«Fumatrici, siete troppe»
La responsabile Ausl: «Alta incidenza sui tumori polmonari»
REGGIO EMILIA. Il vizio del fumo, che ha un’altissima incidenza nei casi di tumori ai polmoni, piace più alle donne che agli uomini. Se infatti la percentuale maschile di tabagisti resta ancora più alta, nel corso del tempo si è costantemente ridotta mentre, al contrario, il gentil sesso continua ancora a fumare, e lo fa molto più frequentemente.
A spiegare questo fenomeno è Annamaria Ferrari, responsabile del Programma interdipartimentale promozione della salute dell’Ausl e coordinatrice di molti progetti in Emilia-Romagna e in provincia contro questa piaga. «Mentre negli ultimi 30 anni si è ridotta negli uomini l’abitudine al fumo – racconta la dottoressa – e di conseguenza è calata anche la percentuale di tumori al polmone, purtroppo invece è dagli anni ’60 che le donne fumano sempre di più. Questo perché storicamente hanno visto questo vizio come un segno di emancipazione e oggi stiamo vivendo le conseguenze di quei comportamenti».
Il tumore al polmone, infatti, ha una gestazione molto lunga. «Impiega circa 20 anni per manifestarsi – prosegue la Ferrari – ed è uno dei motivi per cui è fra i più pericolosi». Attualmente in provincia di Reggio Emilia a fumare è il 26% della popolazione mentre, secondi i dati forniti dall’Ausl e aggiornati al 2014, sono stati 233 i casi di tumore al polmone fra le donne.
«Quasi tutti riconducibili al fumo – spiega ancora la responsabile – sempre a Reggio, inoltre, il 12% delle donne in gravidanza continua a far uso di sigarette, nonostante gli inviti delle ostetriche. Si tratta della percentuale più incallita ma spesso anche le fumatrici che smettono quando sono in dolce attesa, dopo l’allattamento ricominciano».
Per fortuna, però, sempre dai dati regionali in possesso dell’azienda sanitaria risulta che negli ultimi anni anche fra il gentil sesso si sta ottenendo una riduzione delle fumatrici. Anche se, precisa Ferrari, «fanno più fatica a smettere, in genere interrompono verso i 50 anni, mentre gli uomini attorno alla quarantina. Questo perché spesso hanno paura di prendere peso, e proseguono più a lungo».
Per combattere questo fenomeno in tutta la provincia sono stati attivati da anni molti progetti, dai laboratori didattici ai corsi di sensibilizzazione, fino agli aiuti offerti direttamente nei consultori o in ospedale. «Fondamentale – conclude infine la dottoressa – la collaborazione con le scuole. Spesso infatti ci si avvicina al fumo verso i 15 anni, per moda o per sentirsi accettati».
Leonardo Grilli
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