Gazzetta di Reggio

Reggio

Nervi tesi nel Pd reggiano Si teme un paracadutato

di Evaristo Sparvieri
Nervi tesi nel Pd reggiano Si teme un paracadutato

Dopo le assemblee nei circoli volano gli stracci in vista della direzione provinciale  Su dieci nomi solo la metà finirà in lista. E cresce la pattuglia degli scontenti

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Il cerchio si stringe. E volano gli stracci. Un partito sull’orlo di una crisi di nervi. Non si placano in casa Pd i malumori attorno alla lista dei dieci nomi dalla quale usciranno fuori i candidati alle Politiche del 4 marzo. E mentre c’è ancora chi teme l’arrivo di un paracadutato dall’alto (in passato circolava il nome di Bruno Tabacci, ma ora sembra sfumato), in via Gandhi si preparano a una direzione provinciale che ha il sapore della resa dei conti. L’appuntamento è previsto domani mattina, quando verrà ratificato il risultato delle consultazioni dei circoli, terminate ieri.

E dove il segretario provinciale, Andrea Costa, escluso dalla rosa ma il cui nome è stato indicato da un cospicuo numero di iscritti, quasi sicuramente deciderà di fare un passo indietro, magari in cambio della certezza di una candidatura alle Regionali del 2019.

Se così non sarà, l’alternativa potrebbe essere anche la fine anticipata di quella sbandierata e fragile pax reggiana che aveva portato alla formazione di una segreteria unitaria fra renziani e orlandiani, ora ai ferri cortissimi fra di loro e con forti mal di pancia anche all’interno delle rispettive aree.

Le candidature blindate, di fatto, solo due: quella del ministro, Graziano Delrio, che correrà all’uninominale per la Camera, e quella del sottosegretario alla Regione, Andrea Rossi, responsabile organizzazione del Pd nazionale, che invece potrebbe anche trovare collocazione in un collegio sicuro non reggiano. Le decisioni definitive, in ogni caso, saranno prese dal Pd nazionale (dove siede lo stesso Rossi), passando prima al vaglio della direzione regionale.

Ma è la stessa matematica, insieme ai meccanismi della nuova legge elettorale, ad alimentare la pattuglia degli scontenti. Il motivo? I nomi della rosa sono troppi rispetto a quelli che finiranno in lista. E il Rosatellum impone tagli e un lavoro di bilancino, con i conti che potrebbero non tornare di fronte alle ambizioni degli altri otto nomi della rosa reggiana.

Per la Camera, saranno in totale dieci i deputati eletti dai reggiani: due per ciascun collegio uninominale e otto per il plurinominale, in un collegio che oltre a Reggio copre anche i territori di Parma e Piacenza.

Ogni partito non può presentare nella lista plurinominale più di quattro di nomi, facendo i conti con equilibri territoriali che porteranno a presentare anche a Reggio almeno un candidato parmigiano e un piacentino. Da via Gandhi, considerano certe le due candidature reggiane all’uninominale e almeno un nome in lista al plurinominale, sperando in un secondo. Di qui un limite invalicabile: al massimo quattro candidati reggiani totali.

Discorso simile anche per il Senato. In totale, saranno otto gli eletti: due per ciascun collegio uninominale e sei per il plurinominale, con un collegio a scavalco non solo con Parma e Piacenza, ma anche con Modena e parte del Ferrarese. Anche in questo caso, in lista al plurinominale ci saranno quattro nomi. Dal Pd reggiano considerano sicura una delle due candidature all’uninominale e una al plurinominale. Tirando le somme, quindi, sulla rosa di dieci nomi fra Camera e Senato saranno quattro o cinque a restare a bocca asciutta. E con l’umore non proprio alle stelle. Anche perché in ballo non c’è solo la mancata candidatura. Ma, secondo i calcoli che circolano in via Gandhi, anche un’alta probabilità di elezione, dal momento che l’obiettivo mai taciuto è quello di portare a Roma cinque o sei reggiani.

Una missione quasi impossibile se il Pd prenderà percentuali inferiori al 25%. In caso contrario, invece, si potrebbe puntare anche al sesto nome, a condizione che il capolista al plurinominale della Camera sia candidato su più collegi, lasciando così il seggio libero. E mentre fra gli orlandiani si teme che i renziani facciano incetta delle poche candidature disponibili, sempre nell’area Orlando si accende il derby sottotraccia al femminile fra la parlamentare uscente Antonella Incerti e la consigliera regionale Roberta Mori (con quest’ultima che pare maggiormente supportata).

Fra i renziani, invece, restano perplessità attorno al nome del sindaco di Quattro Castella, Andrea Tagliavini, che comunque avrebbe il sostegno di Andrea Rossi, al pari della uscente Vanna Iori. Sull’altro uscente, Paolo Gandolfi, in quota Orlando, oltre al rischio paracadutati incombono soprattutto nubi piacentine (si parla con insistenza della sottosegretaria al Governo, Paola De Micheli). Maggiormente fuori dai giochi in quota renziana il sindaco di Vezzano, Mauro Bigi, l’assessore di Sant’Ilario, Licia Ferrari, e in quota orlandiana il segretario di Carpineti, Dario Bottazzi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google