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Dopo le crisi Legacoop tende la mano

Dopo le crisi Legacoop tende la mano

Dalla colletta ai prestatori all’acquisto dei rami: la dura strada della risalita

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CORREGGIO. La cooperazione sta puntando forte sui workers buy out. Operazioni considerate una cartina di tornasole per Legacoop dopo i disastri in edilizia, perché hanno in loro il seme della rinascita del lavoro. Certo, come sanno bene dal quartier generale di Legacoop Emilia Ovest a Reggio Emilia, la strada è in salita e il recupero dei posti è marginale rispetto alle centinaia di posti persi solo nelle costruzioni dal 2012 a oggi. Nel 2016 Boorea è intervenuta finanziariamente a favore di due operazioni di workers buy out, quella che si è costituita intorno alla Fornace di Fosdondo di Correggio, e quella relativa alla Cooperativa Laboratorio Naven di Piacenza.

«Grazie a questi interventi, realizzati in partnership con altre imprese e società finanziarie cooperative, sono state gettate le basi affinché decine di lavoratori e impiegati conservino i loro posti di lavoro e due imprese, associate in forma cooperativa, abbiano la possibilità di affrontare con successo le nuove sfide dei rispettivi mercati» era la dichiarazione di Boorea, che sta valutando ulteriori progetti cooperativi di rilancio e nel 2017 ha aiutato i lavoratori della Methis di Campegine.

Non è semplice riallacciare il filo di storie che, come nella Fornace di Fosdondo, durano da un secolo. Oltre cinquant’anni fa, ai tempi della ricostruzione post bellica, l’antica fornace era dotata di un forno Hoffman di 14 camere, ha prodotto i mattoni che hanno dato forma alle case e ai palazzi di Reggio e dell’intera regione emiliana. Una tradizione industriale basata sul facciavista che nella Fornace di Fosdondo ha visto il suo emblema, finito poi in crisi insieme alla capogruppo Unieco. Legacoop ha impartito una svolta dopo la grande crisi, annunciando lo scorso novembre una maxi colletta da parte di 50 cooperative per restituire almeno il 25% del prestito sociale svanito dai conti di 1.500 soci delle coop reggiane Coopsette e Unieco, e della piacentina Indaco. Tre realtà storiche dell’edilizia, esplose negli anni del boom e schiacciate poi dai debiti, che hanno portato ai crac di Unieco e Coopsette. La prima aveva un prestito sociale di circa 10 milioni di euro, la seconda di 12 milioni di euro circa. (e.l.t.)

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