IL LUZZARESE UCCISO A MANTOVA
Sotto esame i contatti della vittima e le celle telefoniche della zona
LUZZARA. Sono trascorsi tre giorni e sul delitto del ponte di San Giorgio a Mantova resta una fitta cortina di mistero. Se gli investigatori dei carabinieri speravano di scovare una pista nel...
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LUZZARA. Sono trascorsi tre giorni e sul delitto del ponte di San Giorgio a Mantova resta una fitta cortina di mistero. Se gli investigatori dei carabinieri speravano di scovare una pista nel racconto di chi ha assistito alla sparatoria sulla ciclabile, sono rimasti delusi: nessun testimone finora si è fatto avanti. Salvo uno, un automobilista di passaggio che ha riferito di aver udito tre o quattro botti. «Pensavo che fossero petardi e non mi sono girato», ha detto. Così come i testimoni, mancano anche le immagini della videosorveglianza sul luogo del delitto o lungo i percorsi di possibile fuga e arrivo dell’assassino. Le telecamere sono troppo lontane. Una copre il parcheggio dove la vittima, Sandro Tallarico, 57 anni, originario di Luzzara, ha lasciato l’auto; l’altra l’incrocio tra il lungolago e via San Giorgio, lo stradello che porta a piazza Sordello. Ma l’agguato al commerciante, residente a Roverbella (Mantova), è avvenuto nel tratto di ciclabile che costeggia il ponte di San Giorgio. Decisamente fuori portata.
Le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri sono tutt’altro che al palo. Per arrivare all’autore dell’omicidio, il lavoro dell’Arma prosegue in ogni direzione, lungo la linea dei contatti che Tallarico aveva nel lavoro e nella vita privata, del suo remoto passato di militanza nell’estrema destra e di attività commerciali aperte fuori provincia, fino al suo impegno civile per la sicurezza del paese dove abitava. Ma non è tutto. Tra le attività che i carabinieri stanno facendo a ritmo continuo dal loro intervento sulla ciclabile dove Tallarico è stato ucciso con quattro colpi di rivoltella al torace, anche la meticolosa ispezione del suo telefono cellulare, dei messaggi e delle chiamate fatte e ricevute negli ultimi mesi. Altro versante è l’analisi delle celle telefoniche, un lavoro che permette di mappare la presenza di telefoni cellulari in determinate aree e orari. C’è il nome di qualche conoscente di Sandro Tallarico tra i titolari dei telefonini agganciati mercoledì mattina tra le 9 e le 10 nella zona del ponte di San Giorgio? Altro fronte che fornisce indicazioni utili agli investigatori è l’autopsia sulla vittima, eseguita giovedì. Tre i proiettili rinvenuti nel corpo del commerciante, dei quattro che l’hanno colpito, di un calibro che la Procura accerterà grazie ai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Parma, a cui sono stati inviati i reperti. Di certo al momento c’è che l’arma che ha sparato è una sola, come uno solo sarebbe l’aggressore; e che si tratta di una pistola a tamburo, che trattiene il bossolo dopo l’esplosione del colpo (sul luogo del delitto non sono stati trovati bossoli a terra). Prima di essere colpito, Tallarico ha estratto il coltellino a serramanico che portava sempre in tasca, ma non ha fatto in tempo a difendersi. Nella selva di incognite in cui investigatori dell’Arma e Procura stanno cercando di orientarsi ci sono le domande sulle possibili origini del delitto. Il movente è passionale? Celato in una piega della sua vita privata? Quello che ha armato la mano dell’assassino è da ricercare nell’attività lavorativa della vittima? Oppure bisogna scavare nel suo passato? Secondo i carabinieri, la vita di Tallarico, che in passato aveva gestito un negozio di abbigliamento a Sirmione, non ha ombre. Ci sono evidenti anomalie nel modo con cui il delitto è stato compiuto, a partire dal luogo e dall’ora. Quei quattro colpi esplosi in rapida successione e a distanza ravvicinata fanno pensare a un delitto d’impeto, non a un omicidio premeditato. Il che sembra spostare l’asticella delle ipotesi sul movente passionale.
Le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri sono tutt’altro che al palo. Per arrivare all’autore dell’omicidio, il lavoro dell’Arma prosegue in ogni direzione, lungo la linea dei contatti che Tallarico aveva nel lavoro e nella vita privata, del suo remoto passato di militanza nell’estrema destra e di attività commerciali aperte fuori provincia, fino al suo impegno civile per la sicurezza del paese dove abitava. Ma non è tutto. Tra le attività che i carabinieri stanno facendo a ritmo continuo dal loro intervento sulla ciclabile dove Tallarico è stato ucciso con quattro colpi di rivoltella al torace, anche la meticolosa ispezione del suo telefono cellulare, dei messaggi e delle chiamate fatte e ricevute negli ultimi mesi. Altro versante è l’analisi delle celle telefoniche, un lavoro che permette di mappare la presenza di telefoni cellulari in determinate aree e orari. C’è il nome di qualche conoscente di Sandro Tallarico tra i titolari dei telefonini agganciati mercoledì mattina tra le 9 e le 10 nella zona del ponte di San Giorgio? Altro fronte che fornisce indicazioni utili agli investigatori è l’autopsia sulla vittima, eseguita giovedì. Tre i proiettili rinvenuti nel corpo del commerciante, dei quattro che l’hanno colpito, di un calibro che la Procura accerterà grazie ai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Parma, a cui sono stati inviati i reperti. Di certo al momento c’è che l’arma che ha sparato è una sola, come uno solo sarebbe l’aggressore; e che si tratta di una pistola a tamburo, che trattiene il bossolo dopo l’esplosione del colpo (sul luogo del delitto non sono stati trovati bossoli a terra). Prima di essere colpito, Tallarico ha estratto il coltellino a serramanico che portava sempre in tasca, ma non ha fatto in tempo a difendersi. Nella selva di incognite in cui investigatori dell’Arma e Procura stanno cercando di orientarsi ci sono le domande sulle possibili origini del delitto. Il movente è passionale? Celato in una piega della sua vita privata? Quello che ha armato la mano dell’assassino è da ricercare nell’attività lavorativa della vittima? Oppure bisogna scavare nel suo passato? Secondo i carabinieri, la vita di Tallarico, che in passato aveva gestito un negozio di abbigliamento a Sirmione, non ha ombre. Ci sono evidenti anomalie nel modo con cui il delitto è stato compiuto, a partire dal luogo e dall’ora. Quei quattro colpi esplosi in rapida successione e a distanza ravvicinata fanno pensare a un delitto d’impeto, non a un omicidio premeditato. Il che sembra spostare l’asticella delle ipotesi sul movente passionale.
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