Stupro e stalking, ascoltati tre testi del pm
L’udienza per il 39enne di Boretto accusato dall’ex fidanzata è stata posticipata al 28 febbraio
BORETTO. È stata posticipata al 28 febbraio l’udienza per il 39enne di Boretto che deve rispondere di violenza sessuale, sequestro di persona, violenza privata, lesioni aggravate e stalking nei confronti della ex fidanzata, una 31enne. La vicenda risale a fine 2016.
In assenza di uno dei quattro testi del pm Maria Rita Pantani – l’ex maresciallo di Boretto, Nicola Fusella, che dal giugno scorso è stato trasferito all’Aquila – gli avvocati difensori Alessandra Bonini e Luigi Villani non hanno dato il consenso all’udienza dell’imputato. Il 39enne verrà ascoltato il 28 febbraio, quando in tribunale ci sarà anche il maresciallo, dunque come da prassi al termine delle deposizioni dei testi del pm.
Ieri, come primi tre testi del pm, sono stati ascoltati i genitori della donna, un automobilista che aveva visto i due litigare in strada e il cognato della 31enne, che ha raccontato di averla accompagnata una volta al lavoro su sua richiesta per paura che l’ex fidanzato la seguisse. La difesa presenterà anche i suoi testi.
Il processo a carico del 39enne di Boretto è iniziato il 20 dicembre 2017, davanti al collegio presieduto dal giudice Simone Medioli Devoto, con la testimonianza della 31enne, durata oltre 2 ore, protetta da un séparé per non incrociare lo sguardo con l’imputato. La donna non si è costituita parte civile, così, dopo la deposizione, non dovrà più tornare in aula e rivivere il suo calvario.
La vittima aveva risposto alle domande del pubblico ministero e poi si era sottoposta al controesame dei legali dell’imputato, raccontando nei dettagli la presunta violenza sessuale subita il 27 ottobre 2016. La 31enne aveva detto di trovarsi in casa del fidanzato che, dopo una lite, l’aveva trascinata in camera da letto e poi violentata. In quell’occasione l’uomo aveva chiuso la porta per impedirle di scappare. Era comunque riuscita ad andarsene e in ospedale le erano state diagnosticate ferite giudicate guaribili in 30 giorni. Dopo quell’episodio, la fidanzata aveva perdonato l’aggressore. I due erano tornati insieme fino a Natale, quando la donna era stata nuovamente picchiata: in quel caso la prognosi fu di 15 giorni.
A quel punto si era decisa a lasciare il fidanzato, ma lui la tempestava di messaggi e video. Le scriveva di amarla, per farla tornare sui suoi passi. Quando lei non rispondeva, lui insisteva. In un video inquietante, l’uomo bruciava una croce e se la attaccava al petto come punizione da autoinfliggersi, invocando Dio: «Dio dammi la forza. Io devo soffrire perché le ho fatto del male».
La vittima aveva denunciato tutto ai carabinieri. Il pm Pantani aveva chiesto il carcere, ma il gip si era limitato ai domiciliari. Il ricorso al Tribunale della libertà aveva consentito di mandare dietro le sbarre il 39enne, che si trova ancora detenuto. (m.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
