Credem va a caccia di piccole banche per poter crescere
Gregori: «Sviluppo necessario non solo per linee interne ma non cambieremo la nostra governance e il modello»
REGGIO EMILIA. Questa volta gli indugi su nuove acquisizioni sembrano davvero rotti. Rotti a tal punto che l’intervista rilasciata dall’ad del Credem a Affari&Finanza di Repubblica fa presagire novità a stretto giro. Credem punta infatti crescere ma non solo per vie interne: si apre una nuova stagione a suon di acquisizioni. A dirlo è lo stesso Nazzareno Gregori, direttore generale della banca di Reggio Emilia, che vede come azionisti di riferimento la famiglia Maramotti. Il Credem, infatti, ha fatto del suo taglio medio un benchmark grazie a indici di patrimonializzazione e solidità che l’hanno messa in risalto rispetto ai big del settore. Una banca fiera di restare sola, fuori dall’orbita delle grandi manovre, ma che guarda sempre allo sviluppo e necessita di crescere per generare anche sinergie e costi di scala che aumentino le marginalità.
Gregori ha quindi parlato di eventuali acquisizioni che saranno però selezionate scrupolosamente affinché siano in grado di creare valore. Per il Credito Emiliano non sarebbe certo la prima volta: il perimetro della banca era già stato ampliato tramite campagne acquisti consistenti tra gli anni ’90 e i 2000. Poi la crisi ha gelato gli entusiasmi. In particolare, nel mirino ci sono potenziali target come piccole banche che siano compatibili sia con il modello di business sia con la governance della banca.
Nessuna follia ma la solita razionalità per rimanere al riparo dalla fregature e digerire anche i possibili bocconi di minor taglio rimasti sul mercato bancario italiano. L’estero, infatti, non è nel mirino della banca reggiana.
Come detto, una nuova operazione servirebbe a creare sinergie e ridurre il rapporto tra costi e ricavi che per il Credem si attesta attualmente al 63,4% per cento. «Tagliare i costi indiscriminatamente può anche portare a una successiva diminuzione dei ricavi, perché potrei tagliare proprio quegli asset che domani potrebbero farmi guadagnare» ha detto Gregori, che ha spiegato che ciò è diretta conseguenza dei significativi investimenti tecnologici che la banca ha intrapreso, nonché delle spese per la formazione del personale e delle reti di vendita.
A dar man forte alla strategia di crescita ci sono i risultati del 2017, che saranno resi pubblici il prossimo 9 febbraio. Il manager ha precisato che i numeri saranno migliori del 2016 ma che il 2018 sarà caratterizzato da un contesto ancora più complesso sotto il profilo della concorrenza. Il peso del risparmio gestito e delle assicurazioni sta diventando sempre maggiore sul margine di intermediazione del gruppo, dato il perdurare dei bassi tassi di interesse. Gregori ha poi ricordato che il rapporto tra crediti deteriorati e prestiti totali, pari al 5,8%, è tra i più bassi del sistema bancario italiano, mentre sul fronte patromoniale il Cet1 si attesta al 13,37%. I competitor restano come sempre le grandi banche «ma anche le casse rurali. Bisognerà poi considerare quale sarà l’impatto dell’arrivo dello Stato sull’operatività di Mps». Certo è che per chi è rimasto in piedi sul mercato del credito dopo gli scossoni di questi anni, il futuro sembra più roseo dopo i crac che hanno indebolito anche il sistema delle popolari, che hanno ceduto pezzi e clientela spesso pregiata. (e.l.t.)
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