Il paese è in lutto per il giovane padre
Non sono ancora stati fissati i funerali del 35enne Lisandro, morto domenica notte in un incidente a Salvaterra
RUBIERA . In un’atmosfera di dolore e desolazione per la giovanissima famiglia che lascia, si attendono ancora novità per l’ultimo saluto al 35enne Lisandro Alaya Quiala, rubierese di origine cubana morto nella notte fra sabato e domenica lungo la provinciale 51 a Salvaterra in un incidente stradale.
Verso le 3 del mattino Quiala ha perso il controllo della propria auto, una Ford Focus, mentre si trovava all’altezza del villaggio artigianale Macina. L’automobile ha praticamente tirato dritto nella rotonda che porta a via dell’Artigianato, prima di schiantarsi contro il muro di cinta di un’azienda della zona, la Modula, dopo parecchi metri di corsa.
Il violentissimo impatto si è rivelato fatale. L’uomo è morto sul colpo e nulla hanno potuto fare i sanitari, intervenuti assieme ai carabinieri. Non è chiaro cosa abbia causato l’incidente, se vi siano stati problemi meccanici, un malore, stanchezza o altro, e per avere maggiori certezze al riguardo il corpo è ancora sotto procura. Il pm potrebbe decidere ulteriori accertamenti. Per ora, la salma resta custodita al cimitero di Coviolo e non è possibile provvedere ai funerali.
Quiala lascia una giovane e bella famiglia, una piccola figlia avuta con Stefania Esposito, barista piuttosto conosciuta nel distretto ceramico per aver gestito nel corso degli anni – prima con i propri parenti e poi come titolare – diversi bar-ristoranti frequentati, a Scandiano, Arceto e a Rubiera. La notizia del tragico schianto ha generato grande cordoglio nel territorio rubierese, dove soprattutto la moglie del 35enne è un volto noto, e lo stesso vale per la bimba, compagna di scuola e di giochi dei figli di tanti abitanti della zona. Il sindaco del paese, Emanuele Cavallaro, ha lanciato un appello alla solidarietà, per stringersi attorno a Stefania in questo momento crudele: «Esprimo anche io le mie condoglianze alla famiglia di Lisandro Alaya Quiala. Una cosa terribile. So che gli amici rubieresi non mancheranno di far sentire il loro abbraccio, cercheremo di stare loro vicini». (adr.ar.)
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