Consiglio lo deciderà il presidente della Repubblica sulla base del voto e dei rapporti di forza parlamentari», afferma con tono istituzionale il ministro, che arriva a spiegare anche il perché dell’assenza del nome del segretario sul simbolo del partito.
«Noi giochiamo di squadra, non siamo come il centrodestra dove c’è solo Berlusconi – spiega Delrio – E d’altra parte questa legge elettorale non prevede l’indicazione del candidato premier. Ricordo che in passato ci furono grandi polemiche quando si parlò di mettere Renzi nel simbolo. Ora vedo che a sinistra c’è Grasso Presidente nel logo...».
Una stoccata ai fuoriusciti di Liberi e Uguali, ai quali tuttavia concede ancora margini di un’alleanza post voto: «Se per risolvere i problemi dei cittadini le proposte di Leu e della coalizione del Pd avranno una convergenza, andando incontro alle esigenze delle persone, allora si ragionerà». Porte chiuse, invece, ad un’alleanza con il centrodestra berlusconiano. Almeno per il momento. «Noi giochiamo nel campo del centrosinistra, per un governo di centrosinistra. Possiamo vincere. Altrimenti saranno i numeri a dire cosa succederà dopo. Parlarne ora non ha senso».
La destra di Salvini e Meloni? «Non vedo come potremmo mai accordarci dopo il voto con questa destra che pensa di favorire i ricchi con la flat tax. Questi pensano che per difendere i confini dal terrorismo serve il filo spinato sulle Alpi...». E il M5s? «Cambiano linea in base all’uditorio. Con loro non si può amministrare». L’importante, in ogni caso è pedalare: «Sarebbe un ottimo risultato se diventassimo il primo partito. È possibile, se convinciamo gli indecisi. Come pure essere la prima coalizione: si può fare». Quindi l’appello, citando Nelson Mandela: «Io sono impegnato per far vincere questa squadra. È una sfida decisiva. Il 4 marzo, non lasciate che a scegliere siano le vostre paure».
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