SICUREZZA URBANA
«Segnalazioni sempre più utili dai controlli di comunità»
REGGIO EMILIA. Sono attivi da non più di sei mesi ma la loro presenza è considerata fondamentale quando si parla di sicurezza urbana. Sono i gruppi di controllo di comunità che, se all’inizio...
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REGGIO EMILIA. Sono attivi da non più di sei mesi ma la loro presenza è considerata fondamentale quando si parla di sicurezza urbana. Sono i gruppi di controllo di comunità che, se all’inizio venivano visti da più parti con sospetto, ora vengono definiti importanti collanti in gradi di alzare il tasso di presidio civico. Ne sono convinti sia il sindaco Luca Vecchi che il comandante della Municipale Stefano Poma. In attesa che entri in funzione quello di Cella, dal 1° giugno scorso sono attivi i gruppi di controllo di comunità di Fogliano, Due Maestà Canali, Roncocesi, Massenzatico, Gavassa.
«È stato superato il rischio ronda – sottolinea il sindaco –. Anche grazie ai numerosi incontri che sono stati organizzati e la collaborazione con le istituzioni, questi gruppi di cittadini hanno colto il vero senso della mobilitazione». «Anche se sono attivi in realtà da poco tempo – conferma il comandante della Municipale – hanno già iniziato a fare la differenza. In questi primi sei mesi, per esempio, ci sono arrivate 232 segnalazioni dai diversi gruppi di controllo di comunità e devo dire che una volta filtrate, analizzate, approfondite, risultano assolutamente più precise e utili rispetto alle telefonate che il nostro centralino riceve, ogni anno a migliaia: solo nel 2017, per fare un esempio, sono state 43mila. Ben vengano le segnalazioni, ma è chiaro che più arrivano puntuali meglio è».
E sul tema sicurezza si è soffermato a lungo il sindaco partendo dalla «proficua collaborazione con la Municipale così come con le altre forze dell’ordine». «Il tema della sicurezza – sottolinea Vecchi – è una priorità e non nego che ci siano ancora, come ha sottolineato il questore, dei nervi scoperti, a partire dalla zona stazione. Ma se mi guardo indietro, vedo che molte cose sono state fatte: dalla nuova illuminazione alle telecamere di videosorveglianza alla decisione di affrontare il tema della morosità nelle torri di via Turri alle tante iniziative che hanno migliorato la situazione. Non mi nascondo dietro ai problemi – sintetizza Vecchi – ma non accetto che Reggio Emilia venga presentata come un Bronx». E ancora: «Tre anni fa la parola più in voga era crisi, oggi è paura, ma io non posso accettare che la nostra generazione trasmetta ai giovani questo messaggio. Dalla paura si deve passare alla fiducia». Poi, rivolto agli uomini della Municipale riuniti nella Sala degli Specchi: «Immagino che ogni giorno incontriate la frustrazione quando dai cittadini vi viene chiesto sempre qualcosa in più, ma io sono convinto che sia necessario proseguire su questa strada. Una volta tra istituzioni e cittadini c’era una serie di corpi intermedi rappresentati dai partiti piuttosto che dai sindacati, ma oggi la rappresentanza è in crisi. Per questo proprio le forze di polizia vengono ad assumere un ruolo fondamentale: sono coloro che prendono per mano il cittadino per portarlo fuori dalla paura».
E a proposito di sicurezza, e di zona stazione, il comandante Stefano Poma si è soffermato sui controlli a tappeto partiti proprio in quello che è il nervo scoperto di Reggio. «In sei mesi – spiega – abbiamo controllato 285 appartamenti per un totale di 915 persone. Siamo solo all’inizio ma abbiamo già trovato materiale su cui lavorare: affitti in nero, contratti non registrati, e andremo avanti con questo metodo. Non è un lavoro facile e soprattutto serve tempo per avere risultati. Ma è l’unica strada percorribile». (c.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«È stato superato il rischio ronda – sottolinea il sindaco –. Anche grazie ai numerosi incontri che sono stati organizzati e la collaborazione con le istituzioni, questi gruppi di cittadini hanno colto il vero senso della mobilitazione». «Anche se sono attivi in realtà da poco tempo – conferma il comandante della Municipale – hanno già iniziato a fare la differenza. In questi primi sei mesi, per esempio, ci sono arrivate 232 segnalazioni dai diversi gruppi di controllo di comunità e devo dire che una volta filtrate, analizzate, approfondite, risultano assolutamente più precise e utili rispetto alle telefonate che il nostro centralino riceve, ogni anno a migliaia: solo nel 2017, per fare un esempio, sono state 43mila. Ben vengano le segnalazioni, ma è chiaro che più arrivano puntuali meglio è».
E sul tema sicurezza si è soffermato a lungo il sindaco partendo dalla «proficua collaborazione con la Municipale così come con le altre forze dell’ordine». «Il tema della sicurezza – sottolinea Vecchi – è una priorità e non nego che ci siano ancora, come ha sottolineato il questore, dei nervi scoperti, a partire dalla zona stazione. Ma se mi guardo indietro, vedo che molte cose sono state fatte: dalla nuova illuminazione alle telecamere di videosorveglianza alla decisione di affrontare il tema della morosità nelle torri di via Turri alle tante iniziative che hanno migliorato la situazione. Non mi nascondo dietro ai problemi – sintetizza Vecchi – ma non accetto che Reggio Emilia venga presentata come un Bronx». E ancora: «Tre anni fa la parola più in voga era crisi, oggi è paura, ma io non posso accettare che la nostra generazione trasmetta ai giovani questo messaggio. Dalla paura si deve passare alla fiducia». Poi, rivolto agli uomini della Municipale riuniti nella Sala degli Specchi: «Immagino che ogni giorno incontriate la frustrazione quando dai cittadini vi viene chiesto sempre qualcosa in più, ma io sono convinto che sia necessario proseguire su questa strada. Una volta tra istituzioni e cittadini c’era una serie di corpi intermedi rappresentati dai partiti piuttosto che dai sindacati, ma oggi la rappresentanza è in crisi. Per questo proprio le forze di polizia vengono ad assumere un ruolo fondamentale: sono coloro che prendono per mano il cittadino per portarlo fuori dalla paura».
E a proposito di sicurezza, e di zona stazione, il comandante Stefano Poma si è soffermato sui controlli a tappeto partiti proprio in quello che è il nervo scoperto di Reggio. «In sei mesi – spiega – abbiamo controllato 285 appartamenti per un totale di 915 persone. Siamo solo all’inizio ma abbiamo già trovato materiale su cui lavorare: affitti in nero, contratti non registrati, e andremo avanti con questo metodo. Non è un lavoro facile e soprattutto serve tempo per avere risultati. Ma è l’unica strada percorribile». (c.c.)
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