Obiettivo, azzerare le barriere in centro
Annalisa Rabitti illustra il progetto complessivo finanziato con 900mila euro: «E non si parla solo di ostacoli architettonici»
REGGIO EMILIA. Insieme con corresponsabilità. Le parole chiave del progetto “Reggio Emilia città senza barriere” paiono essere proprio queste. L’obiettivo di eliminare barriere architettoniche e culturali è il cuore del progetto che il Comune ha affidato a Fcr e al suo presidente Annalisa Rabitti, per rendere la nostra città più inclusiva verso le disabilità. Un percorso ambizioso che va avanti dal 2015 e che a fronte di un investimento di circa 500mila euro, a cui si aggiungono gli altri 400mila messi in preventivo per il prossimo biennio, vorrebbe rendere più facile la quotidianità alle persone e alle famiglie chiamate a fare i conti con le disabilità fisica e mentale. Un progetto che non si limita ad abbattere qualche barriera architettonica ma punta a promuovere una consapevolezza culturale che però nel frattempo ha già attecchito.
«A giugno – spiega Annalisa Rabitti – consegneremo le rampe mobili a una settantina di bar e negozi reggiani per consentire alle persone con difficoltà motorie di entrare e muoversi liberamente eliminando gli ostacoli. Come nel caso del bar Cartoleria Minerva in via San Carlo e del negozio Ravinala in via Guido da Castello». L’idea è semplice. A ogni esercizio che ha aderito verrà consegnata una pedana mobile (che una volta chiusa ha l’ingombro di una valigia) e ogni esercizio avrà un campanello di chiamata per consentire di chiedere l’utilizzo della pedana. Così ogni bar e ristorante che entra nel circuito dovrà disporre di un bagno per disabili. Ogni esercizio pubblico inoltre sarà dotato di una vetrofania e comparirà sul sito, per cui da casa sarà possibile individuare gli esercizi accessibili. Alcuni interventi per abbattere le barriere sono già stati realizzati come a Palazzo Magnani, dove è possibile accedere in autonomia con l’ascensore alle mostre. Resta ancora da risolvere il problema al piano terra, «ma il raccordo tra le diverse sale probabilmente sarà risolto con una piattaforma in legno dopo il parere della Soprintendenza» spiega l’architetto Cinzia Ansaldi del Criba (Centro regionale per il benessere ambientale), il centro che funge da consulente per Fcr e cittadini che devono fare interventi per rendere fruibile i propri locali. E se la questione delle barriere architettoniche in centro storico, è stato almeno in parte affrontato, restano i problemi dell’inserimento lavorativo. «A Reggio – dice Annalisa Rabitti – stiamo lavorando con molte aziende e sono 300 le persone inserite nel tirocinio lavorativo che può durare anche alcuni anni. Se ne occupa il Sil (Servizio integrazione lavorativa del Comune) con tirocini che a seconda dei casi vanno da 150 a 300 ore al mese e che prevedono un piccolo rimborso. Ma soprattutto questo percorso consente alle persone con disabilità mentale di costruire un proprio progetto di vita, mentre le persone con disabilità molto gravi vengono seguiti dai centri occupazionali. Lo stesso avviene a Palazzo Magnani dove un ragazzo con disabilità è già in servizio e un altro si aggiungerà a breve con Fotografia Europea». «Un altro progetto particolare – aggiunge il presidente di Fcr – è “Esperti per esperienza”, in base al quale 25 esperti appositamente formati sono a disposizione dell’Ausl per affiancare i medici al momento della diagnosi di una disabilità. Abbiamo provato a dare una risposta umana alla fragilità: chi ha vissuto quell’esperienza la mette a disposizione di altri cercando di abbattere la barriera medico - paziente. Per ora il servizio è attivo in alcuni reparti come Neonatologia, Pediatria, Neuropsichiatria infantile, Genetica, Neuro Riabilitazione e Gravi Disabilità». Poi c’è una serie di progetti rivolti alle scuole proprio per costruire nei bambini una cultura inclusiva. «Abbiamo appena finito – conclude – l’esperienza Narratori speciali, in cui ragazzi con disabilità mentali hanno letto favole e racconti nelle scuole e poi c’è il progetto che coinvolge le classi di elementari e medie per far conoscere il disagio psichico». Altri ancora sono in fase di progettazione grazie al lavoro fatto in questi mesi dai tavoli tematici a cui hanno partecipato oltre 200 persone.
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