Reggio Emilia, un nuovo piano per la sicurezza in stazione
di Ambra Prati
Oltre ai controlli a tappeto, la Questura mette a punto un sistema di analisi incrociate degli interventi
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REGGIO EMILIA . Battere a tappeto i quartieri a rischio, analizzando una per una le segnalazioni dei cittadini e coinvolgendo tutti i settori della questura: i controlli straordinari diventeranno la norma, per dare risposte non più una tantum ma a “ciclo continuo”. È la nuova modalità voluta dal questore Antonio Sbordone, che ha inaugurato un diverso approccio alle zone a rischio. Questo il bilancio della capillare campagna di controlli in città in poco più di due mesi (dal 20 novembre al 18 gennaio, vale a dire da quando il questore si è insediato): in 21 giornate di servizi, sono state controllate 1.825 persone (di cui 758 stranieri) e ispezionate 16 armerie, 15 bazar cinesi, 13 sale slot-vlt, 16 bar e ristoranti, 8 Compro-Oro, 12 negozi di vario genere (dagli articoli per la casa alle tabaccherie). Sono stati inoltre dati due Daspo urbani e quattro multe sulle norme che regolano la somministrazione di cibi e bevande.
I numeri, però, non spiegano la diversa modalità di procedere della polizia nei quartieri a rischio, che restano quelli di sempre: la stazione (via Turri, viale IV Novembre, piazzale Europa), parco del Popolo e parco delle Paulonie.
Per dare risposta alle numerose segnalazioni giunte dai reggiani, dallo spaccio al disturbo della quiete pubblica, il questore ha voluto mettere al centro le esigenze del cittadino: le notorie “retate” in stazione, due volte la settimana. Ora è stato istituito in via Dante un tavolo con cadenza settimanale, composto dai dirigenti di tutti i settori (Volanti, Squadra mobile, Ufficio immigrazione e Reparto anticrimine), dove ogni esposto viene analizzato a seconda dell’ambito di competenza: ad esempio, se arriva una lamentela su via Paradisi, ciascun dirigente può elencare ciò che è stato fatto di recente in quel particolare luogo, i precedenti e l’intervento consigliabile. Ci si confronta poi con la polizia municipale, che ha un osservatorio privilegiato, e a quel punto si procede alle verifiche “a rete”.
«L’obiettivo, rispetto al passato, è dare una risposta complessiva, non più sporadica ma in continuum, insistendo su una data area finché il disagio non è scomparso o non si è attenuato – fa sapere il dottor Sbordone – I risultati li stiamo vedendo: anche i comitati cittadini sono consapevoli della nostra maggior presenza».
I numeri, però, non spiegano la diversa modalità di procedere della polizia nei quartieri a rischio, che restano quelli di sempre: la stazione (via Turri, viale IV Novembre, piazzale Europa), parco del Popolo e parco delle Paulonie.
Per dare risposta alle numerose segnalazioni giunte dai reggiani, dallo spaccio al disturbo della quiete pubblica, il questore ha voluto mettere al centro le esigenze del cittadino: le notorie “retate” in stazione, due volte la settimana. Ora è stato istituito in via Dante un tavolo con cadenza settimanale, composto dai dirigenti di tutti i settori (Volanti, Squadra mobile, Ufficio immigrazione e Reparto anticrimine), dove ogni esposto viene analizzato a seconda dell’ambito di competenza: ad esempio, se arriva una lamentela su via Paradisi, ciascun dirigente può elencare ciò che è stato fatto di recente in quel particolare luogo, i precedenti e l’intervento consigliabile. Ci si confronta poi con la polizia municipale, che ha un osservatorio privilegiato, e a quel punto si procede alle verifiche “a rete”.
«L’obiettivo, rispetto al passato, è dare una risposta complessiva, non più sporadica ma in continuum, insistendo su una data area finché il disagio non è scomparso o non si è attenuato – fa sapere il dottor Sbordone – I risultati li stiamo vedendo: anche i comitati cittadini sono consapevoli della nostra maggior presenza».
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