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Pestaggio a un camionista, dopo le botte le minacce: «Io ti brucio»

Pestaggio a un camionista, dopo le botte le minacce: «Io ti brucio»

Reggio Emilia, un mese dopo l’aggressione Giuseppe Arabìa incontrò l’autostrasportatore rincarando la dose 

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REGGIO EMILIA. «Ti brucio»: questa la minaccia di morte pronunciata da Giuseppe Arabìa nei confronti dell’autotrasportatore. L’episodio è accaduto quasi un mese dopo la spedizione punitiva.

Uscito temporaneamente dall’ospedale, dov’era ricoverato dal 24 giugno, il 16 luglio 2017 il 38enne ha incontrato in un esercizio pubblico Giuseppe Arabìa, che ha “rinforzato” il messaggio con spavalderia. «Allora non hai ancora capito? – sono le frasi riferite e convogliate negli atti – Io ti brucio. Non ho paura né di te né dei carabinieri né della polizia. Lo sai dove ti vengo a prendere. Non mi interessa niente se fai denuncia».

Una “coda” dell’aggressione (costata a Giuseppe Arabìa l’ulteriore accusa di minaccia) che per violenza e modalità richiama i metodi mafiosi.

Il magistrato Forte aveva chiesto per i tre anche l’accusa di rapina. Il gip Giovanni Ghini ha derubricato il reato in lesioni aggravate, ritenendo che lo scopo degli aggressori non fossero i beni materiali, bensì umiliare ulteriormente la vittima e completare l’atto intimidatorio.

Una lettura, quella del gip, che si traduce in un’accusa più lieve ma che allo stesso tempo conferma ombre inquietanti pur procedendo, per ora, il tribunale ordinario. Spagnolo è difeso dall’avvocato Alessandro Verona, gli Arabìa da Nino Ruffini. Quest’ultimo ha dichiarato: «Non ho ancora preso visione degli atti. I miei assistiti negano ogni addebito». Nei prossimi giorni l’interrogatorio di garanzia. (am.p.)
 

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