Reggio Emilia, la guerra della Stradale contro il cellulare alla guida
Il nuovo comandante della Stradale, Ettore Guidone, promette pugno di ferro: «Un’altissima incidenza sulla mortalità»
REGGIO EMILIA. È a Reggio Emilia da poco più di due settimane ma il commissario capo Ettore Guidone, nuovo comandante della polizia stradale, ha già le idee chiare su quali saranno gli obiettivi del suo mandato: contrastare la guida in stato di ebrezza o sotto effetto di stupefacenti, ridurre la velocità eccessiva su strada, sensibilizzare all’uso delle cinture di sicurezza e, soprattutto, abbattere l’utilizzo dello smartphone al volante: una vera e propria piaga degli ultimi anni, capace di mietere morti e feriti anche sul territorio reggiano.
Comandante, che impressione ha avuto dei reggiani in queste due settimane di incarico?
«Questa sezione ha svariate eccellenze. Mi ha molto colpito ad esempio l’attenzione particolare che c’è sui controlli negli autobus prima delle gite scolastiche, il personale ci mette molto impegno e i risultati ci sono stati. Basti pensare che in un anno abbiamo controllato 140 pullman e rilevato 100 violazioni, dalle piccole inefficienze ai problemi più rilevanti, un unicum in tutta l’Emilia-Romagna».
Il problema principale, però, resta l’uso del cellulare alla guida.
«Sì, e incrementeremo le attività di contrasto a questo fenomeno. Lo abbiamo già fatto, nel 2017 ad esempio abbiamo scoperto 900 automobilisti che stavano al volante utilizzando lo smartphone rispetto ai 659 dell’anno precedente. Questa è una pratica che ha un’alta incidenza sulla mortalità negli incidenti e non è un caso che anche il ministero stia spingendo molto su questo punto».
Cos’è che rende così pericolosa questa abitudine?
«Il fatto che se sei distratto alla guida non riesci a evitare i pericoli e magari salvarti la vita. Una chiave di lettura la forniscono ad esempio i dati parziali che abbiamo sul 2017, che indicano a livello nazionale un incremento della mortalità del 7,5% rispetto al 2016 nonostante ci sia stato un calo dei feriti. Questo vuol dire che gli incidenti sono più gravi perché, tendenzialmente, i conducenti non sono attenti e questo non può che essere riconducibile nella quasi totalità dei casi all’utilizzo dello smartphone».
Ma come si fa, nel concreto, a sanzionare chi utilizza il telefonino al volante?
«Quando interveniamo su un incidente è difficile punire questo tipo di comportamento scorretto perché, a meno che non si analizzino i tabulati telefonici, l’unico modo è cogliere in flagrante l’automobilista con il cellulare in mano. Questo vuol dire più pattuglie a controllare il territorio e, probabilmente, anche uomini in borghese come già fatto in passato».
Fra i vostri compiti, però, c’è anche quello di controllare il tratto autostradale che attraversa Reggio.
«Sì, noi lo facciamo in modo parziale coprendo quei turni che per mancanza di personale non riesce a svolgere Modena, dove è presente la sottosezione autostradale. In questo caso fondamentale per abbattere i morti su strada, obiettivo finale di tutta la nostra attività, è stato lo strumento del tutor che spinge i guidatori ad andare più piano. E lo confermano anche i dati: nel 2017 sul tratto di A1 reggiano ci sono stati 106 incidenti, 27 feriti e un morto rispetto ai 97 incidenti, 34 feriti e due morti del 2016».
Parlando sempre di strumenti, anche la Stradale reggiana soffre della mancanza di dotazioni?
«Rispetto ad altre realtà, non mi posso lamentare. Complessivamente abbiamo 73 uomini e, anche se chiaramente qualche agente in più farebbe sempre comodo, grazie a impegno e competenza ce la caviamo bene. Stessa cosa anche per le innovazioni tecnologiche, ad esempio questo è uno dei territorio in tutta la regione dove si compilano più verbali col tablet, pratica che accorcia di molti le tempistiche».
Insomma, a Reggio non manca proprio nulla?
«In realtà non abbiamo il “top crash”, uno strumento che tramite un sistema gps permette di ottenere la mappa di un incidente in tempo reale. Attualmente lo possiedono a Modena e Parma mentre noi facciamo ancora i rilievi alla vecchia maniera, questo accade perché quelle due sedi hanno la sottosezione autostradale e il ministero tende a dare precedenza a realtà di questo tipo. Ma, col tempo, arriverà anche da noi».
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