Gazzetta di Reggio

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I 4 fratelli nel mirino Un clan nel clan con sede a Bibbiano

di Enrico Lorenzo Tidona
I 4 fratelli nel mirino Un clan nel clan con sede a Bibbiano

Il capo famiglia Nicolino è lo snodo centrale di Aemilia Gianluigi e Giuseppe la faccia imprenditoriale con Carmine

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REGGIO EMILIA. Furto, rapina, detenzione illegale di armi, fino all’intercettazione che ne comproverebbe il cosiddetto “rito di affiliazione” che lo ha «fatto uomo». Reati deprecabili che valgono però i gradi nel mondo della criminalità organizzata, scalato – anche per discendenza – da Carmine Sarcone, 38 anni, il più giovane dei sei fratelli (quattro maschi e due femmine), partiti da Cutro per piantare radici a Bibbiano, nella bella Villa Mannaia, quartier generale della famiglia, che si è piazzata per anni con la sordina in centro al paese.

Ma quello dei Sarcone è un clan nel clan, fedele al boss cutrese Nicolino Grande Aracri che ne ha promosso il suo braccio destro, Nicolino Sarcone, quale capo bastone in Emilia. Quest’ultimo è il capo prima di tutto della sua famiglia: lo dice il suo curriculum criminale, che va dalla recente imputazione per l’omicidio Vasapollo a Reggio Emilia nel 1992, legato poi allo spaccio di droga, alle estorsioni fino al reimpiego di capitali. Il pedigree completo di un uomo di ’ndrangheta, che un paio di mesi fa ha provato a pentirsi venendo respinto dalla Dda di Bologna perché considerato non attendibile. Ecco perché Nicolino Sarcone rappresenta uno degli snodi dell’inchiesta Aemilia. Di più: Sarcone è Aemilia, operazione del 2015 che ne ha visto l’arresto e la reclusione al carcere duro – riservato ai capi clan – con condanna in Appello a 15 anni, che si aggiunge ai 10 anni di carcere che sono sopraggiunti in Cassazione come pena definitiva per il coinvolgimento di primo piano in Edilpiovra, storica inchiesta contro il clan emiliano.

Il capo famiglia Nicolino non è però il più vecchio dei Sarcone. La primigenia spetta a Giuseppe, 56 anni, le cui più remote tracce a Reggio si trovano nel 1984, quando 23enne aprì una carrozzeria in città, chiusa l’anno dopo. Fino al 1998 non dichiara guadagni al fisco ma ha sempre soldi in tasca: nel 1990 compra infatti un immobile a Reggio senza ricorrere a finanziamenti e nel 1997 ne compra un secondo chiedendo un mutuo rimborsato in soli 5 anni.

Per l’antimafia è un segno chiaro della provenienza illecita di quei soldi. Giuseppe rimarrà poi l’anima economica della famiglia, insieme al fratello Gianluigi (46 anni, imputato di Aemilia), creatori dell’impero di società sequestrate per la confisca dall’antimafia: troppa la sperequazione tra quanto dichiarano e lo stile di vita. Ecco allora che nel 2014 scatta il provvedimento con il congelamento del patrimonio del Gruppo Sarcone, valutato 5 milioni di euro a quella data. Beni sequestrati tra immobili, società, auto e conti correnti: la maggior parte nel territorio di Reggio Emilia, da Bibbiano a via Plauto a Pieve Modolena, ma anche a Cutro e a Perugia. Un blitz effettuato dalla Dia di Firenze, con l’aiuto dei carabinieri di Reggio Emilia, nei confronti dei quattro fratelli Sarcone, perché già ritenuti affiliati alla ’ndrangheta calabrese. In realtà, la Dda di Bologna e l’Arma stavano già tracciando gli ultimi fili del crimine organizzato calabrese per arrivare quattro mesi dopo al blitz di Aemilia, culminato la notte del 28 gennaio 2015 con 110 arresti.

In pratica Giuseppe e Gianluigi si occupavano degli affari, mentre Nicolino era l’uomo cresciuto con i crimini di strada, quelli più efferati. Quello finora più defilato era appunto Carmine, fermato lunedì sera dalla Dda di Bologna, il più piccolo della covata ma sempre all’ombra dei fratelli, Nicolino in primis. Quest’ultimo ha sempre affermato di essere un imprenditore e un lavoratore, con imprese di edilizia che hanno portato alla costruzione dell’impero finito sotto sequestro. Nicolino era uscito dal carcere nel 2001 dopo l’operazione Scacco Matto, autore secondo le accuse di estorsioni e di emissione di fatture per operazioni inesistenti sotto l’egida di Grande Aracri. Una consorteria criminale messa in mano a Nicolino: «Il boss è proteso alla ricerca di un equilibrio precario tra l’esercizio sempre meno proficuo della violenza e la necessità di comprendere con minuziosa precisione i complessi e variegati mutamenti della società – viene riportato nella sua scheda di indagine – Ecco allora la crescente esigenza di personaggi in grado di percorrere questo arduo sentiero. Si tratta di quella schiera di soggetti che, spogliandosi dagli “indumenti” del rozzo e violento mafioso, vestono i panni dell’astuto e vanesio “imprenditore”. A questa schiera appartiene Nicolino Sarcone».

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