“Besa”, musulmani che salvarono ebrei
Inaugurata ieri in sinagoga la mostra fotografica dedicata a un poco conosciuto codice d’onore
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REGGIO EMILIA. Una storia lontana nel tempo e nell’immaginario, quella di musulmani che aiutarono ebrei cacciati dai nazisti. È quella narrata nelle immagini della mostra “Besa - Un codice d’onore: Albanesi musulmani che salvarono ebrei ai tempi della Shoah”, inaugurata ieri sera nella sinagoga di via dell’Aquila, nel cuore del vecchio ghetto reggiano, dove rimarrà visitabile sino a domenica 4 febbraio. “Besa” è un’esposizione realizzata grazie alle fotografie di Norman H. Gershman, ed è riproposta a Reggio dall’istituto storico provinciale Istoreco per il periodo attorno al giorno della memoria, la ricorrenza internazionale per le vittime dell’Olocausto che cade il 27 gennaio, il giorno in cui i carri armati dell’Armata Rossa entrarono nel complesso di Auschwitz/Birkenau. Ieri è stata inaugurata ufficialmente, prima di essere messa a disposizione della cittadinanza per visite gratuite nei prossimi fine settimana. A tagliare virtualmente il nastro, come ospite d’onore, Vincenza Maugeri, direttrice del museo ebraico di Bologna, protagonista dell’incontro “Racconti di Giusti fra le Nazioni in Emilia Romagna” con Matthias Durchfeld e Alessandra Fontanesi. “Besa” sarà visitabile oggi, domenica 21 gennaio, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. Le aperture pubbliche riprenderanno nel prossime fine settimana, nei giorni venerdì 26 (dalle 10 alle 13), sabato 27 (dalle 17 alle 20) e domenica 28 gennaio, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. Si replica con gli stessi orari dal 2 al 4 febbraio. Verrà fatta conoscere a gran parte delle classi che prenderanno parte al prossimo Viaggio della Memoria diretto a Cracovia e al complesso di Auschwitz/Birkenaue. È inoltre possibile prenotare visite guidate per classi e gruppi fuori da questi orari, contattando Istoreco. Cosa si può vedere negli antichi saloni della restaurata sinagoga cittadina, da anni usata come sede di mostre e iniziative culturali? Il lavoro di Gershman, curato nella versione italiana proprio da Istoreco, si snoda in pannelli fotografici dedicati agli albanesi musulmani che durante la guerra salvarono persone di origine ebraica, sono affiancati da testi che raccontano la loro motivazione. Al centro, una serie di vicende che oggi appaiono quasi poco credibili: musulmani che aiutano ebrei, braccati dai nazisti, e lo fanno per solidarietà umana e per rispondere ai precetti di accoglienza insegnati nell’Islam. Un codice di onore, “Besa” appunto, che ha spinto donne ed uomini a rischiare la vita per persone a loro sconosciute, oltre che “infedeli”. Alcuni di questi albanesi sono stati inseriti nell’elenco dei Giusti fra le nazioni dello Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di Gerusalemme.(adr.ar.)
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