Gazzetta di Reggio

Reggio

Il Pd stoppa i paracadutati «No a fenomeni importati»

di Evaristo Sparvieri
Il Pd stoppa i paracadutati «No a fenomeni importati»

La direzione provinciale approva la rosa dei dieci nomi da proporre a Roma Si punta sui tre parlamentari uscenti: «In lista meritano un posto eleggibile»

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Il Pd reggiano prova a stoppare i paracadutati, approvando in assemblea provinciale un documento nel quale chiede che non ci siano in lista coloro che vengono definiti «fenomeni da importazione». Quanto al resto, le caselle sembrano cominciare a riempirsi. Graziano Delrio per uno dei due uninominali della Camera, più almeno tre plurinominali, fra i quali si vocifera di Alto-Adige, Sardegna e un collegio nel Sud Italia. Andrea Rossi, sottosegretario alla Regione e responsabile organizzativo Pd nazionale, capolista del plurinominale alla Camera, che da Reggio va fino a Piacenza. La parlamentare uscente Vanna Iori, invece, è in pole per il ruolo di capolista al plurinominale del Senato, che oltre a Reggio, Parma e Piacenza coinvolge anche il Modenese e il Ferrarese. Salgono anche le quotazioni della parlamentare uscente, Antonella Incerti, che ha ottenuto un buon gradimento nelle consultazioni dei circoli. Ma la sfida all’ultimo voto con la consigliera regionale, Roberta Mori, non è affatto chiusa. Anche perché quest’ultima – oltre ad essere sponsorizzata da Maino Marchi (la Incerti può contare sull’appoggio di Cesare Damiano) – è stata la coordinatrice del comitato Emilia-Romagna della mozione Orlando. E, di fatto, il derby al femminile che sta agitando il Pd reggiano potrebbe essere deciso solo a Roma, dietro a logiche di bilancino e correnti. Al pari degli altri parlamentare uscenti, risalgono anche le quotazioni di Paolo Gandolfi, che potrebbe giocarsi una delle terze posizioni in lista. Senza dimenticare tuttavia che soprattutto i piacentini vorranno dire la loro. E, di conseguenza, si fanno largo i nomi della sottosegretaria Paola De Micheli, e di Roberto Reggi, attualmente direttore dell’Agenzia del demanio, pronti a rimescolare le carte. I nomi cominciano a trovare una collocazione nelle schede elettorali. È trapelano con ricorrenza alcune ipotesi a margine della direzione provinciale del Pd di ieri mattina, estesa anche all’assemblea, dove è stato illustrato il risultato della tre giorni di consultazioni dei circoli: circa 700 le persone che hanno partecipato alle consultazioni, dove ci sono stati circa 150 interventi. E dove la rosa dei dieci nomi per un posto in lista è stata complessivamente approvata. Un’assemblea che ha segnato una sorta di pace armata fra correnti, ai ferri corti sin dentro la segreteria e attraversate da malumori interni e fra renziani e orlandiani anche per le indiscrezioni apparse nei giorni scorsi sulla Gazzetta, spuntate fuori nei dibattiti in più circostanze. Come da copione, il segretario provinciale Andrea Costa, il cui nome non era presente nella rosa ma è stato indicato dai circoli, ha fatto ufficialmente un passo indietro, rimarcando però il territorio: «So che in quasi tutte le assemblee è stato fatto il mio nome per la rosa dei possibili candidati. Io ringrazio dell’affetto e della stima, la politica è prima di tutto rapporti umani ma credo che questa comunità politica può essere meglio di come spesso viene rappresentata e vorrei dare l’esempio che è lo strumento migliore per affermare quello in cui si crede per questo motivo non ho dato la disponibilità a far parte di quella rosa». Fra gli interventi di ieri, anche quello del vicesegretario e sindaco di Quattro Castella, Andrea Tagliavini, che resta in corsa per un terzo posto, e del sindaco di Reggio, Luca Vecchi, risultato uno dei più applauditi.

Al termine della riunione, è stato quindi approvato un documento all’unanimità, che sarà portato all’attenzione della direzione regionale e di quella nazionale. Ed è in questo documento che il Pd reggiano prova a mettere alcuni paletti, nella speranza che le indicazioni vengano ascoltate a Bologna e a Roma. Se fino a qualche giorno fa circolava infatti l’ipotesi di una candidatura al Senato di Dario Franceschini nel collegio a scavalco con Ferrara, l’annuncio del ministro alla Cultura di una corsa nella sua Ferrara per la Camera sembra aver riaperto molti i giochi. E l’ipotesi di un paracadutato torna a far paura. Di qui il no espresso dal Pd reggiano.

«Reggio esprime due figure “nazionali”, che oggi non siedono in Parlamento, indispensabili al Pd: il ministro Graziano Delrio ed il responsabile nazionale organizzazione Andrea Rossi - si legge nel documento – Nello spirito della nuova legge elettorale, che crea un nuovo rapporto tra cittadini ed eletti, decisamente più legato al territorio, chiediamo che siano candidati sul nostro territorio: Reggio Emilia così contribuisce al risultato nazionale attraverso nomi di spicco reggiani, senza dover accogliere “fenomeni di importazione”».

Via libera anche ai parlamentari uscenti, che meritano «una ricandidatura in posizione eleggibile». Fra gli altri punti del documento, infine, si chiede che si tenga conto di equilibri territoriali: un principio che potrebbe contribuire a sfoltire ulteriore la rosa, composta anche da Mauro Bigi, Dario Bottazzi e da Licia Ferrari.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google