In sciopero anche i magistrati onorari
Dopo i giudici di pace dal 29 gennaio nuove adesioni alla protesta contro la riforma della magistratura non togata
REGGIO EMILIA. Imperversa il vento di protesta contro la riforma della magistratura onoraria. A più riprese, negli ultimi mesi, i magistrati non togati hanno incrociato le braccia, con effetti sensibili anche sul tribunale di Reggio Emilia che da tempo ha concretamente inserito nell’attività giudiziaria giudici e vice procuratori onorari (attualmente sono ventisette, fra cui un giudice che, per carenze d’organico, sta sostituendo in ambito penalistico un magistrato togato che arriverà solo fra alcuni mesi). Allo sciopero dei giudici di pace – partito un paio di settimane fa e che durerà sino al 4 febbraio – s’aggiungerà ora dal 29 gennaio al 2 febbraio l’astensione degli altri magistrati onorari. Una sovrapposizione che paralizzerà pure nel nostro palazzo di giustizia una buona fetta dei processi in calendario: sinora fra i giudici di pace reggiani hanno aderito in quattro su nove allo sciopero nazionale, bloccando circa metà delle udienze (più che altro civilistiche) con relativi posticipi piuttosto lunghi e disagi alla macchina della giustizia. Vedremo fra una settimana cosa accadrà nelle udienze con lo sciopero che s’allarga.
GIUDICI DI PACE. Le ragioni della protesta dei giudici di pace sono molteplici: l’assimilazione delle retribuzioni dei magistrati ai redditi da lavoro autonomo; la trasformazione del giudice onorario in “magistrato privato a partita Iva”; il trattamento economico e previdenziale “discriminatorio”; il vulnus all’indipendenza della magistratura ordinaria; la discriminazione ulteriore, tutta interna alla categoria, tra giudici di pace e magistrati onorari di tribunale, con questi ultimi sacrificati sul piano economico rispetto ai primi. Nel comunicato emesso dalle sigle di rappresentanza (Unapiga e Angdp) vengono inoltre richiamati alcuni importanti temi del diritto del lavoro in relazione ai quali sono aperte procedure di infrazione europea contro l’Italia: il mancato riconoscimento del diritto al congedo di maternità; l’assenza di limiti alla reiterazione di contratti a termine; la disparità di trattamento rispetto ai magistrati professionali in tema di retribuzione, di indennità di fine rapporto e di regimi di sicurezza sociale.
MAGISTRATI ONORARI. Da calcoli fatti in campo nazionale, giudici e vice procuratori onorari amministrano, di fatto, la metà della giustizia (sia civile che penale). E visti i numeri dei magistrati non togati in azione spesso da anni, quanto accade nel tribunale di Reggio Emilia non fa eccezione. Chi rappresenta i magistrati onorari parla esplicitamente di sfruttamento, considerando le ore lavorate nei palazzi di giustizia, le udienze studiate e poi tenute (senza una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del lavoro svolto) il tutto pur non potendo contare su previdenza sociale, assistenza per malattia, infortuni in itinere o maternità. «Il Governo ha pensato di risolvere l’anomalia italiana imponendo il part-time, con un impegno di due giorni a settimana – scrive in un comunicato il Gruppo di coordinamento del movimento Sei Luglio – e secondo l’interpretazione dell’Anm i due giorni a settimana corrispondono a due udienze, con la conseguenza che i magistrati onorari dovrebbero comunque continuare a lavorare per tutto il resto della settimana, per preparare le udienze e redigere i provvedimenti (spesso molto impegnativi, in quanto si tratta di motivare le sentenze). Non si comprende in che modo la soluzione supererebbe i rilievi formulati dalla Commissione europea – viene rimarcato – che ha osservato che i giudici e i vice procuratori onorari sono comparabili ai magistrati di carriera e quindi discriminati rispetto a loro. Sta di fatto che, in base all’interpretazione dell’Anm, i magistrati onorari verrebbero retribuiti con 700 euro netti, corrisposti ogni tre mesi, per lavorare a tempo pieno, salvo un premio produttività liquidato a fine anno, utile solo a peggiorare la qualità del servizio». È dura anche la Federmot: «Questo Governo ha sposato un modello di magistratura onoraria part-time, respingendo al mittente ogni tentativo di trasformare il “caporalato di Stato” in un rapporto disciplinato secondo regole coerenti col diritto costituzionale e sovranazionale. Tutto ciò per essere ripagati con una umiliante riforma che piega una professionalità acquisita di decenni a ruolo ancillare, che imbriglia l’utilizzo a svariati irrazionali vincoli sino al punto di rendere la magistratura onoraria sostanzialmente inutile e la giustizia “morta”, morta per il magistrato onorario, morta per il cittadino».
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