Alessandri e Grande Nord arruolano i leghisti delusi
L’ex campione di voti boccia il Carroccio e candida i reggiani Irali e Fossa «Salvini è il nuovo Fini, Vinci inconcludente». Il segretario: «Avrà lo 0,01%»
REGGIO EMILIA. Zeffirino Irali al Senato e Gabriele Fossa alla Camera. Sono questi i primi due ex leghisti reggiani che Angelo Alessandri ha schierato con il suo nuovo movimento politico, Grande Nord, indicando la strada: fare da calamita per i leghisti delusi dal partito non più secessionista guidato da Matteo Salvini.
I due ex consiglieri comunali seguono quindi Alessandri, campione di voti nella consiliatura 2009-2014 a Reggio Emilia (ne aveva collezionati ben 16.600), che ha fondato il “suo” Grande Nord per tentare di rimpicciolire la Lega salviniana, che a Reggio e in Emilia è in mano a Gianluca Vinci, proiettato verso Roma con le prossime politiche.
«Raccogliamo il testimone del sogno di libertà del nord perché da Salvini c’è stato l’alto tradimento: è il nuovo Fini e la sua lega “ex nord” è la nuova Alleanza Nazionale» è lo slogan che Alessandri ripete a ogni piè sospinto.
L’ex capo indiscusso della Lega Nord emiliana boccia in toto il suo successore Vinci, la sua azione in consiglio comunale così come la portata della battaglie. «Avevo lasciato la politica ma poi mi sono girato indietro e ho visto che la Lega aveva abbandonato il suo territorio e soprattutto la lotta, con una resa totale a Roma. Togliere la parola nord da Lega significa aver abbandonato la bandiera» dice ora Alessandri, ringalluzzito dalla piccola accolita di leghisti della prima ora che sta calamitando, e che anche nel Reggiano sembrano convergere su di lui. Oltre a Irali e Fossa ce ne sono altri in provincia, «ma devono venire allo scoperto loro, non devo essere io a fare quei nomi».
Vinci, dal canto suo, restituisce la pariglia snobbando la nuova avventura del suo ex capo, che punta anche alle regionali in Lombardia e alle prossime comunali nel nord, passando per Veneto ed Emilia. «Alessandri ci fa ancora meno paura di Tabacci – sorride Vinci – a Reggio avrà forse 200 voti, non di più: parliamo dello 0,01%. Del resto è il campione dei progetti impossibili e non credo che porterà via alcunché alla Lega». Colpi di varia levatura tra ex compagni di partito: Vinci il salviniano di ferro e Alessandri, bossiano nel cuore. «Ma non c’è Bossi dietro al mio movimento, Umberto l’ho visto e l’ho sentito ma solo a livello umano» dice Alessandri una volta incalzato. Certo è che ha creato Grande Nord sia per rivendicare secessione, soldi e indipendenza, così come per scardinare il Carroccio. «Parliamo alla base leghista, certo, perché in alto c’e ci pensa solo per sè – dice – Dobbiamo difendere casa nostra, difendere i 100 miliardi di residuo fiscale che diamo a Roma. Salvini ha rinunciato dopo 20 anni di Padania libera per raccattare un paio di voti in più. Sta imbarcando 300 amministratori al sud, tutti fittiani e alfaniani. Ha imbarcato la Bongiorno, ex finiana che ha votato la riforma Fornero e il fiscal compact. Da noi ci sono le porte aperte per i leghisti che non si riconoscono più in questa Lega senza nord». Per ora Alessandri ha depositato il simbolo, varato un sito internet e sta raccogliendo le 3mila firme circa che gli servono per partecipare alle politiche del 4 marzo. «Sono nati 180 comitati in due mesi e speriamo di raggiungere la quota delle firme» avverte. «Abbiamo già qualche veneto, qualche lombardo e qualche emiliano, altri dalla nostra bassa così come dalla montagna, consiglieri ed ex consiglieri che stanno entrando nel movimento». Un altro partito per i delusi, leit motiv in voga anche a sinistra. Poi ricorda: «Io ho lasciato una Lega dai grandi numeri. Adesso la militanza è sparita e non basta andare in tivù».
Enrico Lorenzo Tidona
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